Tutti gli album dei Foo Fighters, dal peggiore al migliore

Tutti gli album dei Foo Fighters, dal peggiore al migliore

Passati i venticinque anni di carriera e ad un soffio dall’entrata nella Rock and Roll Hall of Fame, andiamo a classificare i dischi del gruppo di Dave Grohl, dal peggiore al migliore.

Se non ci fosse stata la pandemia di mezzo, l’anno scorso i Foo Fighters avrebbero celebrato i venticinque anni passati dalla pubblicazione del loro album di debutto in giro per il mondo. Come ben sappiamo, non è andata così. Proprio nel mentre che il gruppo si sta preparando per tornare ad esibirsi dal vivo e ad entrare nella classe 2021 della Rock and Roll Hall of Fame, andiamo a classificare i loro album dal peggiore al migliore, proprio come abbiamo fatto qualche settimana fa con i leggendari Soundgarden.

 

1010. Concrete and Gold (2017)

Il nono album in studio del gruppo di Dave Grohl è il disco meno riuscito dato alle stampe in oltre venticinque anni di carriera del gruppo. Eccessivamente lungo, quello in cui il disco fallisce miseramente è di non riuscire ad avere nemmeno un singolo degno di nota dei Foo Fighters. Concrete and Gold è decisamente il passo falso della discografia del gruppo. Deludente.

 

99. Echoes, Silence, Patience & Grace (2007)

Un album che raggiunge per un pelo la sufficienza e che contiene un paio di buone canzoni (Long Road To Ruin, But, Honestly) e un classico della band, The Pretender. Il resto è abbastanza confusionario e ci sono troppi filler, canzoni che probabilmente nemmeno il gruppo si ricorda di aver inciso. Sbiadito.

 

88. Medicine at Midnight (2021)

L’album più recente dei Foo Fighters è un disco riuscito, non paragonabile con altri lavori del complesso ma interessante quanto basta. Il primo singolo, Shame, Shame, aveva lasciato presagire un cambio di rotta nel suono del gruppo, cambio che in definitiva non ci è stato, ma in fondo va bene così. Sono i Foo Fighters, prendere o lasciare. Divertente.

 

77. One by One (2002)

One By One è stato un disco molto tribolato, reinciso più volte, con varie canzoni accantonate per scriverne di nuove. Un disco molto diretto e dai suoni veramente pesanti, forse il più heavy mai inciso dal gruppo di Dave Grohl. Il lato A è quello che funziona meglio, con due classici – All My Life e Times Like These – e varie canzoni da ricordare (Low, Have It All). Potente.

 

66. In Your Honor (2005)

Con In Your Honor i Foo Fighters decidono di percorrere la strada del doppio album, cosa che non succede molto spesso nel rock degli ultimi quarant’anni, e pubblicano un lavoro pieno di bellissime canzoni intramezzate da brani da dimenticare. Se il gruppo avesse deciso di includere solo i pezzi migliori, ora staremmo gridando al miracolo. Non è andata così. L’occasione mancata.

 

55. There Is Nothing Left to Lose (1999)

There Is Nothing Left to Lose è sicuramente l’album più sottovalutato dei Foo Fighters, nonostante ci siano alcune delle canzoni più note della discografia dei nostri. Stacked Actors, Breakout, la famosa Learn To Fly, Generator e Aurora, ovvero il pezzo preferito di Dave Grohl del suo gruppo, sono tutte contenute nel lato A e rappresentano una sequenza di canzoni una migliore dell’altra. Nel secondo lato c’è qualche traccia più debole ma è nella sua interezza che il terzo lavoro in studio dei FF convince. Splendido.

 

44. Sonic Highways (2014)

Il gruppo decide una cosa mai provata prima e con l’obiettivo di trovare l’ispirazione per scrivere l’album, si reca in otto città americane scrivendo una canzone a città visitata. Viene anche realizzata una docuserie omonima che spiega ancora più nel dettaglio come certi paesi abbiano influenzato la stesura delle canzoni presenti in Sonic Highways. E alla fine del disco c’è pure lei, I Am A River, forse la miglior canzone mai composta dai Foo Fighters. Monumentale.

 

33. Wasting Light (2011)

Dopo lo sbiadito Echoes, Silence, Patience & Grace, qualcuno poteva legittimamente pensare che la verve creativa del gruppo se ne fosse andata per sempre. Invece, complice la reunion con Butch Vig (Grohl e il produttore non avevano più collaborato dai tempi di Nevermind) e il ritorno di Pat Smear, i Foo Fighters incidono uno dei loro migliori dischi di sempre. Wasting Light è un lavoro riuscito, dalla prima all’ultima nota. Eccezionale.

 

22. Foo Fighters (1995)

Il debutto dei Foo Fighters, tutto inciso da Dave Grohl che si occupa di suonare ogni strumento, rappresenta l’inizio della storia dei Foo Fighters. Il ritorno in musica di Dave, dopo la fine dei Nirvana, non poteva essere migliore tra suoni quasi hardcore (Weenie Beenie, Wattershed), perfette canzoni pop (Big Me) e alcune delle migliori tracce scritte da Grohl in tutta la sua carriera come Alone + Easy Target e This Is A Call. Pure le b-side dei singoli estratti da questo disco sono imperdibili: segnatevi Podunk e Winnebago, tanto per iniziare. Clamoroso.

 

11. The Colour and the Shape (1997)

Nonostante il mio disco preferito dei Foo Fighters rimanga il loro debutto, è innegabile che sia il loro secondo, The Colour and the Shape, ad essere la miglior prova incisa ad ora dal gruppo. Un disco fondamentale non solo per il futuro del complesso, ma anche per il rock di metà anni novanta che proprio grazie a questa sequenze di canzoni troverà nei Foo Fighters una delle migliori rock band degli ultimi venticinque anni. Classico.

 


ff

 
Luca Villa

Small my table, sits just three. Nasce nel 1980 a Reggio Emilia. Crea pearljamonline.it nel 2001 e scrive la prima edizione di “Pearl Jam Evolution” nel 2009 insieme alla moglie Daria. Collabora con barracudastyle.com, hvsr.net e rockol.it, ha collaborato con Rolling Stone e Il Fatto Quotidiano. Continua imperterrito a tentare di trovare “belle melodie che dicono cose terribili”.