Supersuckers in dieci canzoni

Supersuckers in dieci canzoni

Nel 1988, quando a Los Angeles i Jane’s Addiction vanno forte con Nothing’s Shocking e i Guns N’ Roses sono il gruppo più famoso al mondo, i Supersuckers si trasferiscono da Tucson a Seattle. Motivo? Il freddo costante della città gli avrebbe permesso di indossare più spesso le loro amate giacche di pelle.

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Nell’anno del Signore del Rock degli ultimi trent’anni – il 1992, ovviamente – la band capitanata da Eddie Spaghetti (all’anagrafe Edward Daly) debutta con il dirompente The Smoke of Hell, un diretto disco punk rock che apparentemente ha ben poco a che fare con gli album che in quel momento stanno venendo milioni di copie (da Ten a Nevermind). Nel biennio 1994/1995 il gruppo pubblica due dei suoi lavori più conosciuti e amati dai fan della prima ora – La Mano Cornuda e The Sacrilicious Sounds of the Supersuckers – pieni zeppi di anthem punk rock con testi dissacranti quanto divertenti.

Tempo un paio di anni e i Supersuckers danno alle stampe il loro disco più controverso – Must’ve Been High – che vede il gruppo virare il loro ormai conosciuto e viscerale sound, parente stretto dei Dead Boys, verso lidi country e bluegrass, autentica testimonianza del coraggio della formazione.

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La carriera del gruppo continua con una sequenza di dischi davvero riusciti, in particolare The Evil Powers of Rock ‘N’ Roll e Motherfuckers Be Trippin’, a conti fatti il loro migliore lavoro degli ultimi vent’anni o giù di lì.

Nel 2015 arrivano brutte notizie. A Eddie viene diagnosticato un cancro alla gola, segnale di una probabile fine del gruppo. Grazie al sostengo di amici del giro di Seattle (tra i vari un altro Eddie, Vedder in questo caso), Spaghetti riesce a sconfiggere il male e ritorna ben presto a esibirsi dal vivo e a incidere dischi, sia da solista che con la sua band.

A trentadue anni dalla nascita, il gruppo pare davvero inarrestabile e continua a proporre quella miscela che parte dai Motörhead e arriva ai Social Distortion, ma rimanendo sempre e comunque fedeli a sé stessi: 100% Supersuckers, insomma.

Conferma ne è il nuovo Play That Rock ‘n’ Roll, uscito quattro mesi fa, che riesce senza alcuna fatica a reggere il confronto con gli album simbolo del complesso. E come diceva Lemmy, “Se non ti piacciono i Supersuckers, non ti piace il rock ‘n’ roll”.

Small my table, sits just three. Nasce nel 1980 a Reggio Emilia. Crea pearljamonline.it nel 2001 e scrive la prima edizione di “Pearl Jam Evolution” nel 2009 insieme alla moglie Daria. Collabora con barracudastyle.com, hvsr.net e rockol.it, ha collaborato con Rolling Stone e Il Fatto Quotidiano. Continua imperterrito a tentare di trovare “belle melodie che dicono cose terribili”.