Thegiornalisti: l’ultimo grido della notte

Thegiornalisti: l’ultimo grido della notte

Thegiornalisti hanno deciso di percorrere strade differenti: da una parte Tommaso Paradiso che continuerà con una carriera solista, dall’altra i componenti del gruppo che andranno avanti – si mormora – con un nuovo cantante. Era davvero necessario?

thegiornalisti (3)

Come nel più classico dei cliché, Thegiornalisti hanno tirato i remi in barca per problemi che si potrebbero ricondurre al lato economico della musica. C’era chi voleva essere pagato di più dividendo equamente la torta per tre (quanti erano i membri della formazione), chi invece diceva di dover essere pagato di più in quanto componente più riconoscibile del complesso.

Pensate non sia successo anche a Lennon/McCartney o a Jagger/Richards? A qualsiasi band di successo è capitato, prima o poi, di avere seri diverbi sul pagamento dei diritti sulle proprie canzoni. Thegiornalisti sono caduti proprio in questo tranello voluto tanto dalle etichette discografiche, quanto dagli ego che si gonfiano a dismisura quando le copie del tuo ultimo disco sono acquistabili persino in un autogrill su di un’autostrada poco trafficata.

Noi cosa ci perdiamo da questa scissione? Senz’altro quello che avevamo visto come il futuro del pop italiano, che poi è diventato nel giro di poco il presente del pop made in Italy, una cosa non da poco insomma. Thegiornalisti, partendo davvero da lidi indipendenti (prima con Boombica, Foolica e Carosello Records per poi approdare alla Universal), erano riusciti a dare il finale calcio in culo al mondo indie italiano, ambiente che prima di loro era diventato davvero asfittico e ben poco eccitante. Il loro successo era riuscito a far perdere le staffe persino a Manuel Agnelli (che con i suoi Afterhours ha contribuito non poco a far diventare più mainstream l’universo indipendente italiano, non riuscendo però a vendere le migliaia di copie che ha invece venduto il gruppo di Tommaso Paradiso) che aveva definito l’attuale scena indie italiana come “una cagata” (o qualcosa di simile).

thegiornalisti (2)

Paradiso e i suoi due colleghi se ne sono sempre fregati di tutto. Sono partiti come se gli Strokes fossero nati al Lido di Ostia invece che a New York. Poi hanno aggiunto alla loro musica tonnellate di synth (che facevano tanto anni ottanta), i nostalgici e azzeccati testi di Tommaso e hanno scritto alcune delle più perfette canzoni pop italiane degli ultimi decenni (volete la prova? Cliccate play sulla playlist qui sotto e leggete questo live report del concerto a Reggio Emilia di quattro anni fa.). Poi il successo vero e proprio: Completamente Sold Out del 2016, seguito da LOVE pubblicato solamente lo scorso anno. Nel mezzo, Riccione, singolo del 2017 che ormai è diventato un classico della canzone italiana.

I detrattori del gruppo ci saranno sempre, basta farsi un giro su Facebook per rendersene conto, così come ci sono sempre stati per qualsiasi pop band che ha avuto un immenso successo come quello che è toccato ai Thegiornalisti. A dir la verità però di questo poco importa, importa piuttosto la certezza di aver perso un gruppo (per lo meno, come lo abbiamo conosciuto finora) che difficilmente riuscirà ad essere rimpiazzato così facilmente, per di più con un successo come il loro (i primi di settembre, la band di Paradiso si è esibita al Circo Massimo davanti a più di quaranta mila persone).

Era davvero necessario questo split? Probabilmente no.

Small my table, sits just three. Nasce nel 1980 a Reggio Emilia. Crea pearljamonline.it nel 2001 e scrive la prima edizione di “Pearl Jam Evolution” nel 2009 insieme alla moglie Daria. Collabora con barracudastyle.com, hvsr.net e rockol.it, ha collaborato con Rolling Stone e Il Fatto Quotidiano. Continua imperterrito a tentare di trovare “belle melodie che dicono cose terribili”.