Twin Peaks: La recensione delle parti tredici e quattordici

Twin Peaks: La recensione delle parti tredici e quattordici

Fin dai tempi di “Eraserhead”, il cinema di David Lynch si è sempre contraddistinto per la commistione tra reale e onirico, due elementi che spesso sono confluiti in un’unica soluzione di continuità che è diventata, specie nelle sue ultime opere, il vero marchio di fabbrica del regista.

 

Ne è un esempio perfetto il cameo di Monica Bellucci, che compare nei panni di se stessa in un sogno in bianco e nero di Gordon Cole (che conferma di avere un certo penchant per le belle donne) nel quattordicesimo capitolo della terza stagione di Twin Peaks. “Siamo come il sognatore che sogna e vive dentro al sogno, ma chi è il sognatore?” chiede la nostra Monica a Gordon, seduti ai tavolini di un caffè di Parigi. In un gioco di scatole cinesi a cui ci ha spesso abituati, Lynch inserisce nel sogno anche un ricordo, un flashback dal film “Fire Walk With Me” in cui compare l’agente Phillip Jeffries, interpretato dal compianto David Bowie, cui è dedicato l’intero episodio. Chiaramente il significato di questo inserto onirico ha una sua importanza nello sviluppo della storia, ed è interessante notare che il breve ruolo affidato alla Bellucci – che, nonostante lo scetticismo iniziale di molti, risulta convincente – rappresenta con tutta probabilità uno snodo cruciale dell’intera serie. Un ruolo iconico, pari a quelli riservati al Gigante o al Nano nella serie originale, e che ci fornisce alcuni pezzi – cripticamente, ma non potrebbe essere altrimenti – che vanno a ricomporre parte del mosaico creato dal cineasta nella sua nuova epopea televisiva.

Quattro ore, duecentoquaranta minuti. Questo è quanto manca al gran finale della terza stagione di Twin Peaks che probabilmente, secondo quanto dichiarato di recente dai dirigenti di Showtime, sarà anche l’ultima. Mentre l’orologio ticchetta verso la conclusione, se da un lato Lynch e Frost continuano a mettere tanta carne al fuoco, dall’altro provano a rispondere ad alcune domande che erano rimaste in sospeso da anni, vera croce e delizia per ogni appassionato della serie.

La parte tredici è il ponte ideale che collega quanto si è visto finora a quanto vedremo prossimamente, fornendo a conti fatti un ottimo recap delle varie storyline che si sono intrecciate nel corso delle ultime ore e che hanno interessato sia i personaggi storici della serie sia i volti più nuovi. Bad Cooper salda i conti con Ray Monroe, sfidando il suo capo in un incontro a braccio di ferro dai risultati a dir poco spiazzanti, mentre “rinco” Cooper/Dougie sventa in modo del tutto inconsapevole e tragicomico il piano del collega Anthony per sbarazzarsi di lui. Ma è a Twin Peaks che succedono le cose più interessanti, almeno per gli aficionados dei personaggi della serie originale. Scopriamo ad esempio che l’eterna storia d’amore tra Big Ed e Norma è finita e che lei si è messa con un uomo d’affari che gestisce il franchise del mitico Double R. Sarà finita davvero? Lo sguardo di Ed è quello di un uomo ancora innamorato e geloso. A proposito di Ed, non è ben chiaro cosa ne sia stato del suo sfortunato matrimonio con Nadine, che è finalmente riuscita a mettere a frutto le sue silenziosissime guide per tende e pare essersi invaghita del Dottor Jacoby, che ora di fa chiamare Dr. Amp e conduce una sorta di videoblog da imbonitore del web degno del miglior Baffo (chi non si ricorda di questa ‘gloria’ televisiva nazionale?). Rivediamo brevemente anche una nevrotica Audrey Horne, o quello che ne rimane, che si dispera ancora con Charlie per un certo Billy, e Sarah Palmer, il ritratto di una donna distrutta che persa tra una sigaretta e un drink non sembra fare troppo caso a un vecchio incontro di boxe che va in loop sullo schermo gigante del suo soggiorno. Casa Palmer non è mai sembrata così cupa e minacciosa.

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Il momento più alto (o più basso, decidete voi) della tredicesima parte si raggiunge negli ultimi minuti: James Hurley arriva sul palco del Roadhouse per cantare “Just You”. Sì, proprio il brano registrato oltre venticinque anni fa in casa Hayward con Donna e Maddie, rispettivamente l’amica del cuore e la cugina di Laura Palmer. Anche questa volta James è accompagnato da due ragazze ai cori, che non sappiamo chi siano e poco ce ne importa, tanto è l’elemento trash/comico di questo ‘storico’ (tra molte virgolette) momento. Un tuffo nel passato che vuole essere un tributo affezionato e allo stesso tempo ironico ai vecchi fan della serie.

Ma è la quattordicesima parte a convincere per davvero, imponendosi come una delle migliori dell’intera serie. Nel quartier generale del team FBI allestito temporaneamente in una stanza di hotel in South Dakota, Albert rivela a Tammy e a noi spettatori l’origine dei casi denominati Blue Rose, mentre Gordon Cole, ormai certo della presenza di due Cooper, parla per la prima volta dal 1991 con due abitanti di Twin Peaks (più precisamente Lucy e lo sceriffo Truman, che lo informa delle pagine scomparse del diario di Laura Palmer ritrovate da Hawk). In un colpo di scena abbastanza inaspettato, apprendiamo anche che Diane è la sorellastra di Janey-E, la moglie di Dougie. Sappiamo già che Diane sta facendo il doppiogioco, quindi si tratta di realtà o di inganno? Lo scopriremo presto.

A Twin Peaks rivediamo James, che ora fa la guardia notturna e si fa raccontare da un giovane collega l’incredibile storia del suo guanto verde dotato di forza sovraumana, che scopriamo essere collegato direttamente al Gigante (ora noto anche come “The Fireman”), personaggio cardine dell’intero episodio. Perché è proprio il Gigante che mostra ad Andy, giunto insieme a Bobby, Hawk e Truman al misterioso luogo nel bosco indicato dal Maggiore Briggs in prossimità del Jack Rabbit’s Palace, una serie di eventi presenti, passati e futuri che hanno a che fare con Cooper e Twin Peaks. Al ritorno da questa esperienza extrasensoriale, Andy riemerge portando tra le braccia Naido, la donna senza occhi che Cooper aveva incontrato nel suo “viaggio spaziale” nel terzo episodio, e avverte gli altri – con una sicurezza mai vista prima nel suo sguardo – dell’importanza della donna. Ora sappiamo che Andy SA. Chi l’avrebbe mai detto che proprio l’ingenuo agente Brennan, l’anima più pura di Twin Peaks, sarebbe stato il prescelto?

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La scena più sconvolgente però arriva alla fine e riguarda Sarah Palmer, che dopo essere stata importunata da un camionista in un bar gli divora la gola rivelando per qualche secondo la terribile, diabolica entità che si è impadronita di lei. Negli ultimi episodi la sua presenza si era fatta sempre più inquietante e pareva suggerire che ci fosse qualcosa di spaventoso che si agitava all’interno della povera donna oltre la coltre di fumo di sigaretta e i fiumi di alcol. Ora ne abbiamo la conferma.

In conclusione, resta la domanda, “Chi è il sognatore?” Gordon Cole? Potrebbe essere, ma la risposta sarebbe fin troppo facile e scontata. Forse il sognatore siamo noi, ogni singolo spettatore di questa serie TV che, oggi come all’inizio degli anni novanta, sta cambiando ancora una volta le coordinate di quello che si può fare all’interno del piccolo schermo.

(Luca Villa)