La storia dei Fontaines D.C. in dieci canzoni

La storia dei Fontaines D.C. in dieci canzoni

Alla scoperta dei Fontaines D.C., ovvero il miglior giovane gruppo rock in circolazione. Is it too real for ya?

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I Fontaines D.C. nel 2019

Una doverosa premessa.

Avevo scritto questo articolo il giorno dopo l’uscita del secondo disco dei Fontaines D.C., cioè l’estate scorsa. Quando tutto era bloccato, quando i concerti erano fermi dappertutto, quando pareva che il mondo per come lo avevamo conosciuto fino a quel momento ci avesse lasciato, forse per sempre. Per me, A Hero’s Death è diventato il disco di quel pessimo momento e, in generale, l’album del 2020.

Questo sabato i Fontaines D.C. si esibiranno finalmente in Italia e mi è parsa una buona occasione per rimettere mano a quell’articolo e a quella playlist, riscrivendo parti di testo ed evidenziando maggiormente alcuni fatti che ci hanno portato ad avere il gruppo che più di ogni altro riesce a leggere il tempo presente, con sincerità e profondità. Il mio gruppo preferito? Più semplicemente la migliore realtà nel panorama musicale mondiale, il gruppo che con ogni probabilità rimarrà più di tutti gli altri che provengono dalla stessa nuova scena post-punk (ce ne sono tantissimi e sono quasi tutte ottime formazioni).

Siete pronti a conoscere la storia della migliore giovane rock band di questo momento storico o, come canterebbero loro, is it too real for ya?

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I Fontaines D.C. nel 2021

Pensare che è iniziato tutto poco più di quattro anni fa, sul finire del 2017, al British and Irish Modern Music Institute di Dublino. Proprio in quel luogo si incontrano Carlos O’Connell, Conor Curley, Conor Deegan, Grian Chatten e Tom Coll che si recano, poco dopo, in una polverosa sala prove dublinese e iniziano a registrare canzoni che saranno pubblicate l’anno seguente in vinili in edizioni super limitate e, ovviamente, in streaming. Nel mentre, i ragazzi scrivono anche due libri di poesie intitolati rispettivamente Vroom, ispirato ai poeti della beat generation, e Winding, influenzato dai pesi massimi della poesia irlandese: Patrick Kavanagh, James Joyce e William Butler Yeats.

A fine 2018 la Partisan Records, che ha appena messo sotto contratto gli IDLES, fiuta il potenziale del complesso e fa firmare al giovane gruppo – i Fontaines – un contratto di distribuzione per il loro disco di debutto. In poche settimane la formazione, che nel mentre per differenziarsi da un gruppo californiano aggiunge al proprio nome la sigla D.C. (Dublin City), incide alcuni pezzi nuovi e ri-registra alcuni dei singoli distribuiti l’anno precedente.

Dogrel – tributo a Doggerel, tipo di poesia sarcastica irlandese della classe operaia – viene pubblicato nell’aprile del 2019 e convince sin da subito. I ragazzi da un lato omaggiano i loro eroi – dai Clash (il ritmo di Sha Sha Sha) ai Sex Pistols (le chitarre di Chequeless Reckless), dai Joy Division (il basso di The Lotts è Peter Hook al 100%) ai Wire (la trascinante Big) – dall’altro creano uno stile molto personale che seppure senza inventare nulla, li fa distinguere da tutte le band a loro contemporanee. Canzoni come le tirate Too Real o Hurricane Laughter farebbero la fortuna di molte band mentre Liberty Belle e Boys in The Better Land nascono già anthem fatti e finiti.

Non è finita qui, le tracce dove i Fontaines D.C. infatti convincono di più sono quelle dove rallentano il passo e dove alla furia del post-punk si affaccia una voglia di melodia che si sposa perfettamente al senso di malinconia che solo la piovosa Dublino ti può far provare. La traccia finale del debutto, Dublin City Sky, è infatti dedicata alla loro città mentre la struggente Roy’s Tune – incentrata sulle lotte della classe operaia – è probabilmente la miglior canzone di Dogrel.

Durante il tour americano estivo del 2019 in compagnia degli IDLES, i Fontaines D.C. (che prendono il nome da Johnny Fontane, uno dei figliocci di Vito Corleone nonché famoso cantante e attore italo-americano) iniziano a buttare giù le prime idee per il loro secondo album, che come si sa fin troppo bene è il più difficile della carriera di ogni gruppo.

Finito il tour, il gruppo rientra a casa e a inizio anno incide il seguito di Dogrel. Si intitola a A Hero’s Death – tributo diretto a un verso presente in un’opera teatrale dello scrittore irlandese Brendan Behan – e viene pubblicato nell’estate del 2020, cioè quando il COVID-19 ha già paralizzato il mondo intero. Il gruppo posticipa prima al 2021 , poi al 2022, il tour che probabilmente li avrebbe consacrati nell’olimpo delle migliori rock band attuali. Poco male, i già fedelissimi fan del complesso irlandese – e non solo loro – rimangono sbalorditi sin dai primi ascolti in quanto il gruppo, in un lasso di tempo davvero breve – è maturato come alcune formazioni non riescono a fare nemmeno nell’arco di un’intera carriera.

A Hero’s Death, che ricorda da vicino alcune cose dei Joy Division, ma anche dei National, Girl Band e persino Nick Cave, convince sin dall’iniziale I Don’t Belong, chiaro messaggio rivolto (anche) a chi si aspettava un semplice Dogrel 2. Scompaiono quasi del tutto gli anthem del primo lavoro (se proprio non ne potete fare a meno, un paio di eccezioni ci sono: Televised Mind e la title track) ma è nelle tracce lente, oscure e malinconiche che il gruppo convince in pieno. You Said, la breve Oh Such a Spring (qualcuno ha forse già detto Lou Reed?), la conclusiva No.

Dopo un veloce passaggio italiano al Ypsigrock Festival nel 2019, i Fontaines D.C. sono ora attesi in Italia per due concerti. Il primo si terrà al Teatro Regio di Parma il prossimo 6 novembre mentre il 23 marzo 2022 suoneranno ai Magazzini Generali di Milano, in un concerto sold out da settimane. Nell’attesa, qui sotto trovate alcune delle loro migliori canzoni anche se vi consigliamo sentitamente di andare oltre e di ascoltare entrambi i loro due dischi perché di album così riusciti negli ultimi tempi ne sono usciti davvero pochi. Provare per credere.

Is it too real for ya?

(La versione originale di questo articolo è stata pubblicata il 2 agosto 2020 su barracudastyle.com)

Luca Villa

Small my table, sits just three. Nasce nel 1980 a Reggio Emilia. Crea pearljamonline.it nel 2001 e scrive la prima edizione di “Pearl Jam Evolution” nel 2009 insieme alla moglie Daria. Collabora con barracudastyle.com, hvsr.net e rockol.it, ha collaborato con Rolling Stone e Il Fatto Quotidiano. Continua imperterrito a tentare di trovare “belle melodie che dicono cose terribili”.