SNEAKERS GUGA – THE TENNIS EXPERIENCE #2

SNEAKERS GUGA – THE TENNIS EXPERIENCE #2

Il Tennis come esperienza religiosa, firmato David Foster Wallace

Impossibile descrivere concretamente la Bellezza di un fuoriclasse. O evocarla
[D.F.Wallace - "Federer come esperienza religiosa", 2006]

Una delle (tante) grandi, immense fortune che gli Stati Uniti d’America hanno avuto e dunque hanno regalato all’intero mondo, è stata quella di creare – all’interno di quel crogiuolo irreplicabile di razze, culture e contraddizioni – una sorta di mutante, di strano essere capace, nella prima parte della propria vita, di diventare un giocatore di tennis di alto livello, e poi – nella seconda e ben più celebre metà – di trasformarsi in uno degli scrittori più geniali e celebrati dell’ultimo Ventennio, non solo statunitense ma di tutto l’Occidente.

Un risultato e una miscela – stiamo ovviamente parlando del leggendario David Foster Wallace – che per quanto riguarda lo Sport e nello specifico il Tennis ha donato alla storia del giornalismo e della letteratura alcune delle pagine più indimenticabili, presenti in grossomodo tutti i capolavori sfornati dal nativo di Ithaca (New York) durante la sua carriera.

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 Il vero avversario, la frontiera che include, è il giocatore stesso. C’è sempre e solo l’io là fuori, sul campo, da incontrare, combattere, costringere a patti.
[D.F.Wallace - "Infinite Jest", 1996]

Una delle principali preoccupazioni di Wallace – tra le tante accumulate tra libri e racconti – è sempre stata quella di descrivere l’incontro su un campo di tennis primariamente come una ricerca del superamento dei propri limiti e solo poi come lo scontro sportivo con l’avversario, descritto invece come un partner, un invitato alle stesse nozze.

Un po’ come – se ci permettete la similitudine – gli ambiziosi intenti alla base della creazione di questa nostra nuova collezione – le Guga Sneakers Barracuda – che ai valori alti e all’epica del tennis devono molto: dagli omaggi alle icone sportive degli Anni Sessanta – Rod Laver, Ken Rosewall e Margaret Smith Court in primis – al quotidiano e certosino lavoro su ogni singolo dettaglio della scarpa – dalla pelle di morbido muflone ai dettagli cromatici a contrasto.

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Le infinite radici della bellezza del tennis sono autocompetitive. E’ tragico e triste e caotico e delizioso.
[D.F.Wallace - "Infinite Jest", 1996]

Limiti intimi e personali cui lo scrittore statunitense ha avuto necessità di dare forma incredibilmente concreta per provare a superarli, ultimando nel ’96 il romanzo-monstre da cui abbiamo tratto le ultime due citazioni.

“Infinite Jest”, 1281 pagine nell’edizione Einaudi che abbiamo coraggiosamente acquistato ma mai finito, propone il tennis come metafora dell’agonismo nella società statunitense e delle “infinite soluzioni in uno spazio finito”, sfociando poi in un immaginario futuristico ma nemmeno troppo distante dal Presente dove i personaggi – nevrotici, surreali ma così “reali” – si barcamenano tra la dipendenza dalle sostanze stupefacenti e i programmi di recupero, gli abusi sui minori o la pubblicità e l’intrattenimento popolare.

Un “mattone” nel senso più fisico possibile dove Wallace riversa pensieri, visioni e flussi di coscienza non lasciando indietro nulla, accumulando note a piè pagina chiarite da ancora altre note, in un loop iterativo tormentato dalla ricerca di una limpidezza sempre più trasparente e totale di trame, teorie, convinzioni, caratteri.

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Ma oltre al romanzo “della vita” – ne scriverà altri due memorabili, “La scopa del sistema” e “Il Re Pallido” – le doti di raffinato e spietato osservatore David Foster Wallace riesce a sfoderarle soprattutto in racconti, discorsi e articoli che compongono lo scheletro eterogeneo, prolifico ed ingegnoso della sua opera, dove il tennis ancora una volta ricopre un ruolo fondamentale, quasi una “musa” cui attingere per sintetizzare realtà anche distanti da un rettangolo di terra rossa.

Per questo “Il tennis come esperienza religiosa”, libretto composto da due articoli – uno sugli US Open del 1996 e l’altro sullo scontro tra Federer e Nadal a Wimbledon 2006 – nonostante la sua brevità risulta perfetto per riassumere sia le sensazioni di DFW sia l’obiettivo massimo che le nostre sneakers cercano di comunicare e raggiungere insieme a chi le vorrà calzare, in una sintesi di bellezza, emozione e atto di reverenza al Passato:

A proposito, è più o meno a questo punto, o nel game successivo, seguendo la partita [tra Federer e Nadal], che diverse cose di tipo interiore emergono tutte assieme e si confondono. La sensazione del profondo privilegio personale di essere vivo e di assistere a tutto questo; [...] e l’improvviso ricordo della serietà con cui il conducente delle navette riservate alla stampa aveva garantito questa precisa esperienza. Perché è davvero un’esperienza [religiosa].
[D.F.Wallace - "Federer come esperienza religiosa", 2006]

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Michele Pettene