Recensione – Trainwreck: Woodstock ’99

Recensione – Trainwreck: Woodstock ’99

La recensione a cura di Luca Villa di Trainwreck: Woodstock ’99, il documentario dedicato alla fallimentare edizione del 1999 di Woodstock, in esclusiva su Netflix dal 3 agosto.

Woodstock '99, tra caos, rabbia e distruzione totale

Woodstock ’99, tra caos, rabbia e distruzione totale

E’ disponibile da mercoledì 3 agosto in esclusiva su Netflix un documentario incentrato sulla disastrosa (e ultima edizione) dell’iconico festival di Woodstock.

Diviso in tre parti che durano mediamente una cinquantina di minuti ognuna, Trainwreck: Woodstock ’99 riflette su tutto quello che ha portato non solo alla peggiore edizione di sempre di Woodstock, ma a uno dei più disastrosi festival di sempre del mondo della musica.

La storia del primo, iconico quanto memorabile, Woodstock è ben nota. Un festival di tre giorni svolto a Bethel, una piccola città rurale nello stato di New York, dal 15 al 18 agosto del 1969, all’apice della diffusione della cultura hippie, con circa mezzo milione di spettatori. 25 anni dopo si tenne Woodstock ’94 che grazie ad alcune leggendarie esibizioni di band come Nine Inch Nails e Red Hot Chili Peppers, riuscì a convincere anche diversi scettici.

Per commemorare i 30 anni dalla “prima volta”, Michael Lang, l’organizzatore della prima edizione, cercò di chiamare alcuni nomi leggendari della storica edizione del 1969, incassando sin da subito diversi no. Non pago, insieme a parecchia gente che non era minimamente interessata né alla musica né ad alcun messaggio da dare alle giovani generazioni, scelse una location a dir poco infelice, ovvero un’ex base aeronautica militare – tutta asfalto e senza alcuna ombra – situata a Rome, New York. E questi furono solo i primi problemi che iniziarono a presentarsi ben un anno prima che l’edizione 1999 aprisse le porte alle oltre 250.000 persone accorse, per lo più giovani strafatti, incazzati e accaldati (in quei giorni la temperatura spesso sforava i 40 gradi).

Trainwreck: Woodstock ’99 analizza in modo dettagliato, anche grazie a parecchi filmati d’epoca amatoriali, tutti gli (enormi) errori che gli organizzatori del festival fecero, portando alla pura anarchia dell’ultima giornata che si tradusse in numerosi stupri, parti della location incendiate grazie a candele distribuite gratuitamente a tutti i presenti (no spoiler, il perché lo scoprirete solo guardano questo documentario), macchine e furgoni distrutti e incendiati in mezzo alla folla e tante altre cose pazzesche quanto paurose.

Quanto una location e una line up sbagliata, unita ad un caldo terrificante e a prezzi folli per acquistare bottigliette d’acqua “salva vita” può pregiudicare un festival musicale? E’ tutto raccontato in Trainwreck: Woodstock ’99, imperdibile docu-serie consigliata non solo agli amanti dei concerti e della musica, ma più in generale a chi è solito partecipare a grandi eventi.

Il documentario musicale più imperdibile di questa torrida estate è disponibile su Netflix.

LUCA VILLA

Small my table, sits just three.

Nasce nel 1980 a Reggio Emilia. Crea pearljamonline.it nel 2001 e scrive la prima edizione di “Pearl Jam Evolution” nel 2009 insieme alla moglie Daria. Collabora con barracudastyle.com, hvsr.net e rockol.it, ha collaborato con Rolling Stone e Il Fatto Quotidiano. Continua imperterrito a tentare di trovare “belle melodie che dicono cose terribili”.