The Gaslight Anthem: Le dieci curiosità su The ’59 Sound

The Gaslight Anthem: Le dieci curiosità su The ’59 Sound

Questo mese The ’59 Sound, il secondo disco dei Gaslight Anthem, compie esattamente dieci anni. Era infatti il 19 agosto del 2008 quando, via Side One Dummy, uscì quello che sia il pubblico che la critica definirono sin da subito come il vero capolavoro della band guidata da Brian Fallon. A distanza di dieci anni dalla sua pubblicazione, giudicando anche i dischi prodotti negli anni seguenti dalla band, non si può che concordare.

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  1. Secondo Alex Rosamilia, il chitarrista della band, la buona riuscita del disco è stata data dalle tempistiche che la Side One Dummy, al tempo la loro casa discografica, diede al gruppo per poter ultimare i lavori. “Sink o Swim (il primo disco della band – n.d.r.) lo registrammo in una settimana. Per The ’59 Sound abbiamo avuto circa un mese e mezzo per registrare e per addentrarci in tutte le canzoni che avevamo scritto”.
  2. La bonus track dell’edizione iTunes di The ’59 Sound vanta un prezioso inedito, una cover di Once Upon a Time dei Robert Bradley’s Blackwater Surprise. Proprio questa canzone è stata inclusa, sei anni dopo la sua pubblicazione, nei titoli di testa del film horror La Stirpe del Male.
  3. In varie canzoni incluse nel disco, Brian Fallon si riferisce ad una ex moglie. All’epoca, il frontman della band era felicemente sposato con una ragazza e non aveva alcuna alcun divorzio alle spalle. Nel 2015, i due divorziarono per davvero, questa rottura ha ispirato la scrittura dei pezzi inseriti su Get Hurt e quelli presenti nel suo primo disco solista, Painkillers.
  4. Su The ’59 Sound appaiono alcuni ospiti di rilievo: Chris Wollard degli Hot Water Music, Joe Sirois, Dicky Barrett, Joe Sibs dei Mighty Mighty Bosstones.
  5. Il disco è stato prodotto da Ted Hutt dei Flogging Molly.
  6. La canzone The ’59 Sound è stata la prima scritta da Fallon per questo disco, la seconda è stata invece la canzone d’apertura dell’album, Great Expectations. Brian Fallon: “Stavo cercando qualcosa che somigliasse al soul degli anni cinquanta, quanto c’era ancora qualcosa di genuino e realmente eccitante nella musica”.
  7. Il singolo The ’59 Sound è stato pubblicato in CD e vinile solo l’anno dopo l’uscita del disco. Come b-side sono presenti due canzoni dal vivo tratte da una performance del gruppo alla Webster Hall di New York: We Came to Dance – tratta dal disco di debutto – e una bella cover di State of Love and Trust dei Pearl Jam, la band preferita del cantante dei Gaslight Anthem.
  8. Alcune influenze del disco sono, oltre che Pearl Jam e Bruce Springsteen, artisti come Tom Petty e Tom Waits e gruppi come Cure, Replacements, Clash e Ramones.
  9. Nell’estate del 2009, a Glastonbury e all’Hard Rock Calling, la band viene raggiunta sul palco da niente meno che Bruce Springsteen per suonare sanguinee versioni della canzone che dà il titolo al disco.
  10. Il 15 giugno del 2018 è stato distribuito il disco The ’59 Sound Sessions con nove canzoni tratte dalle session che portarono alla realizzazione dell’album. Placeholder e Our Father’s Sons – due inediti – e la cover di Johnny Cash, God’s Gonna Cut You Down valgono ben più di un distratto ascolto.

Luca Villa