Tutti gli album di Chris Cornell, dal peggiore al migliore

Tutti gli album di Chris Cornell, dal peggiore al migliore

Chris Cornell è stato uno dei più carismatici cantanti della storia della musica, nonché una delle migliori voci di sempre. Andiamo a scoprire tutti i suoi dischi solisti, da quello meno riuscito al suo capolavoro.

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Fin troppo spesso succede che quando un cantante ci lascia, tutte le persone inizino ad incensare ogni cosa che l’artista ha fatto in vita. Personalmente mi devo ancora riprendere alla morte di Chris Cornell, ma nonostante l’amore che tuttora provo per la musica scritta e interpretata dal cantante di Seattle, ci sono cose nelle sua carriera che non posso proprio far finta che vadano “comunque bene” solamente perché lui non c’è più. Se non si fa la fine di gridare al capolavoro anche di fronte ad un orribile duetto come quello tra Cornell e Chester Bennington su Hunger Strike di una quindicina di anni fa, cover che all’epoca fu sbeffeggiata da tutti, ma che ora da troppi viene vista come un autentico gioiello solo perché i due cantanti coinvolti non sono più tra di noi. Così s’inganna sia musica che l’artista stesso.

Proprio da questi presupposti, andiamo a classificare tutti i dischi incisi da Chris Cornell, a partire da quello meno riuscito sino ad arrivare al suo capolavoro.

Chris Cornell dal vivo nel 2015

Chris Cornell dal vivo nel 2015

36. SCREAM (2009)

Per il suo terzo disco solista, Chris Cornell si fa aiutare dal famoso produttore Timbaland per scrivere e incidere Scream, un disco pop dance che non mette d’accordo praticamente nessuno. La critica lo bastona, i colleghi lo prendono in giro, i fan gli voltano le spalle. Certo, fa specie sentire Cornell cantare su ritmi così commerciali e ballabili, ma anche questo significa avere le palle. A essere onesti, è il disco che non funziona: troppo lungo, con canzoni tutto sommato molto simili l’una all’altra e che, in ultima analisi, stancano sin da subito. Certo, Scream si conclude con una delle tracce migliori di sempre del cantante, Two Drink Minimum, ma da sola non basta a salvare un’opera così poco riuscita.

 

65. NO ONE SINGS LIKE YOU ANYMORE (2020)

Un disco di cover, inciso negli ultimi mesi di vita di Chris con l’aiuto dello storico produttore Brendan O’Brien e pubblicato poco prima del Natale 2020. No One Sings Like You Anymore sorprende perché a fianco di pezzi evitabili, come Jump Into The Fire e Showdown, ci sono alcune tracce che evidenziano, ce ne fosse stato ancora bisogno, l’estrema versatilità della voce del nostro. Canzoni come You Don’t Know Nothing About Love e la finale Stay With Me sono assolutamente da riscoprire.

 

44. SONGBOOK (2011)

L’unico disco dal vivo pubblicato in vita da Chris Cornell è un album acustico, unplugged quindi, dove il cantante riarrangia diversi pezzi dei Soundgarden, Audioslave e Temple Of The Dog donandogli una seconda vita. Songbook riesce a convincere anche se le esclusioni di tracce come When I’m Down, Sunshower o Seasons si fanno sentire (e non poco). Con una scelta migliore di pezzi, avremmo gridato al capolavoro, invece…

 

23. CARRY ON (2007)

Il secondo album solista di Chris Cornell, inciso poco dopo il break up degli Audioslave, è il lavoro più sottovalutato del cantante. A fianco di pezzi decenti ma nulla di più, come No Such Thing, Poison Eye e Ghosts, ce ne sono altri, tra i migliori della discografia del nostro come Safe And Sound, Silence The Voices e Disappearing Act. Tra tutti i dischi di Cornell, questo è quello assolutamente da riscoprire e rivalutare.

 

cc2. HIGHER TRUTH (2015)

L’ultimo album inciso da Cornell due anni prima del suo suicidio è Higher Truth, ovvero una delle migliori opere del cantante di Seattle. Se si escludono alcuni episodi, come il primo singolo Nearly Fogot My Broken Heart, è un lavoro per lo più acustico, il disco che tutti i fans del cantate aspettavano da una vita. Sarebbe stato il miglior disco solista di Chris Cornell, se nel 1999 non fosse stato pubblicato…

 

11. EUPHORIA MORNING (1999)

Il vero capolavoro di Chris Cornell. Oscuro, intenso, malinconico, a tratti parecchio depresso e deprimente, è Euphoria Morning, ovvero il debutto in solista di Cornell dopo il break up dei Soundgarden del 1997, a essere il miglior disco di sempre del cantante. Non c’è niente fuori posto, dal primo singolo Can’t Change Me a Flutter Girl, dalla dolente When I’m Down alla ballata radiofonica Preaching The End Of The World fino ad arrivare a un sentito tributo per un amico scomparso (il pezzo è Wave Goodbye, l’amico è Jeff Buckley). A distanza di oltre vent’anni dalla sua pubblicazione, Euphoria Morning rimane il miglior album solista di Chris Cornell, senza alcun dubbio a riguardo.

 

Luca Villa

Small my table, sits just three. Nasce nel 1980 a Reggio Emilia. Crea pearljamonline.it nel 2001 e scrive la prima edizione di “Pearl Jam Evolution” nel 2009 insieme alla moglie Daria. Collabora con barracudastyle.com, hvsr.net e rockol.it, ha collaborato con Rolling Stone e Il Fatto Quotidiano. Continua imperterrito a tentare di trovare “belle melodie che dicono cose terribili”.