Mark Lanegan in venti canzoni

Mark Lanegan in venti canzoni

Per Playlist For Dummies di questa settimana abbiamo fatto un’eccezione perché per tentare di spiegare Mark Lanegan non ci sono bastate le “solite dieci canzoni”. Per il cantante di Ellensburg ne abbiamo infatti selezionato ben venti, tutte tratte dalla sua produzione solista.

Did you call for the night porter?

Mark Lanegan fotografato dal grande Steve Gullick

Mark Lanegan fotografato dal grande Steve Gullick

Tentare di spiegare Mark Lanegan in dieci canzoni, come sempre facciamo, è semplicemente impossibile. Pensare di farlo con venti, forse, è qualcosa di già più accettabile.

Non solo la voce degli Screaming Trees (di loro ne avevamo scritto qui), ma anche componente dei Queens of The Stone Age e dei Twilight Singers (con l’amico Greg Dulli, insieme al quale ha pure messo in piedi i granitici Gutter Twins). Poi ancora le mille collaborazioni in cui si è infilato. Con Isobel Campbell dei Belle And Sebastian (i primi due album sono davvero imperdibili), ma anche con gente come Soulsavers, Duke Garwood, Unkle e tanti, tanti altri.

Al centro di tutto, sin dall’inizio, c’è sempre stata la sua voce. Profonda e tenebrosa, l’unica in grado di competere con quelle di mostri sacri come Tom Waits e Nick Cave, ma anche con quella di Leonard Cohen. Di lui si è detto tutto e il contrario di tutto. Intimo amico di Kurt Cobain (il leader dei Nirvana poco prima di farla finita scrisse due canzoni, una dedicata a uno dei suoi eroi, Iggy Pop, l’altra proprio a Lanegan) e di Layne Staley (con cui collaborò nei Mad Season, insieme a Mike McCready dei Pearl Jam). Non solo, di attestati di stima ce ne sono a non finire. “La miglior voce del Nord-Ovest” ha detto Eddie Vedder solamente due anni fa durante un suo concerto solista, “Uno dei cantanti migliori di sempre” ha dichiarato Dave Gahan dei Depeche Mode.

Quello che è sicuro è che la sua voce ha sempre trovato la sua ideale collocazione nei suoi lavori solisti. Dai primi lavori, quelli più acustici e riflessivi – The Winding Sheet (dove compaiono anche Cobain e Novoselic dei Nirvana) e Whiskey for the Holy Ghost (l’apice creativo della sua prima produzione) – fino ad arrivare a due autentici capolavori di cantautorato americano come tuttora rimangono Scraps at Midnight e Field Songs. Poi i dischi di cover, dal primo, indimenticabile, I’ll Take Care of You fino ad arrivare al più recente Imitations dove Lanegan ha tributato tutti i suoi eroi musicali (dai Jeffrey Lee Pierce dei Gun Club a Fred Neil, passando per Nick Cave e John Cale).

Poi nel 2004, con la pubblicazione di Bubblegum, la vera pietra miliare della sua carriera solista, spartiacque tra gli anni Novanta e tutto quello che Mark ha inciso negli ultimi quindici anni, il nostro ha iniziato a mutare. Non più chitarre acide e blues, ma molta elettronica con un occhio di riguardo sempre rivolto a certo krautrock. Questa seconda parte di carriera parte con il memorabile Blues Funeral per poi continuare con i discreti Phantom Radio e Somebody’s Knocking, senza dimenticare l’oscuro Gargoyle e l’autobiografico Straight Songs of Sorrow, opera ispirata alla sua lacerante autobiografia intitolata Sing Backwards and Weep (clicca qui per leggere la nostra recensione).

Non è finita qui, perché siamo sicuri che la carriera di Lanegan, sempre ai margini e in costante movimento, riuscirà a stupirci ancora una volta nei tempi a venire. Perché artisti come lui, così talentuosi ma anche imprevedibili, ce ne sono stati e ce ne sono davvero pochi.

Did they call for the night porter?
And smell the blood, blood runnin’ warm
Well, I’ve been waitin’ at this frozen border
So close you could hit it with a stone

Luca Villa

Small my table, sits just three. Nasce nel 1980 a Reggio Emilia. Crea pearljamonline.it nel 2001 e scrive la prima edizione di “Pearl Jam Evolution” nel 2009 insieme alla moglie Daria. Collabora con barracudastyle.com, hvsr.net e rockol.it, ha collaborato con Rolling Stone e Il Fatto Quotidiano. Continua imperterrito a tentare di trovare “belle melodie che dicono cose terribili”.