LIVE REPORT: Guns N’ Roses dal vivo allo Stadio San Siro di Milano

LIVE REPORT: Guns N’ Roses dal vivo allo Stadio San Siro di Milano

Il live report di Luca Villa del leggendario concerto dei Guns N’ Roses nell’altrettanto leggendario Stadio San Siro di Milano di domenica 10 luglio 2022.

You know where you are? You’re in the jungle baby. You’re gonna die! 

Foto: Katarina Benzova (per gentile concessione di Live Nation)

Foto: Katarina Benzova (per gentile concessione di Live Nation)

Prima di un concerto dei Guns N’ Roses, le domande sono sempre le stesse. Axl ce la farà con la voce? Slash e Duff saranno in forma? Gli altri componenti del gruppo riusciranno a sopperire alla mancanza dei vari Izzy, Matt e compagnia bella? Ma soprattutto, Axl sarà ancora in sovrappeso come l’ultima volta?

Tutte domande che dopo la straordinaria performance del gruppo al leggendario Stadio San Siro dovrebbero essere accantonate, speriamo per sempre. Preceduti dai discreti Dirty Honey e dall’ottimo Gary Clark Jr., alle 20:00 spaccate, più precisi di un orologio svizzero (questo sì che fa sorridere, ricordando i famosi ritardi negli anni ’90) e introdotti dalla celebre frase “You wanted the best. Well they didn’t fuckin’ make it! So here’s what you get. From Hollywood. Guns N’ Roses” il gruppo arriva sul palco tra applausi e un boato come raramente si sente anche in grandi eventi come questo.

Attaccano subito con le adrenaliniche It’s So Easy e Mr. Brownstone, seguite da diverse cover (come l’inaspettata Walk All Over You degli AC/DC e Slither dei Velvet Revolver) e da canzoni tratte da tutti i loro dischi, compresi il loro primo EP (Live ?!*@ Like a Suicide, da cui viene ripescata la veloce Rekless Life e Chinese Democracy, dal quale il gruppo decide di suonare l’aggressiva title track, posta come terzo pezzo della setlist della serata).

Dopo alcuni brani, appare tutto chiaro: laddove Axl Rose potrebbe far fatica con la voce, arriva Slash a dargli man forte, dove invece il chitarrista potrebbe risultare (per alcuni) un pelo troppo virtuoso, c’è Duff McKagan, da sempre il lato punk del gruppo, che riporta tutto ad una dimensione più stradaiola e rock ‘n’ roll. Impossibile non notare l’altro grande chitarrista del gruppo, ovvero Richard Fortus, al fianco di Axl da ben vent’anni, il potentissimo Frank Ferrer alla batteria, la giovane ma brava Melissa Reese (che si occupa di synth, tastiere e cori) e il mitico Dizzy Reed, tastierista della band dall’ormai lontanissimo 1991, sempre pronto ad abbellire ulteriormente la resa dal vivo delle canzoni proposte.

Il poster ufficiale del concerto dei Guns N' Roses a San Siro

Il poster ufficiale del concerto dei Guns N’ Roses a San Siro

Quello che segue è un concerto partito senz’altro con il piede giusto ma che più va avanti, più riesce a convincere anche l’ultimo spettatore seduto nell’ultimo, minuscolo, seggiolino del terzo anello dello stadio. La sinergia del gruppo è evidente, così come l’alchimia che riesce ancora a legare dopo tutti questi anni (e dopo tutto quello che è successo nel mezzo) i tre Gunners più osannati e amati dalla folla.

Axl non sarà più quello di trent’anni fa, come d’altronde non lo siete nemmeno voi, ma scorrazza incessantemente su e giù per il palco, convincendo sia nei pezzi più tirati – come in Welcome to the Jungle o nella veloce You Could Be Mine ma anche nelle nuove tracce, la diabolica Absurd e la viscerale Hard Skool – sia in quelli più lunghi e intimi come Estranged, la miglior canzone (per chi scrive) di sempre del gruppo, il loro puro apice creativo.

Tutto qui? Nemmeno per scherzo.

Come si diceva poco prima, più il concerto va avanti (e andrà avanti per parecchio tempo, più precisamente per 3 ore tonde), più il gruppo si scalda riuscendo a sbalordire per davvero tutti i presenti. Se Live and Let Die è colossale come ai bei vecchi tempi del tour di Use Your Illusion, Rocket Queen mette invece ben in risalto le capacità tecniche di tutti i componenti della formazione attuale del gruppo.

Si continua con Civil War, con tanto di t-shirt indossata da Axl e bandiere dell’Ucraina proiettate sui maxi schermi, uno dei momenti più alti di tutto lo spettacolo, e con Duff che si riserva un momento tutto suo al microfono per cantare una riuscita versione del classico I Wanna Be Your Dog degli Stooges, la prima band di sua maestà Iggy Pop (incisa per The Spaghetti Incident? ma lasciata a prendere polvere in un qualche cassetto ancora chiuso). Slash non è da meno, senz’altro il più applaudito dei tre, e riesce a marchiare a fuoco l’outro di Civil War con le note di Machine Gun di Jimi Hendrix e a esibirsi, in coda, in un lungo assolo seguito da un’inevitabile (e meritatissimo) marea di applausi.

Avviandosi verso la fine del main set, i Guns non si tirano di certo indietro, andando ad anellare una serie di canzoni in grado di mandare definitivamente a tappeto tutto il pubblico dello stadio. Da Sweet Child O’Mine (che canta pure il ragazzo che vende le birre) a un maestosa versione di November Rain, che riesce a far commuovere un po’ tutti, dalla ormai leggendaria cover di Bob Dylan Knockin’ on Heaven’s Door fino ad arrivare a Nightrain (c’è ancora qualcuno che si ostina a dire che Axl non abbia più voce?) che chiude dopo 2 ore e 20 minuti il set principale del concerto. Stupisce poi che anche le canzoni meno conosciute suonate nel main set riescano a risultare convincenti al 100%, come per esempio un’evocativa cover della storica Wichita Lineman e una sentita e trascinante Better, tratta da Chinese Democracy.

Tempo di una mezza sigaretta e Duff, Slash e Richard sono nuovamente sul palco. Seduti sulla pedana della batteria, suonano in acustico una struggente versione di Blackbird dei Beatles, seguita dalla storica Patience, dalla classica Don’t Cry (altra vetta del concerto) e dalla memorabile Paradise City, perfetta conclusione di un concerto già entrato nella leggenda dei tanti, tantissimi suonati a San Siro.

Dopo tutti i litigi, la reale possibilità di non vederli mai più insieme, l’improvvisa reunion di sei anni fa che ha scombinato tutte le carte in tavola (e tutte le nostre certezze), i Guns N’ Roses a oggi rimangono una di quella dozzina di grandi, grandissime rock band da non lasciarsi sfuggire dal vivo per nessuno motivo e lo spettacolo del gruppo a San Siro ne è stata la più diretta conferma.

SETLIST

It’s So Easy
Mr. Brownstone
Chinese Democracy
Rumble (Link Wray) [Strumentale]
Welcome to the Jungle
Slither (Velvet Revolver)
Double Talkin’ Jive
Walk All Over You (AC/DC)
Reckless Life
Estranged
Live and Let Die (Paul & Linda McCartney)
Rocket Queen
You Could Be Mine
I Wanna Be Your Dog (The Stooges)
Absurd
Hard Skool
Civil War/ Machine Gun (Jimi Hendrix) [Strumentale]
Slash Guitar Solo
Sweet Child o’ Mine
Better
November Rain
Wichita Lineman (Jimmy Webb)
Only Women Bleed (Alice Cooper) [Strumentale]
Knockin’ on Heaven’s Door (Bob Dylan)
Nightrain

ENCORE

Blackbird (The Beatles) [Strumentale]
Patience
Don’t Cry
Paradise City

gnr 2022

LUCA VILLA

Small my table, sits just three.

Nasce nel 1980 a Reggio Emilia. Crea pearljamonline.it nel 2001 e scrive la prima edizione di “Pearl Jam Evolution” nel 2009 insieme alla moglie Daria. Collabora con barracudastyle.com, hvsr.net e rockol.it, ha collaborato con Rolling Stone e Il Fatto Quotidiano. Continua imperterrito a tentare di trovare “belle melodie che dicono cose terribili”.