THE SNEAKERS E-MOTION EXPERIENCE #3

THE SNEAKERS E-MOTION EXPERIENCE #3

Jackson Pollock, istinto su tela

 

L’artista moderno, mi pare, lavora per esprimere un mondo interiore; in altri termini: esprime il movimento, l’energia e altre forze interiori.
[Jackson Pollock]

Se parliamo di emozioni, Jackson Pollock dovrebbe stare grossomodo in cima alla lista degli artisti del Novecento.
Lo statunitense, nato nel Wyoming nel 1912 ma sbocciato in quell’irresistibile calamita creativa chiamata New York City tra gli anni del boom e gli anni Settanta, toccò l’apice della propria celebrità grazie ad un gesto artistico rivoluzionario, una “tecnica” usata per la prima volta negli anni Venti ma esplosa nel mondo dell’Arte proprio grazie a Pollock: il “drip painting”, letteralmente la “pittura gocciolata”.

Rivoluzionario perchè la tela – un enorme lenzuolone bianco – non più verticale o appoggiata a dei cavalletti, stando stesa a terra “sul terreno duro” consentiva di essere modificata, dipinta, colorata e ultimata interagendo con tutti e quattro i lati allo stesso identico modo, liberando le idee più estreme e stimolando l’istinto quasi autistico del pittore statunitense.

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“Primordiale” sembra essere l’aggettivo più adatto per descrivere l’approccio selvaggio, istintivo ma al contempo spirituale di Pollock, segnato radicalmente nelle proprie idee dall’esperienza giovanile e dagli incontri con i Nativi Americani, avvenuti durante il periodo di spostamenti con la famiglia tra zone ricche di riserve come l’Arizona e la California.

Sul pavimento sono più a mio agio. Mi sento più parte del dipinto, perché in questo modo posso camminarci attorno, lavorare dai quattro lati ed essere letteralmente “nel” dipinto. È simile ai metodi dei pittori di sabbia indiani del west.  

Contaminazioni ancestrali essenziali tanto quanto quelle scaturite durante il primo periodo a NYC con le idee del Maestro e pittore messicano Siqueiros, artista interessato alle origini del proprio popolo che introdusse Pollock alle prime tecniche “alternative” direttamente su tela, dando il via alla sua personalissima “rivoluzione”.

BD0878B00FRW50G48D_preview - CopyCerto, gli estremi artistici raggiunti da Pollock e il suo talento sono e saranno difficili da raggiungere, ma tra i tanti celebri artisti presi in considerazione per la nostra “Experience Series” sulle collezioni di sneakers, JP da subito è sembrato essere tra i più coerenti, rappresentativi ed affini – sempre con le dovute proporzioni – alle nostre E-Motion, la collezione di scarpe sportive nata per trasmettere emozioni.

Una vicinanza stilistica che abbiamo ritrovato nelle nostre composizioni estetiche, come se parte delle famose colate di vernice eseguite da Pollock nello storico granaio adibito a laboratorio a Springs (NY) fossero finite sui lati delle scarpe, affiancandosi al lavoro artigianale certosino e raffinato sui vari elementi della calzatura, e concludendo quell’ambiziosa ricerca di armonia simile a quella che ha guidato per tutta la vita il pittore nella sua frenetica e totalizzante fase creativa.

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D’altronde “l’Emozione” è sempre stata una delle principali guide tanto invisibili quanto palpabili dell’Arte di Pollock: non importavano gli strumenti, la grandezza della tela o il disegno prefigurato nella testa, ma seguire l’istinto del proprio Essere e quello in formazione del dipinto stesso, sempre più vivo man mano che la tela si riempiva di colore, plasmando la propria stessa identità e uno scopo spesso divergente da quello originario del suo creatore.

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L’atto di dipingere, grazie anche a Pollock, assumeva dunque a fine anni Quaranta un significato più ampio, devoto non più solo al fine ultimo e classico della creazione di un’immagine, ma costituendo esso stesso un evento valevole lo sforzo artistico.

Come disse il grande critico Harold Rosenberg, “il grande momento arrivò quando fu deciso di dipingere “solo per dipingere”. I gesti sulla tela diventavano gesti di liberazione dal valore politico, estetico, morale.”

O più semplicemente, l’espressione concreta e spettacolare di un talento geniale più unico che raro.

Quando sono “dentro” al mio dipinto, non sono consapevole di quello che sto facendo.
[Jackson Pollock]

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Michele Pettene