THE SNEAKERS MILLENNIUM CONCEPT #3

THE SNEAKERS MILLENNIUM CONCEPT #3

The Millennium Concept #3 – Millennium Park, l’opera d’arte verde di Chicago

È inevitabile. “Millennium” e Anni Duemila sono concetti che hanno dato vita a talmente tanti riferimenti pop che risulta impossibile per gli altri salti di Millennio provare anche solo a competere.

Forse dell’Anno Zero e di un tal Gesù avrete saputo, ma la convenzione appunto sarebbe partita più avanti rispetto alla nascita del Cristo, mentre dell’Anno Mille si ricordano soprattutto le isterie collettive per il timore dell’arrivo dell’Apocalisse, peraltro pronosticata proprio dal Nazareno con quel criptico “Mille e non più mille!” che creò non pochi problemi ai responsabili della sicurezza dei vari Regni.

Eccoci dunque arrivare giocoforza agli albori del 2000, e all’omaggio architettonico alla venuta del nuovo “triplo zero” più illustre e riconosciuto che si conosca: il Millennium Park di Chicago, tra le più importanti opere d’arte “verdi” del mondo e ormai prima tappa turistica per chiunque scelga di viaggiare nel Midwest statunitense.

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Partito con un budget di 150 milioni di dollari nel 1997, al suo completamento nel 2004 registrò una cifra finale di 475 milioni “leggermente” superiore a quella prevista: con non poche polemiche da parte della cittadinanza, il Comune si era alla fine sobbarcato più della metà dei costi, 270 milioni, ricevendo corposi aiuti da privati e sponsor per i rimanenti 205 milioncini. Con il senno del poi e da osservatori esterni che due estati fa hanno semplicemente goduto della pittoresca bellezza del parco ultimato, possiamo dire che ne è valsa la pena (e i soldi grossomodo sono rientrati nelle finanze cittadine, grazie ai 25 milioni di visitatori annuali).

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Quel che rende infatti così unico questo spazio che ha ridefinito l’immagine della Windy City (sì, il vento è veramente così forte tutto l’anno!) è la presenza non solo di opere artistiche dall’eccezionale grandezza proiettate nel futuro – concepite da alcuni dei più grandi del secolo scorso – ma pure inserite in un contesto dall’ampio respiro che permette ad ogni installazione di vivere di vita propria, eliminando l’effetto “Galleria d’arte” ed unendole collettivamente in un affascinante percorso pedonale dove, abbandonata un’opera, s’incontra la successiva semplicemente girando l’angolo.

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Dando dunque la sensazione di essere immersi in un’esposizione multicolore e multiforme nata in un piccolo universo parallelo alla città, dove l’erba verdissima sempre perfettamente tagliata e il lago Michigan azzurro d’estate e ghiacciato d’inverno regalano la cornice naturale perfetta per perdersi con mente e corpo nel più semplice e magico dei piaceri: passeggiare e ammirare. Noi, con le antenate delle sneakers Barracuda Millennium cui abbiamo dedicato questa serie di “viaggi”, abbiamo voluto fortemente prender parte a quest’esperienza, parcheggiando la macchina all’ingresso del parco e avventurandoci a piedi tutto il giorno all’interno del polmone verde di Chicago, senza mappe o guide ma con il solo scopo di lasciarci stupire.

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Due delle quattro opere d’arte più iconiche – naturalmente le più famose del Millennium Park – devono il loro successo al genio creativo del loro celebre ideatore: ovvero Frank Gehry – tra i più importanti architetti del 1900 – noto per aver disegnato alcuni degli edifici più futuristici e intrisi di pop culture del mondo Occidentale, tra cui il Guggenheim Museum di Bilbao, il Museo della Pop Culture di Seattle, la Walt Disney Concert Hall di Los Angeles e via dicendo.

A Gehry si deve infatti il concepimento sia del Jay Pritzker Pavilion – luogo principale di ritrovo e utilizzato per concerti ed eventi, nella foto-cover – che del BP Pedestrian Bridge, il ponte che consente di attraversare Columbus Drive seguendo un’avveniristica serpentina di cemento e sottili “fogli” di metallo valso numerosi premi al canadese, che proprio per Chicago e l’avvento del Nuovo Millennio aveva deciso di cimentarsi nella progettazione del suo primo ponte in carriera.

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Arrivando dal ponte di Gehry e da Maggie Dayle Park verso il cuore pulsante del Millennium Park s’incontrano poi il famigerato “fagiolo” – The Bean per gli anglofoni, prima foto – concepito nel 2006 dalla mente molto orientale dell’artista indiano-inglese Sir Anish Kapoor con l’ambizione di simboleggiare un’improbabile quanto magnetica porta verso il cielo – Cloud Gate è il suo nome ufficiale -, e la lisergica Crown Fountain, sorta di fontana-monolite dotata di capacità virtuali grazie alle installazioni video dell’artista catalano Jaume Plensa.

La fontana parlante sembra uscita realmente da un mondo fatato, dove facce di volta in volta tristi e felici sorridono ai passanti parlando e “sputando” schizzi d’acqua ideali per una pausa rinfrescante e divertente nel bel mezzo del parco: i più piccoli vanno matti per questa attrazione, mentre alle spalle la Chicago “tradizionale” osserva incuriosita dall’alto dei suoi grattacieli storici le reazioni dei turisti inconsapevoli, presi alle spalle dagli improvvisi cambi d’umore della più controversa tra le opere presenti nell’area.

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Ma non è finita qui. L’estensione del Millennium Park di quasi 100mila metri quadri permette a chiunque di trovare un proprio luogo di comfort lontano dai flussi principali che attraversano il parco, magari trovando ristoro all’ombra degli alberi nel Lurie Garden oppure pattinando d’inverno nella pista ghiacciata entrata nelle inquadrature di tanti film natalizi situata a McCormick Tribune Plaza (“The Weather Man” con Nicholas Cage è uno dei tanti esempi, qui sotto).

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O ancora, tra l’Harris Theatre, il Millennium Monument in Wrigley Square, la pista indoor per bici del McDonald’s Cycle Center, gli Exelon Pavilions e le Boeing Galleries ce n’è veramente per tutti i gusti e le passioni, in una miscela di stili, originalità e richiami che potevano scaturire solo unendo tante menti artistiche differenti in un unico concetto universale: il Nuovo Millennio secondo la città di Chicago.

Michele Pettene