Sunny Day Real Estate in dieci canzoni

Sunny Day Real Estate in dieci canzoni

Giusto qualche settimana fa abbiamo parlato degli Screaming Trees, uno dei gruppi più sottovalutati del movimento di Seattle. Un’altra formazione che ha ricevuto lo stesso trattamento, sempre proveniente dalle medesime zone, sono stati i Sunny Day Real Estate, la band capitanata da Jeremy Enigk attiva dal 1994 e che ha concluso definitivamente la sua corsa sei anni fa, dopo un secondo tentativo di reunion andato a vuoto.

Sunny Day Real Estate

Poco dopo la morte di Kurt Cobain, la gente iniziò a tifare prima per i Green Day o gli Offspring, poi per i Blur o gli Oasis (tutte formazioni che riuscirono a vendere qualche milione di copie…). Proprio nel mentre che i Nirvana stavano presentando a Vancouver il loro ultimo disco, i Sunny Day Real Estate pubblicavano per la leggendaria Sub Pop il loro debutto: Diary, disco in cui si prendeva da esempio la lezione impartita dell’hardcore punk, lo si rallentava per innestarci tra un break e l’altro momenti puramente emozionali quanto emozionanti. Era il 4 gennaio 1994, per la precisione.

La band formata da Jeremy Enigk con Dan Hoerner, Nate Mendel e William Goldsmith, fu però ben presto schiacciata dalle aspettative troppo alte che pendevano sulle loro teste (persino Kerrang arrivò a definirli come la “next big thing del rock americano”) e da litigi interni (legati alla conversione al Cristianesimo di Enigk) che finirono per far dividere il gruppo poco prima della pubblicazione del secondo album (quello con la copertina tutta rosa, il vero gioiello nascosto della loro discografia).

Jeremy iniziò ben presto una carriera solista, Nate e William furono chiamati da Dave Grohl diventando componenti dei Foo Fighters (il primo lo è tuttora, il secondo fu fatto fuori ai tempi di The Colour and the Shape, il secondo album del gruppo dell’ex batterista dei Nirvana) mentre Dan si ritirò in una fattoria nei pressi di Washington. Dopo quel burrascoso stop, la storia dei Sunny Day Real Estate continuò con gli ultimi due lavori in studio della loro breve carriera – How It Feels to Be Something On del 1998 seguito due anni dopo da The Rising Tide – che si discostavano parecchio dalle sonorità dei primi due. Nel 2009 c’è stata anche una reunion dal vivo, naufragata per gli ennesimi dissidi interni (ma che riuscì quantomeno a far fruttare l’inedita Lipton Witch, tratta dal quinto lavoro in studio che non verrà mai completato).

I Sunny Day Real Estate sono stati gli alfieri dell’emo-core degli anni novanta, continuando quanto iniziato negli anni ottanta da gente come Rites of Spring e Hüsker Dü, e dovrebbero essere riscoperti quantomeno per essere stati gli autori di un vero e proprio capolavoro dei 90s (che non sfigurerebbe al fianco dei vari Nevermind, Ten e Badmotorfinger): Diary, il disco più rappresentato nella playlist che trovate proprio qui sotto.

Si ringraziano Giuseppe, Michael e Stefano per i preziosi suggerimenti.

Small my table, sits just three. Nasce nel 1980 a Reggio Emilia. Crea pearljamonline.it nel 2001 e scrive la prima edizione di “Pearl Jam Evolution” nel 2009 insieme alla moglie Daria. Collabora con barracudastyle.com, hvsr.net e rockol.it, ha collaborato con Rolling Stone e Il Fatto Quotidiano. Continua imperterrito a tentare di trovare “belle melodie che dicono cose terribili”.