The Strokes in dieci canzoni

The Strokes in dieci canzoni

Alla scoperta dei grandi The Strokes, il migliore dei gruppi con il The davanti al nome uscito negli anni Zero.

Il nome che ci siamo scelti può essere inteso sia come carezza sia come pugno. Perciò riflette perfettamente l’impatto della nostra musica: a volte duri e aggressivi, a volte delicati e melodici” – Julian Casablancas

the strokes (1)

Come presentare al meglio il gruppo più coraggioso degli anni Zero? Facendo semplicemente parlare la loro musica. Perché se c’eravate, hype dei primi anni a parte, gli Strokes sono stati per un periodo abbastanza breve quel gruppo che a inizio duemila piaceva proprio a tutti. Slacker quanto bastava, un perfetto look, ottime canzoni che ti entravano in testa dopo un solo ascolto, rimandi a chi il rock l’ha contribuito a far diventare la musica più interessante di sempre (Television, Ramones, Talking Heads, ecc…).

Poi, solo due anni dopo il grande successo, il gruppo iniziò a scombinare le carte in tavola. Prima con Room On Fire, che tutto sommato replicava abbastanza fedelmente le atmosfere del loro esordio (Is This It del 2001), poi, soprattutto, con il loro vero (e sottovalutato) capolavoro: First Impressions of Earth. 14 brani per cinquantadue minuti di musica dove nulla è superfluo, dove nessuna canzone gira a vuoto.

the strokes (5)

Passato l’hype, il gruppo – formato da Julian Casablancas alla voce, Nick Valensi e Albert Hammond Jr. alle chitarre, Nikolai Fraiture al basso e Fabrizio Moretti alla batteria – scomparì pian piano dalle scene. Tutti avevano progetti paralleli, si erano forse divisi? Assolutamente no. Nel 2011 tornarono con Angles, due anni dopo come Comedown Machine, bello pieno di synth e musica elettronica.

A inizio 2020, in occasione di un concerto suonato per supportare la candidatura del grande Bernie Sanders alle elezioni presidenziali negli Stati Uniti d’America del 2020, la formazione fa prima uscire l’enigmatica At The Door, poi annuncia il nuovo disco: The New Abnormal, in uscita il 10 aprile. Segno che il gruppo di giovani ragazzi newyorkesi è ancora vivo e pronto per continuare la loro tortuosa e coraggiosa strada. Altro che quelle band che si ripetono di disco in disco, gli Strokes sono qui per rimanere anche se, forse, non sono più quelli che ricordate.

Small my table, sits just three. Nasce nel 1980 a Reggio Emilia. Crea pearljamonline.it nel 2001 e scrive la prima edizione di “Pearl Jam Evolution” nel 2009 insieme alla moglie Daria. Collabora con barracudastyle.com, hvsr.net e rockol.it, ha collaborato con Rolling Stone e Il Fatto Quotidiano. Continua imperterrito a tentare di trovare “belle melodie che dicono cose terribili”.