Tom Waits in dieci canzoni

Tom Waits in dieci canzoni

Non è un segreto che svariati artisti dicano di essere stati influenzati da Tom Waits, leggenda della musica contemporanea che ha debuttato nei primi anni settanta con dischi acustici e dalle forti venature jazz per poi arrivare in inaspettati territori rumoristi. Una certezza: se fosse vero quello che riportano tanti musicisti (e non fosse solo un atteggiamento, tipo “sono figo a dire che amo Waits), il mondo della musica sarebbe senz’altro migliore.

Dato che crediamo fortemente che non sia mai troppo tardi per scoprire il genio nato settant’anni fa a Pomona e visto la sua lunga discografia, siamo andati a stilare una classifica con dieci delle sue migliori canzoni. Una classifica puramente indicativa che dovrebbe rappresentare un invito a scoprire uno dei migliori artisti di sempre della musica.

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OL’ 55
Da Closing Time, 1973

Iniziamo questa classifica con la prima canzone tratta dal primo disco di Tom Waits, il mai troppo celebrato Closing Time. Ol ’55, rifatta da gente come Eagles e più recentemente dai Gov’t Mule, è una splendida e toccante ballata pianistica che parla di viaggi e auto – il titolo è un tributo alla mitica Oldsmobile del 1955 – dove s’intravede tutta la poeticità dell’autore.

(LOOKING FOR) THE HEART OF SATURDAY NIGHT
Da The Heart of Saturday Night, 1974

Continuiamo con la celebrazione per eccellenza dello spirito del sabato sera, dove Waits imbraccia un’acustica per arrivare dritto al cuore dell’ascoltatore. E ci riesce, in un modo così diretto che è quasi disarmante.

TOM TRAUBERT’S BLUES (FOUR SHEETS TO THE WIND IN COPENHAGEN)
Da Small Change, 1976

Tom Traubert’s Blues è la canzone che apre Small Change, il terzo album in studio di Waits. Forse la più bella canzone della sua discografia estratta da uno dei suoi migliori dischi di sempre. Ballata pianistica che dura più di sette minuti dove Tom – citando il traditional Waltzing Matilda – ricorda le serate alcoliche tra Los Angeles e Copenhagen. Capolavoro totale.

CHRISTMAS CARD FROM A HOOKER IN MINNEAPOLIS
Da Blue Valentine, 1978

Altra lunga e riflessiva ballata pianistica, tratta dal crepuscolare Blue Valentine, una lettera d’amore scritta da una prostituta al suo amante, Charlie. L’epilogo è straziante e commovente come solo il Waits degli anni settanta riusciva a fare.

ON THE NICKEL
Da Heartattack and Vine, 1980

Il regista Robert Altman disse che non aveva mai pianto in vita sua finchè non ascoltò On The Nickel. Una ballata d’altri tempi, anche questa tutta al piano come spesso capita(va) nella produzione anni settanta dell’artista di Pomona, una canzone che vi farà piangere dal primo secondo fino alla sua conclusione.

DOWNTOWN TRAIN
Da Rain Dogs, 1985

Nei primi anni ottanta, Waits spiazzò tutti pubblicando prima Swordfishtrombones (nel 1983), due anni dopo fu il turno del capolavoro intitolato Rain Dogs, dal quale l’up tempo Downtown Train è tratta. Da recuperare il bellissimo video in bianco e nero. Downtown Train rimane una delle canzoni più note e ispirate di Tom Waits, poco ma sicuro.

GOIN’ OUT WEST
Da Bone Machine, 1993

La sorella mefistofelica di quel capolavoro di Jockey Full Of Bourbon, presente in Rain Dogs. La sbilenca e potente Goin’ Out West è anche presente nello score di uno dei film più conosciuti degli anni novanta: Fight Club con Brad Pitt e Edward Norton.

HOLD ON
Da Mule Variations, 1999

Una delle ballate più note di Tom Waits – curiosamente cantata da un personaggio in una puntata della nota serie TV The Walking Dead – tratta da Mule Variations, il disco che ha venduto di più dell’artista (e che ha vinto più riconoscimenti come Grammy e altri premi simili).

HOIST THAT RAG
Da Real Gone, 2004

In aperture dell’articolo si faceva riferimento alla fase rumorista di Waits, quella che parte da Swordfishtrombones e che non si può ancora dire conclusa. Hoist That Rag, tratta dallo spiazzante Real Gone, è una delle migliori canzoni tratte dalla seconda fase di carriera dell’artista. Da recuperare nella versione contenuta nella riedizione del disco pubblicata lo scorso anno.

HELL BROKE LUCE
Da Bad As Me, 2011

Utilizzata anche nello score della serie TV di Netflix dedicata a Il Punitore, Hell Broke Luce arriva in territori paurosi e infernali, dove il nostro appare minaccioso come non mai. Fa un certo effetto, mentre si ascolta questa canzone, ripensare ai brani solo voce e piano contenute nei primi album dell’artista.

Small my table, sits just three. Nasce nel 1980 a Reggio Emilia. Crea pearljamonline.it nel 2001 e scrive la prima edizione di “Pearl Jam Evolution” nel 2009 insieme alla moglie Daria. Collabora con barracudastyle.com, hvsr.net e rockol.it, ha collaborato con Rolling Stone e Il Fatto Quotidiano. Continua imperterrito a tentare di trovare “belle melodie che dicono cose terribili”.