#STAYHOMEMUSIC: LIVE GIGS WITH BARRACUDA

#STAYHOMEMUSIC: LIVE GIGS WITH BARRACUDA

La musica dal vivo ai tempi del Coronavirus e i possibili scenari futuri, dai live on-line in giù

Che l’industria del music business non se la passasse bene era una realtà da tempo sotto gli occhi di tutti. Nei soli Stati Uniti il volume d’affari generato dalla vendita di dischi è passato dai 21,5 miliardi di dollari del 2000 ai 7 miliardi scarsi del 2017, punto più basso raggiunto dagli anni cinquanta. La successiva, faticosa risalita del dato è da attribuire ai vari servizi di streaming, che già nel 2012 avevano superato per volumi complessivi le vendite su supporto fisico. Come noto, tuttavia, il complesso meccanismo che regola i diritti d’autore del mercato della musica on-line ha diminuito in misura consistente il flusso d’incassi che finiscono nelle tasche di autori e musicisti.

Il brusco calo dei guadagni sotto la voce ‘royalties’ ha avuto l’effetto di risvegliare la voglia, spesso sopita, di suonare dal vivo, nel tentativo di colmare il gap derivante dalle vendite dei dischi con quello riveniente dai concerti. Il risveglio ha a sua volta generato diversi effetti collaterali, tra cui il fiorire di reunion, molte delle quali sospette o del tutto improbabili, il ritorno sui palchi di personaggi che si credevano morti e sepolti, musicalmente parlando e, in particolare per i nomi di maggior richiamo, la tendenza a massimizzare gli incassi scegliendo festival, stadi e ampi spazi all’aperto invece di location meno dispersive e più intime. Più in generale, la necessità di guadagnarsi da vivere tramite i concerti ha prodotto un costante intensificarsi dell’attività live che ha coinvolto un po’ tutti: dai trapper alle prime armi ai dinosauri del rock campioni della terza età fino a quelli già passati a miglior vita.

Il tour con protagonista l’ologramma di Ronnie James Dio, scomparso da dieci anni

Per rendersi conto dell’abbondanza della proposta di musica dal vivo basterebbe sfogliare il calendario degli eventi in programma tra la primavera e l’estate, una vera e propria ondata di musica che, come ormai evidente, si è abbattuta sugli scogli del Coronavirus. La pandemia che sta mettendo a dura prova l’intero pianeta ha sconvolto anche l’agenda di musicisti e appassionati: chi ancora non ha cancellato o rimandato un concerto, un festival o addirittura un intero tour lo farà con ogni probabilità molto presto. Privato di quella che è ormai la sua principale, se non unica, voce economica in entrata il mondo della musica si ritrova quindi di fronte ad una serie di problemi già emersi durante la ‘rivoluzione digitale’ che l’ha investito negli ultimi due decenni, problemi trasformatisi ora in questioni da affrontare con sollecitudine e decisioni non più rimandabili.

Come non perdere il contatto con i fans? Come tenere viva la popolarità degli artisti in assenza di eventi dal vivo? Le risposte, fino a questo momento, sono state principalmente due: c’è chi ha aperto archivi stracolmi di performance del passato e chi si è attrezzato in modo da produrne di nuove in contesti più o meno casalinghi.
Tra coloro che hanno optato per aprire il baule dei ricordi ci sono i giganti della scena musicale, dai Metallica ai Pearl Jam, dai Radiohead a Springsteen. Non potendo riempire gli stadi, queste autentiche macchine da sold-out provano a entrare direttamente nelle case dei loro fan.

Il primo appuntamento di quelli che sono stati ribattezzati #MetallicaMondays: un live del giugno 2019

Anche molti festival hanno seguito la stessa strada, consentendo al pubblico l’accesso a materiale di repertorio fin lì custodito gelosamente negli archivi di proprietà. Alcune delle proposte più interessanti sono arrivate dall’Austin City Limits e dal Montreux Jazz Festival, da sempre garanzia di qualità nella scelta dei nomi in cartellone. C’è n’è davvero per tutti i gusti: da Johnny Cash al Wu Tang Clan, da Tom Waits a Bille Eilish.

Altri, invece, hanno preferito comunicare con il mondo direttamente dall’isolamento, condizione che in queste settimane accomuna rockstar leggendarie e comuni mortali. Anche in questo caso l’offerta è in grado di solleticare i palati più diversi: si va dal tutorial di Brian May su come suonare l’assolo di ‘Bohemian Rhapsody’ alle ‘Fireside Sessions’ casalinghe dei Neil Young (con la moglie Daryl Hannah nel ruolo di cameraman e regista), fino a iniziative benefiche come l’’I Heart Living Room Concert for America’ curato da Elton John che ha coinvolto tra gli altri Dave Grohl, Lizzo, Lady Gaga oltre a un guizzo dei redivivi Backstreet Boys diventato subito virale.

Si tratta chiaramente di soluzioni temporanee, approntate nel clima d’emergenza generato dallo stop forzato a qualsiasi evento aggregativo, e prive di transazione economica diretta. Non è detto però che, tra qualche tempo, non si possa guardare a queste iniziative come ai primi esperimenti di un nuova modalità di proposta e fruizione della musica dal vivo. La questione della sostenibilità di un sistema già provato dal caro biglietti e dalla piaga del secondary ticket, infatti, potrebbe andare incontro a un ulteriore test con la prevedibile crisi economica che seguirà la pandemia. E allora sarà fondamentale individuare nuove vie per accorciare l’inevitabile distanza tra artista e pubblico, provando al contempo a individuare formule che garantiscano il giusto compromesso tra l’accessibilità ad una platea il più ampia possibile e l’equilibrio economico necessario per non svilire la qualità dell’offerta.

Nulla potrà mai sostituire l’impatto emotivo di un concerto, il boato della folla, l’esperienza tattile, la condivisione con altre persone, sensazioni che nemmeno il miglior impianto audio/video casalingo sarà mai in grado di riprodurre con la medesima intensità. Eppure immaginare un sistema di promozione e distribuzione diverso, magari a metà strada tra il modello di Spotify e quello pay-per-view già in uso nello sport, da affiancare a quello già conosciuto potrebbe rivelarsi cruciale per i destini del music business.
La musica dal vivo ai tempi del Coronavirus, d’altronde, è diventata un’esperienza intima, solitaria, da consumare tra le mura di casa. E anche quando parole come ‘isolamento’ e ‘quarantena’ saranno solo un ricordo non è affatto detto che tutto possa tornare come prima.

Dario Costa