Tutti gli album dei Soundgarden, dal peggiore al migliore

Tutti gli album dei Soundgarden, dal peggiore al migliore

Dal 1987 al 2012 i Soundgarden hanno pubblicato sei dischi in studio, due album dal vivo, diversi memorabili EP (il migliore rimane quello d’esordio, il leggendario Screaming Life) e alcune compilation (quella davvero imperdibile è soltanto una, Echo of Miles: Scattered Tracks Across the Path, che contiene un sacco di rarità e b-side).

Sottolineando il fatto che nessuna delle loro prove in studio è mai andata sotto la sufficienza, quali sono i migliori e i “peggiori” dischi del gruppo? Proviamo ad elencarli.

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sg (2)6. ULTRAMEGA OK (1988)

Dopo aver pubblicato il leggendario Screaming Life EP e nello stesso anno dell’uscita del loro secondo EP, il meno riuscito Fopp, la SST Records fa arrivare nei negozi di dischi il disco dei debutto dei Soundgarden. A fianco di alcune delle migliori canzoni del loro repertorio (Incessant Mace, Beyond the Wheel) ce ne sono alcune che girano un po’ a vuoto. Lo mettiamo in fondo a questa lista solo perché è una prova ancora acerba, nella quale il gruppo non riesce a mostrare in pieno tutto quello di cui è capace.

 

sg (4)5. KING ANIMAL (2012)

Dopo il break negli anni novanta, il disco della reunion del gruppo è in grado di convincere pur senza far gridare al miracolo. Il meglio di questo disco non è tanto da trovare nei singoli estratti (Been Away Too Long, By Crooked Steps), ma piuttosto nella doppietta A Thousand Days Before / Blood On The Valley Floor quanto nei mid tempo più tenebrosi, come Bones of Birds e Black Saturday. Avercene di dischi così.

 

sg (1)4. LOUDER THAN LOVE (1989)

Il secondo, imponente, disco in studio del gruppo è quello che fa ben capire quanto il gruppo possa offrire, tra pesantissimi riff che possono ricordare i Black Sabbath o i Led Zeppelin più duri e una delle più belle che il rock ricordi. Nonostante in molti lo considerano meno riuscito del loro esordio, è invece questo il lavoro che proietta i Soundgarden nel loro futuro percorso musicale, quello per il quale diventeranno una delle più apprezzate band degli anni novanta (e non solo).

 

sg (5)3. BADMOTORFINGER (1991)

Un classico. Di sicuro il disco al quale tutti pensano quando si parla dei Soungarden, ma come tutti i classici ha qualcosa che lo rende imperfetto. Forse è la produzione, che non convince del tutto e che rende il suono del complesso troppo pulito, forse sono i suoni, troppo ancora metal e poco fangosi, ciò nonostante in Badmotorfinger ci sono alcuni degli indiscussi classici del gruppo, canzoni che saranno ricordate anche tra cent’anni come Rusty Cage, Outshined e Jesus Christ Pose. Da non sottovalutare il secondo lato, senza alcuna vera hit ma con alcune delle più belle canzoni del repertorio dei nostri, come Mind Riot e New Damage.

 

sg (3)2. DOWN ON THE UPSIDE (1996)

Se Down On The Upside non è sul podio è solamente perché solo due anni prima il gruppo aveva inciso un certo disco… L’ultimo lavoro in studio del gruppo prima del break up del 1997 è eccezionale, anche se clamorosamente sottovalutato dai fan del gruppo. Tra ballate apocalittiche, tra le quali svetta Blow Up The Outside World, pezzi tiratissimi (Ty Cobb, No Attention) e tracce psichedeliche – Tighter & Tighter, Overfloater e la finale, commovente, Boot Camp – uno dei migliori dischi di sempre dei Soungarden. Punto e a capo.

 

sg (1)1. SUPERUNKNOWN (1994)

In cima a questa lista non ci poteva essere altro che Superunknown, non solamente il miglior disco dei Soundgarden ma uno dei lavori più intensi, oscuri e importanti degli anni Novanta. Non c’è praticamente nulla fuori posto, dall’iniziale, coinvolgente, Let Me Drown alla conclusiva Like Suicide, il vero capolavoro del quartetto, passando per Fell on Black Days, Mailman, 4th of July e si potrebbe continuare citando quasi ogni pezzo presente nella tracklist. Poi, certo, c’è anche lei, la canzone più famosa del gruppo…

Luca Villa

Small my table, sits just three. Nasce nel 1980 a Reggio Emilia. Crea pearljamonline.it nel 2001 e scrive la prima edizione di “Pearl Jam Evolution” nel 2009 insieme alla moglie Daria. Collabora con barracudastyle.com, hvsr.net e rockol.it, ha collaborato con Rolling Stone e Il Fatto Quotidiano. Continua imperterrito a tentare di trovare “belle melodie che dicono cose terribili”.