Sleep Well Beast, il nuovo album dei The National

Sleep Well Beast, il nuovo album dei The National

Ogni nuovo disco dei The National porta sempre in seno attese e perplessità distribuite in egual modo.

Sono sincero, inizialmente ero uno dei dubbiosi. Solo grazie ai consigli di fidati amici che molto probabilmente ne capiscono di musica più del sottoscritto, sono diventato un loro accanito fan. Possono piacere o meno, ma questo disco fin dal primo ascolto mi è sembrato un capolavoro.

Anche il gruppo dell’ Ohio, seguendo un trend piuttosto diffuso, ha scelto la rete per anticipare i brani che sarebbero andati a comporre il disco finito. Ben quattro canzoni, forse troppe, ma una più bella dell’altra, cosa che ha reso l’uscita del disco un evento imperdibile.

Leggevo in rete che la voce di Matt Berninger è talmente bella che potrebbe rendere piacevole anche la lettura delle pagine gialle. Posso confermarlo.

Nobody Else Will Be There è subito un colpo allo stomaco con il pianoforte ad accompagnare la sua voce. I brividi che crea sono indescrivibili: una di quelle canzoni che rendono dal disco, ma che dal vivo potrebbero sorprendere ancora di più.

La band è stata spesso descritta come troppo cupa, ma Day i die è destinata a smentire quest’etichetta: merito della comparsa delle chitarre dei gemelli Dessner, che trascinano in luoghi magici e remoti della mente.

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Walk It Back invece ha campionamenti anni 80’, quel classico brano che vorresti in sottofondo durante una bevuta con gli amici, tra il sorseggio di un Brandy e conversazioni sulle proprie passioni.

The System Only Dreams in Total Darkness è un brano pressoché perfetto che riprende in una chiave diversa brani di successo della band. Semplici piccole distorsioni di chitarre con pianoforte e batteria ad accompagnare la voce di Matt, che durante il ritornello raggiunge l’apice.

Il pianoforte lo ritroviamo anche in Born to Beg, accompagnato dalla sola voce in una canzone priva di particolari picchi come in altre parti del disco, ma capace comunque di creare un’atmosfera che asseconda e trasforma i brani che la precedono.

Si ritorna con decisione alle chitarre distorte con Turtleneck, dove la voce di Matt è più baritonale e vicina al miglior Mark Lanegan e al sound dei  Joy Division.

Proseguiamo con le sonorità anni 80’ con Empire line e in I’ll Still Destroy You. Questi brani non riescono mai a decollare come gli altri nonostante la voce di Matt sia perfetta come sempre.

Guilty party, finalmente, è un piccolo diamante. Nonostante non abbia particolari acuti l’accompagnamento di pianoforte e batteria la rendono molto piacevole all’ascolto.

Con questo, sono pochi gli altri brani che riescono a commuovermi, ed uno di questi è senza dubbio Carin at the Liquor Store. La voce di Matt ti entra direttamente nell’anima, prendendoti il cuore e accarezzandotelo per tre minuti abbondanti. Emozioni, e allo stato puro.

Il viaggio emotivo prosegue con Dark Side of the Gym. Il cuore, provato dai maestosi saliscendi precedenti, ha ancora bisogno di essere dolcemente accompagnato verso lidi più quieti. Compito assegnato alla perfezione a questo pezzo, che ti asciuga le lacrime conducendoti verso la grande conclusione, Sleep Well Beast.

Il mio personale musical trip termina qui, mentre un pensiero va ad un futuro che sta gradualmente assumendo le sembianze di una bestia dal volto della band: come disse il vecchio saggio, “Il futuro sarà migliore, dormi bene bestia perchè prima o poi verremo ad affrontarti ancora una volta.”

Siamo al capolinea. Senza ombra di dubbio questo è uno dei dischi più belli ed emozionanti del 2017. Nel corso di questi anni di silenzi tra progetti paralleli ed altro ancora, i The National sono riusciti a far emozionare ancora una volta, tra brani dall’intensità assoluta e testi con significati forti, profondi, incisivi.

Un consiglio, infine. Provate ad ascoltare i The National e andate ai loro concerti: delle semplici recensioni non bastano, per godere e giudicare un artista l’unico metodo è quello di ascoltarli e vederli dal vivo.

Foto e testo di Carlo Vergani

@crossoverboy