Whipping Boy in dieci canzoni

Whipping Boy in dieci canzoni

Per #PlaylistForDummies di questa settimana parliamo di uno dei migliori quanto più sconosciuti dischi degli anni Novanta: Heartworm dei Whipping Boy.

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I Whipping Boy nel 1991

Solo qualche giorno fa un ragazzo di 25 anni mi ha ricordato, semplicemente indossando una t-shirt, di una delle migliori e più sfigate band degli anni Novanta.

Ricordo che nel novembre 1995 il commesso del mio negozio di dischi preferito, mi disse: “Dovresti ascoltarli questi Whipping Boy, sono formidabili”. Io, stupidamente, non gli diedi retta.

I Whipping Boy in realtà erano in giro già da qualche tempo, dopo che il cantante aveva lavorato per qualche tempo a casa di Bono degli U2. Ai tempi della loro formazione, a fine anni ottanta, si chiamavano Lolita and The Whipping Boy. Quella Lolita era la chitarrista del gruppo, che abbandonò la band per farsi suora. Avete letto bene: una che si chiama Lolita che va a far la suora, sembra una barzelletta ma non lo è.

Comunque, ci vollero altri anni per farmi decidere, con il gruppo già diviso per altro, ad ascoltare Heartworm, il secondo album dei Whipping Boy, che seguiva Submarine, di tre anni prima, un discreto dischetto parecchio influenzato dal grunge (inevitabile, gli anni erano quelli). Ricordo ancora quando una ventina d’anni fa ascoltai per la prima volta Heartworm, con quella miscela tutta sua di indie rock, grunge e shoegaze come non si era mai sentita prima e che non si sentirà purtroppo mai più. Un album di dieci-canzoni-dieci tutte potenziali singoli: non un filler che sia uno, non un pezzo fiacco, nessuna canzone che non valga la pena mandare in ripetizione più e più volte. I testi, poi, che testi: malinconiche storie d’amore senza speranza.

A 26 anni dalla sua pubblicazione, Heartworm rimane un capolavoro, incompreso allora, capito un po’ di più ora ma che nonostante tutto non è mai riuscito a diventare un ascolto imprescindibile per capire gli anni Novanta, purtroppo.

Dopo questo disco i Whipping Boy, da grandi fan dei Velvet Underground, invece che andare dalla loro Irlanda in America, come all’epoca fecero in tanti (che poi riuscirono a sfondare, prima in USA, poi nel vecchio continente), decisero di supportare il loro eroe Lou Reed in un disastroso tour europeo, dove non furono capiti né dai fan di Lou, né riuscirono a diventare un minimo più conosciuti. La fine arrivò dopo solo qualche anno, con l’auto pubblicazione del loro terzo e finale disco, omonimo, che nulla aggiungeva a quello che il gruppo aveva già detto in Heartworm.

Se non l’hai mai sentito, è forse proprio questo il momento per dare un ascolto ad uno dei migliori e più sconosciuti dischi degli anni Novanta. E questa volta per #PlaylistForDummies facciamo un’eccezione, non andando a creare una playlist con le dieci migliori canzoni, ma proponendo semplicemente le dieci canzoni di Heartworm, degne rappresentati del meglio che il gruppo ha inciso nella sua breve ma intensa carriera.

A proposito, quel ragazzo che indossava la t-shirt è il cantante dei Fontaines D.C., Grian Chatten, che nel recente concerto del gruppo a Parma ha indossato per tutto il tempo proprio una t-shirt dei Whipping Boy. E ora come allora, il commesso del negozio di dischi aveva proprio ragione, “questi Whipping Boy sono formidabili”.

P.S. Sul sito ufficiale dei Whipping Boy trovate la versione deluxe in CD di Heartworm, il vinile e una bellissima t-shirt del gruppo.

Grian Chatten dei Fontaines D.C. dal vivo a Parma - 6/11/2021 - Foto di Henry Ruggeri

Grian Chatten dei Fontaines D.C. dal vivo a Parma – 6/11/2021 – Foto di Henry Ruggeri

Luca Villa

Small my table, sits just three. Nasce nel 1980 a Reggio Emilia. Crea pearljamonline.it nel 2001 e scrive la prima edizione di “Pearl Jam Evolution” nel 2009 insieme alla moglie Daria. Collabora con barracudastyle.com, hvsr.net e rockol.it, ha collaborato con Rolling Stone e Il Fatto Quotidiano. Continua imperterrito a tentare di trovare “belle melodie che dicono cose terribili”.