Il sogno di un hippie ideale

Il sogno di un hippie ideale
zio neil planet earthHo avuto la fortuna di essere nato in un’epoca dove per ascoltare la musica si doveva andare bar con il jukebox, o attraverso l’ascolto storipiato dei vinili che usciva dall mangiadischi “Penny” di mio padre.
Sono nato e cresciuto nell’epoca dove il vinile stava incominciando a scomparire, da li a qualche anno le prime audiocassette e la digitalizzazione della musica, avrebbe rovinato la poesia.
Per apprezzare la musica moderna mi hanno sempre insegnato che prima di tutto bisogna incominciare dalle radici che hanno portato al successo i mei gruppi preferiti.
Devo dire grazie a mio papà che mi ha cresciuto a pane e Zeppelin, e con il tempo sono riuscito a recuparare tutto per chiudere il cerchio, grazie anche alle tecnologie moderne.
Uno degli artefici è di sicuro Neil Young.
Leggendo il suo libro “il sogno di un hippie” ho trovato molti aneddoti incredibili, dalla sua passione per i modellini dei treni, alla passione per le macchine e naturalmente per le belle donne.
La musica è il tema dominante con i suoi svariati progetti paralleli come Pure tone.
Questo progetto del cantante canadese vuole riportare alle origini il suono puro del master originale che esce dallo studio discografico, ma in versione digitale, poichè secondo lui con  l’MP3 si riesce a sentire solo il 5% del reale potenziale del suono.
Un progetto molto ambizioso che è tornato alla ribalta in queste settimane visto che lo “zio Neil” ha presentato al SXSW (South by Southwest ) di Austin Texas il primo lettore musicale che dovrebbe annientare il predominio del formato MP3 : PONO.
“Mi dispiace davvero che i ragazzi di oggi con i loro MP3, perchè non possono ascoltare la musica nel modo in cui la ascoltavano noi allora”
In passato si era già schierato contro il l’avvento del CD che secondo lui mantiene al massimo il 15% del master originale, e che toglie la poesia che c’era dietro alla grafica delle copertine dei vinili.
Il 2014 sembra essere l’anno del dentro o fuori per questo progetto che cerca di combattere il predominio non tanto di colossi come Apple, Google o Amazon che tengono in mano la fetta più grossa del mercato musicale digitale, ma di andare proprio contro le case discografiche che hanno tutto il potere di controllare la qualità che viene offerta online.
Alla fine il problema è sempre lo stesso la qualità della musica. Lasciando perdere che sia vero il fatto che l’MP3 abbia una qualità così bassa, è anche vero che se un disco è brutto, è brutto sia in vinile che dal master originale che in MP3.
Neil Young ha perfettamente ragione, ma penso che tutto questo non possa cambiare il mercato discografico digilate nel Mondo, nonostate sia appoggiato da gruppi come i Foo Fighters o Pearl Jam.
Secondo il mio parere non è un problema di qualità audio, ma di digitalizzazione del meccanismo di registrazione del disco e di produzione finale.
Ai tempi del songwriter canadese c’erano veramente dei produttori capaci di recepire il suono e trasferirlo su bobina per poi pubblicarlo.
Adesso fa quasi tutto un computer ed è qui che la qualità scade.
Ci sono dischi anche di mostri sacri degli ultimi vent’anni rovinati da una produzione scellerata per colpa della fretta delle case discografiche di far uscire il prodotto e da i metodi di copia e incolla del pro tool.
La perfezione del suono può essere vista anche come un accordo uscito male dalla chitarra, che solo in modo analogico puo’ ricreare.
Neil Young ha registrato dischi in qualsiasi posto dell’America, da una stanza dello chateau marmont di Los Angeles, a Neshville fino al Sound city.
Ecco, io avrei visto meglio una battaglia per recuperare i posti dove è nata la musica, come fa con le sue vecchie macchine piuttosto che cercare di ricreare un suono pulito come quello dei vinili, perchè si può anche avere un brano al 100% del master originale, ma se è prodotto e creato in modo errato fa e farà sempre schifo.
“non voglio lamentarmi senza offrire un suggerimento su come sistemare la cosa: sarebbe una perdita di tempo”
800Ambientalista da lungo corso, negli anni ha investito soldi in progetti strani come Lincvolt, una “musclel car” ad impatto zero che avrebbe dovuto combatere le case petrolifere, progetto inconcludente nonostante la tanta pubblicità creata dall’evento Austin, e penso che  questo cadrà nel dimenticatoio come quello della macchina.
Nel 2014 la musica si ascolta principalmente con Spotify e vari servizi in streaming dal cellulare, dai tablet o da PC. I lettori MP3 stanno scomparendo, tanto che la stessa apple non li aggiorna più.
La mia convinzione è e sarà sempre, che un disco deve essere sentito dal vivo, per essere apprezzato poi fisicamente su CD/vinile/mp3.
Per quanto riguarda i concerti, lo “zio” Neil dice la sua:
“A me piace suonare per un pubblico coinvolto. Detesto quelli che stanno seduti in prima fila e parlano al cellulare. Quando ho iniziato non era così. Davanti stavano i veri appassionati, gli amanti della musica che conoscevano tutte le canzoni, i testi e qualsiasi informazione che riuscivano a trovare sulla band.”
Qualche anno fa ha cercato anche di abbassare i prezzi per i posti negli inner circle, ma anche questa battaglia è stata persa.
Sia per i concerti all’aperto che al chiuso, questi cerchi davanti al pubblico si stanno diffondendo a macchia d’olio, e i prezzi sono sempre i più alti facendo storcere il naso ai fans più accaniti.
Se si creano degli inner circle, quesi posti dedicati devono essere senza costi aggiuntivi e donati ai fan più accaniti attraverso concorsi o altri metodi, ma anche questo mondo come quello della discografia, ha delle lobby dietro che sono dure da sconfiggere.
“Penso all’industria discografica e come sta reinventandosi. I servizi in streaming come Spotify rendono disponibile TUTTA la musica all’istante, gratuitamente o attraverso un abbonamento tramite una bella interfaccia, facile da usare. E’ tutto diverso da quando ho iniziato io, ma sono aperto a queste soluzioni perchè così si porta la musica alla gente in una maniera adeguata rispetto alle attese delle persone sulla possibiltà della tecnologia”
In conclusione dico che potete ascoltare la musica in qualsiasi modo, ma fatelo con le orecchie con la testa, con il cuore e con gli occhi durante i concerti lasciando gli smartphone e le macchine digitali in tasca, i ricordi devono essere registrati nell’hard disk più importante, il nostro cervello.
Carlo Vergani
@crossoverboy