BARRACUDA ROCK: UNA COMETA DI NOME FRANCO BATTIATO

BARRACUDA ROCK: UNA COMETA DI NOME FRANCO BATTIATO

Parole e canzoni di un’artista epocale

È difficile, quasi impossibile scrivere di Franco Battiato. La portata della sua opera è tale da porre innanzitutto un problema: dove cominciare? Partire dall’inizio significa provare a riassumere una storia lunghissima, fitta di episodi significativi, cambiamenti repentini, provocazioni e un numero quasi imbarazzante di capolavori. Perché con la musica Battiato ha spaziato ovunque, dagli esordi sperimentali quasi progressive alla canzonetta, dalla musica classica ai ritmi provenienti da tradizioni lontane dal punto di vista geografico e temporale. La straordinarietà del suo catalogo sta proprio lì: tra dischi in studio, live, opere, colonne sonore, singoli e raccolte si oltrepassa il centinaio di titoli e dentro quei dischi c’è tutto.

C’è il Battiato avanguardista delle prime prove, quello in versione new wave che incontra il successo durante gli anni ’80 e poi si reinventa nei due decenni successivi, c’è il Battiato che lavora con le orchestre con la stessa naturalezza con cui programma la drum machine, c’è il collage sonoro minimalista e la canzone pop perfetta come ‘Cuccurucucù’. C’è il Battiato da ascoltare in cuffia per apprezzare la cura maniacale dei suoni e quello da cantare sotto la doccia, senza che l’uno entri in conflitto con l’altro.

Un’eterogeneità che ha caratterizzato anche i testi di Battiato, aspetto a cui l’autore dedicava la stessa cura ossessiva riservata alle composizioni musicali. Anche solo la varietà dei personaggi citati nelle sue canzoni, da Stravinskij al Capitano Shackleton, meriterebbe una ricerca a parte e una guida approfondita. Per non parlare della gamma infinita dei temi trattati, dalla spiritualità alla politica, dall’esoterismo alla critica sociale, dalle antiche civiltà ai misteri dell’amore. Il tutto costruito attorno a due insostituibili architravi: una cultura mostruosa e uno spiccato senso dell’umorismo.

Qualsiasi fosse l’argomento cantato si aveva l’impressione, anzi la certezza che Battiato lo conoscesse in profondità, fino agli angoli più reconditi, che maneggiasse le materie, anche le più delicate, con la destrezza di chi vi si è immerso ed è tornato in superfice per spiegarle al mondo. Franco Battiato faceva tutto questo con estrema serietà, ma senza mai prendersi davvero sul serio e, sopra ogni altra cosa, senza provare pudore nel dare a vedere quanto si divertisse nel fare ciò che faceva. Cantando in tutte le lingue conosciute, e anche in qualcuna sconosciuta a noi meri mortali, Battiato era in grado di graffiare come in ‘Up Patriots To Arms’ o ‘Povera Patria’ così come di toccare vette romantiche inarrivabili come ‘La cura’ e ‘E ti vengo a cercare’.

Allo stesso modo, nel rapportarsi col mondo esterno, Battiato poteva passare ore a rispondere alle lettere dei fan, soprattutto a inizio carriera, oppure liquidare le critiche di un altro gigante come Dario Fo, che non ne apprezzava i testi, con un brusco ‘e a me che cazzo me ne frega?’ (episodio raccontato dal protagonista diretto durante un’intervista). Anche verso i colleghi Battiato poteva essere spietato, spesso arrivando ad ignorarli con sdegno, ma allo stesso tempo era capace di generosissime collaborazioni e amicizie sincere con Alice, Giuni Russo e Milva.

Tra i contemporanei era guardato con circospezione, forse perché il coraggio, l’anticonformismo e la testardaggine nel voler essere sempre all’avanguardia e mai accomodante gli avevano fatto presto guadagnare l’etichetta di snob. In realtà, come confessato in una leggendaria intervista rilasciata a ‘Frigidaire’ a metà anni ’80, Battiato divideva l’ambiente della discografia in ‘musicisti per personalità’ e ‘musicisti per essenza’, piazzandosi nella seconda categoria, a suo parere non molto affollata.

Franco Battiato è stato una cometa che ha attraversato il cielo della musica italiana, senza mai diventare nazionalpopolare è stato amato da tanti ma da molti altri, dalla maggioranza degli appassionati, osservato a debita distanza, proprio come si fa con una cometa. Il suo passaggio ci ha resi tutti più ricchi, la sua scomparsa ci rende più poveri. Per parafrasare un suo grande successo, Battiato conosceva davvero le leggi del mondo e ce ne ha fatto dono. Un dono dal valore inestimabile che ora sta a noi custodire.

 

Dario Costa