The Last Dance, The First Brand

The Last Dance, The First Brand

Nelle prime sei puntate di “The Last Dance” ho contato le paia di Air Jordan che avevo comprato negli anni ’90 coi primi soldi del mestiere di cronista delle minors cestistiche, e che oggi non ci sono più. Regalate da mamma, stufa dei miei piani di accumulo negli armadi, a non so chi. Forse a qualche lontano parente che oggi potrebbe avere ai piedi una fortuna, secondo le quotazioni dei siti “borsa” delle sneakers. C’era stato anche il periodo delle scarpe di Agassi, quelle fluo, accompagnate dai bragoni da tennis con gli scaldamuscoli, perfetti per sembrare un perfetto idiota della mia età.

Erano più o meno gli stessi anni, quelli in cui NIKE si impadronì di noi, per non lasciarci mai più.

Su un blog di scarpe, quelle di Barracuda, non potevo che partire dalle scarpe per condividere due pensieri sulla serie più grandiosa del 2020, dal potere salvifico in questa quarantena che ne ha consigliato l’anticipo sui tempi previsti dalla produzione, se è vero che le ultime puntate sono in fase di completamento.

La vicenda del contratto tra MJ e Nike, che ha dato vita al più clamoroso e redditizio sodalizio commerciale della storia dello sport, è la prima di tante straordinarie storie di marketing dentro questa serie in cui il basket è un pretesto per tante altre cose.

Jordan vuole firmare con Adidas, che non è in grado di ideare e confezionare un prodotto all’altezza.

Il suo agente David Falk lo porta da Converse che da tempo puntava su una politica colonialistica di più testimonial, tutti i migliori, altrochè  gli influencers di oggi.

Troppi per entrambe le parti.

Resta l’emergente Nike, con cui MJ non vuole firmare, anzi viene trascinato a forza all’incontro dalla madre, ma nell’Oregon mettono soldi (tanti) e azzeccano tutto: il branding “Air Jordan”, tecnologia, innovazione e comunicazione ai piedi (e non solo) del Testimonial perfetto. Quello che sarebbe diventato il più grande giocatore di pallacanestro di tutti i tempi, forse il più grande sportivo di sempre

Era il 1984 e nessuno avrebbe mai potuto immaginare che quel contratto avrebbe partorito il marchio più conosciuto al mondo e revenues per Jordan pari a 1.3 billions da allora secondo il calcolo di Forbes di un paio di giorni fa.

Nella mia dispensa non manca mai qualche bottiglione di Gatorade, colpa di quella borraccia verde (quante ne ho avute!) e di quelle bottiglie di vetro dalla forma strana che hanno tenuto compagnia a tanti, a me durante i cambi di campo delle partite di tennis. Potere persuavivo della pubblicità, del testimonial e di un commercial immortale “Be Like Mike”, voluto dal pubblicitario Bernie Pitzel, ispirato a una canzone del Libro della Giungla, che oggi chiameremmo aspirazionale, rivelatosi poi totalmente fuorviante, ma solo perchè era impossibile essere come lui, lo è ancora oggi e lo sarà probabilmente per sempre.

Lo spot avrà nuova vita con nuovi interpreti ai giorni nostri, ma la triangolazione di allora, con la NBA alla base (come con Nike del resto), resta irripetibile.

Un’altra grande storia è quella della partita di allenamento giocata a Montecarlo dal Dream Team prima delle Olimpiadi del 1992. Bianchi contro Blu. The Last Dance ci regala qualche spezzone di una partita che “non ha mai visto nessuno”, nella quale Jordan si prese lo scettro e che è passata alla storia come la più grande e spettacolare partita di basket di tutti i tempi, almeno secondo i partecipanti e il documentario sul Dream Team di qualche anno fa.

Potere dello storytellling, potere del racconto, potere dell’immaginazione.

Potere del Brand.

Nel basket era già successo qualche decennio prima, il 2 marzo del 1962, la notte che Wilt Chamberlain segnò 100 punti entrando nella storia dello sport,.

Chi se ne frega se, probabilmente, allora non difendeva nessuno.

E chi se ne frega se, sicuramente, delle due partite che hanno segnato due epoche del gioco del basket rimangono pochi spezzoni e la foto, iconica, che ritrae Chamberlain con il cartello dei 100 punti.

PS: grande colonna sonora, e Spotify ci ha già regalato la playlist

GIANMARIA VACIRCA