White Reaper in dieci canzoni

White Reaper in dieci canzoni

State ancora cercando la colonna sonora per questa calda estate? Allora i White Reaper potrebbero proprio fare al caso vostro.

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Anche se vengono dal polveroso e caldissimo Kentucky, la proposta musicale di questi cinque ragazzi è molto diversa da quella che potrebbe far pensare il loro luogo d’origine.

Riff epidemici, una forte attitudine al pop rock e a tutte quelle canzoni che “appena le ascolti, non te le levi proprio più dalla testa”. In bilico tra i Cars e certi suoni AOR che andavano per la maggiore tra gli anni settanta e ottanta, il gruppo si è formato nel 2002 quanto tutti i componenti della formazione andavano ancora alle superiori. Dopo l’omonimo EP del 2004 e il debutto dell’anno seguente, lo sporco e garage White Reaper Does It Again, è nel 2007 che la band pubblica il secondo lavoro, quello che li fa conoscere fuori dal circuito underground. Il disco, dal divertente titolo The World’s Best American Band, contiene alcune canzoni che iniziano rapidamente a scalare le classifiche delle college radio come Judy French e Daisies.

Solo lo scorso anno, i White Reaper pubblicano – a ‘sto giro per Warner Bros – il loro terzo album pieno zeppo di intant classic come Headwind, 1F, Saturday e Real Long Time. Il 2020 sarebbe stato l’anno della consacrazione, con un lungo tour americano e diverse date suonate come opening act dei Pearl Jam in Europa.

Poi, però, è arrivata la pandemia di COVID-19 che ha mandato tutto all’aria… tranne la loro musica, che potete ascoltare nella playlist sotto e che potrebbe accompagnarvi nelle giornate che (forse) passerete al mare.

Small my table, sits just three. Nasce nel 1980 a Reggio Emilia. Crea pearljamonline.it nel 2001 e scrive la prima edizione di “Pearl Jam Evolution” nel 2009 insieme alla moglie Daria. Collabora con barracudastyle.com, hvsr.net e rockol.it, ha collaborato con Rolling Stone e Il Fatto Quotidiano. Continua imperterrito a tentare di trovare “belle melodie che dicono cose terribili”.