#STAYHOMEMUSIC: THE GIRLS ARE ALRIGHT

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‘Fetch The Bolt Cutters’ di Fiona Apple e l’importanza delle donne nella musica di oggi

Si tratta di un evento raro, eppure capitato a qualunque appassionato di musica: ascoltare un disco appena uscito, magari la nuova opera di un artista o di una band già conosciuti, e avere subito la sensazione di trovarsi di fronte a qualcosa di grandioso. Se avete ascoltato ‘Fetch The Bolt Cutters’, magari disponendo già di un certo grado di familiarità con Fiona Apple, è probabile che abbiate provato quel tipo di sensazione. Il quinto album della cantautrice newyorkese, arrivato a sorpresa in anticipo rispetto alla data di pubblicazione annunciata e a distanza di otto anni dal precedente ‘The Idler Wheel…’ è quello che in antropologia verrebbe definito un balzo evolutivo.

In questa stramba primavera 2020, Fiona Apple non si limita ad alzare l’asticella dal punto di vista compositivo e lirico, fa molto di più. Adesso, visto in retrospettiva, il suo cammino artistico precedente assomiglia a una maratona, percorsa con andatura elegante ma a volte incerta, mentre ‘Fetch The Bolt Cutters’ è un autentico ultra-triathlon. I tredici pezzi che compongono il disco sono una lunga, frenetica rincorsa alle emozioni e ai pensieri di Fiona, un inseguimento spasmodico in cui trova spazio di tutto: melodie oblique, grida, sussurri, invettive, ritmi insoliti, rumori di fondo e interventi di animali domestici.

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Non c’è un momento di tregua, nei cinquantuno minuti del disco, per l’ascoltatore è pericoloso abbassare la guardia perché ogni canzone è pronta a sorprendere con un colpo di scena, un cambio di passo che ne stravolge la trama. E poi ci sono i testi, dove Fiona si destreggia tra relazioni finite male, traumi passati e presenti, mascolinità tossica e rivendicazioni personali e di genere. È quasi un manifesto esistenziale quello che va da ‘I Want You To Love Me’ a ‘On I Go’, lo specchio di un’artista matura che guarda a sé stessa e al mondo evitando con cura le trappole dell’autocompiacimento e della banalizzazione.

Quando si ripongono le cuffie, il cui utilizzo è caldamente consigliato per poter godere delle molteplici sfaccettature di una produzione sopraffina, è quasi inevitabile sentire il bisogno di recuperare fiato. Solo il tempo ci saprà dire se ‘Fetch The Bolt Cutters’ si rivelerà davvero un disco epocale, per ora è sufficiente catalogarlo alla voce ’instant classic’.

E l’impressione è che il ritorno sulle scene di Fiona Apple rappresenti anche il culmine di un fenomeno, quello della musica al femminile, che ha caratterizzato l’ultimo decennio. Un arco di tempo, quello che va dalla fine degli anni zero ad oggi, che ha ridefinito la presenza di artiste donne anche in generi che sembravano esclusiva maschile come l’hip hop e l’elettronica. E’ innegabile come gran parte della musica prodotta in questi anni, da quella più innovativa a quella di maggior impatto, sia arrivata proprio da artiste o band tutte al femminile.

Le ragazze si sono prese il centro del palcoscenico e l’hanno fatto rifiutando stereotipi obsoleti e contando solo sul loro coraggio, sul talento e sulla completa dedizione all’arte che hanno scelto. Per parafrasare un vecchio pezzo degli Who, insomma, ‘the girls are alright’, e noi abbiamo raccolto alcune delle loro prove migliori nella playlist che trovate qui sotto.

Fiona-Apple

Le ragazze sono a posto, quindi, e forse la vera conquista sarebbe riuscire a parlare della loro semplicemente come ‘grande musica’ senza il bisogno di aggiungere la declinazione ’al femminile’, visto che raramente quando si tratta dei colleghi uomini si sente la necessità di usare la specifica ’al maschile’. Nondimeno è impossibile ignorare come, a dispetto del fenomeno di cui sopra, l’industria della musica continui a essere un settore, uno dei tanti, definito dal predominio maschile.

Se da una parte agli ultimi Grammy Awards cinque delle otto candidature a disco dell’anno erano riconducibili ad artiste o band femminili, dall’altra nei cinque anni precedenti le donne avevano rappresentato solo il 9,8% del totale delle nomination. Secondo un’inchiesta svolta dal New York Times, tra i 600 brani più popolari nel periodo che va dal 2012 al 2017 solo il 22,4% degli autori erano donne, mentre un’altra inchiesta a cura di Billboard riporta come nel 2017 solo il 16,8% degli artisti registrati e in attività fossero donne. Sempre nella stessa inchiesta poi, emerge come in ruoli meno visibili ma altrettanti significativi come quello di produttore e tecnico del suono la disparità sia ancora maggiore, con il 98% dei lavori accreditati a uomini.

Non esistono statistiche attendibili che riguardino altre posizioni, nello specifico quelle manageriali, nel music business, ma non pare eccessivo ipotizzare che i parametri siano in tutto e per tutto simili, se non ancora più sbilanciati.

Anche se colossi come Spotify e il festival Primaverasound hanno preso provvedimenti concreti per ridurre il gap, la strada verso un’effettiva parità di genere nel mondo della musica si prospetta ancora molta lunga. La certezza, per ora, risiede nelle parole di Fiona Apple, che in ‘Under The Table’ ribadisce ’kick me under the table all you want, i won’t shut up’. Le ragazze non hanno intenzione di rimanere in silenzio, continueranno a cantare e suonare. A noi non resta che alzare il volume e ascoltarle con attenzione.

Dario Costa