Vitalogy: le dieci curiosità sul terzo album dei Pearl Jam che (forse) non conosci

Vitalogy: le dieci curiosità sul terzo album dei Pearl Jam che (forse) non conosci

Con ben due settimane d’anticipo rispetto al CD e alla musicassetta, il 22 novembre 1994 veniva pubblicato in vinile il terzo album dei Pearl Jam, il leggendario Vitalogy. Oggi andiamo a scoprire dieci curiosità su questo disco che (forse) non conosci.

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Una magnifica foto tratta dal booklet di Vitalogy

1. Il titolo alternativo di Vitalogy è Life. Nelle note interne di tutte e tre i singoli che sono stati estratti da questo disco, Spin The Black Circle, Not For You e Immortality, viene infatti riportato “Questa canzone è tratta dal disco Life”.

2. Nella versione originale del disco, presentata alla casa discografica il 27 maggio 1994, le canzoni Pry, To, Aye DavanitaHey Foxymophandlemama, That’s Me non erano presenti. Al loro posto era presente Hard To Imagine, nella versione che sarà poi pubblicata nel 1998 all’interno della colonna sonora del film Chicago Cab.

3. Per Vitalogy, il gruppo pubblicò quasi tutto quello che incise. Si mormora che Angel e Alone – la prima un singolo natalizio regalato ai membri del Ten Club, la seconda il lato B del singolo Go – furono registrate da tutto il gruppo per questo album, ma poi accantonate. African Groove era invece il titolo originale di Aye Davanita.

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Un dettaglio del booklet di Vitalogy

4. Vitalogy è il primo album del gruppo a non essere registrato in un unico studio, cosa che invece successe sia per Ten (registrato al London Bridge Studio di Seattle) e Vs. (inciso al The Site, a Nicasio, in California). Il terzo disco in studio del gruppo è invece stato registrato tra il 1993 e l’inizio del 1994 presso i seguenti studi: Bad Animals di Seattle, Southern Tracks e Dopplet di Atlanta e Kingsway di New Orleans.

5. In Vitalogy appaiono ben tre batteristi diversi. Dave Abbruzzese è il batterista che ha suonato in quasi tutte le canzoni del disco, ad eccezione di Satan’s Bed, dove appare il tecnico della batteria di Dave, Jimmy Shoaf, e di Hey Foxymophandlemama, That’s Me, pezzo nel quale dietro alle pelli c’è niente meno che Jack Irons, che avrebbe poi militato nei Pearl Jam fino al 1998.

6. Nei mesi seguenti il licenziamento di Abbruzzese, ogni componente dei Pearl Jam provò con il resto del gruppo un batterista di propria scelta. Stone propose Josh Freese, Mike McCready Chris Friel (che già compariva nei demo dei Mookie Blaylock del 1990), Eddie portò Jack Irons (che poi fu scelto come batterista della formazione) mentre Jeff Ament indicò Richard Stuverud come ideale successore di Dave. Esiste un demo di Nothingman, inserito nella versione deluxe di Vitalogy, registrato da Eddie e Jeff proprio insieme a Stuverud.

7. Anni dopo la sua pubblicazione, Stone Gossard rivelò che quasi tutte le canzoni del disco furono scritte venti minuti prima di essere registrate.

8. Nel 1994, i componenti del gruppo non riuscivano più nemmeno a dialogare, Stone si fece da parte e le decisioni iniziarono a essere prese da Vedder. Proprio in questo periodo, McCready andò in clinica per disintossicarsi.

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I Pearl Jam nel 1994 a bordo del loro tour bus

9. Curiosamente due dei pezzi più conosciuti e amati dai fan dei Pearl Jam, Corduroy e Better Man, non sono mai usciti come singoli. Entrambe le canzoni sono comunque incluse nel best of del gruppo, intitolato Rearviewmirror: Greatest Hits 1991-2003 e pubblicato nel 2004.

10. Come già riportato, non esistono molte outtakes dell’era di Vitalogy. Due interessanti versioni alternative di Corduroy e Better Man sono però incluse nella Legacy Edition dell’album pubblicata nel 2011. La prima è una take diversa rispetto a quella inclusa nell’album, più ruvida e grezza, mentre la seconda è un’intensa versione solo voce e organo.

Luca Villa

Small my table, sits just three. Nasce nel 1980 a Reggio Emilia. Crea pearljamonline.it nel 2001 e scrive la prima edizione di “Pearl Jam Evolution” nel 2009 insieme alla moglie Daria. Collabora con barracudastyle.com, hvsr.net e rockol.it, ha collaborato con Rolling Stone e Il Fatto Quotidiano. Continua imperterrito a tentare di trovare “belle melodie che dicono cose terribili”.