Band of Horses “Acoustic at the Ryman” (2014)

Band of Horses “Acoustic at the Ryman” (2014)

We are the ever-living ghost of what once was

Il Ryman Auditorium di Nashville, nel Tennessee, è un pezzo di storia della musica americana. Inaugurato nel 1892, nasce originariamente come Union Gospel Tabernacle, un ‘tabernacolo’, ovvero una specie di ‘chiesa provvisoria’ che si usava quando un predicatore veniva in una città a tenere i suoi incontri di evangelizzazione. L’acustica era perfetta per i sermoni dei pastori che ci predicavano e la sua fama crebbe in modo tale che cominciò ad essere usato come sala da concerti. Dal 1943 fino al 1973 fu la casa della trasmissione radio Grand Ole Opry, che fece di Nashville la patria della musica country, mentre dal 1969 al 1971 fu il set del leggendario Johnny Cash Show, trasmesso dalla ABC. Innumerevoli i film che lo hanno celebrato, a partire da Nashville (1975) di Robert Altman fino al più recente Heart of Gold (2006) di Jonathan Demme, il bel documentario su Neil Young. Emmylou Harris, la cantautrice che negli anni Novanta regalò nuova vita al Ryman con una serie di celebri performance – immortalate nel suo “At the Ryman” (1992) – ha detto che forse sono tutte quelle note che in qualche modo ancora girano dentro o forse è la polvere hillbilly che si respira, ma quando entri dentro capisci che è un posto speciale.

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E’ curioso che in realtà i Band of Horses si siano formati in tutt’altra parte degli Stati Uniti. Non nel polveroso sud, bensì nella fredda e piovosa Seattle, a nord che più a nord non si può. Nonostante la distanza geografica, poche altre band rock in circolazione potrebbero suonare più southern di loro in questo disco acustico che hanno scelto di registrare proprio al Ryman. Pezzi che già spiccavano in versione elettrica come “Merry Song”, “Detlef Schrempf” o “Factory” sono qui restituiti in tutta la loro nuda bellezza, esaltata dalla voce di Ben Bridwell e dal delicato tappeto sonoro in cui si intrecciano minimali melodie di piano e di chitarra. Convincono anche i pezzi minori ma più folk oriented come “Everything’s Gonna Be Undone” e “Older”. “No One’s Gonna Love You” per qualcuno potrà anche risultare stucchevole, ma sentirla così, con la voce di Ben che pare accarezzare le corde della chitarra mentre canta “Siamo il fantasma che vivrà per sempre di ciò che è stato un tempo…” è un lungo brivido lungo la schiena. E che dire di “The Funeral”, forse il più bel pezzo composto dai Band of Horses? Qui spogliato di tutta la sua furia elettrica e ridotto all’osso, pochi accordi di chitarra, un violoncello, qualche arpeggio di piano e la voce di Ben. A volte basta davvero poco, melodie scarne e interpreti particolarmente ispirati per restituire alle cose tutto il loro fascino essenziale. Come diceva Bukowski: “La verità profonda, per fare qualunque cosa, per scrivere, per dipingere, sta nella semplicità. La vita è profonda nella sua semplicità.”

Non sempre i dischi acustici dei gruppi rock oriented vengono accolti con clamore, anzi, spesso sono relegati a episodi minori della loro discografia. In questo caso, le dieci canzoni acustiche che i Band of Horses ci regalano dalle assi impolverate di storia e musica del vecchio Ryman sono un piccolo tesoro da ascoltare e custodire gelosamente.

Daria M.

@Tinybug1980