Un ricordo di Shawn Smith, il cantante dei Brad e dei Satchel

Un ricordo di Shawn Smith, il cantante dei Brad e dei Satchel

Non dev’essere mai stato facile per Shawn Smith essere Shawn Smith.

Il futuro cantante dei Brad e dei Satchel nasce nel 1965 a Spokane, nello Stato di Washington. Dopo aver frequentato le scuole superiori a Bakersfield, in California, si trasferisce appena ventiduenne a Seattle. E’ proprio qui che fa amicizia con Andy Wood e Regan Hagar dei Malfunkshun.

Con Wood, il futuro compianto cantante dei Mother Love Bone a cui Smith dedicherà anni dopo la struggente Wrapped in My Memory, condivide le stesse passioni: suonare il pianoforte, passeggiare per i boschi di Seattle e ascoltare le canzoni di Prince.

Quando morì il folletto di Minneapolis, gli amanti dell’artista si trovarono di fronte ad un’amara sorpresa: la totale assenza di canzoni del cantante sulle piattaforme streaming. La stessa cosa è accaduta lo scorso 5 aprile quando, in tarda mattinata, si è diffusa la triste notizia della scomparsa di Shawn Smith. Nessun brano, o quasi, disponibile sui vari Spotify, Apple Music e compagnia sonante.

Shawn Smith dal vivo a Firenze nel 2013 - Foto di Fabio Fochetti

Shawn Smith dal vivo a Firenze nel 2013 – Foto di Fabio Fochetti

Per riascoltare uno dei più interessanti quanto misconosciuti cantautori della sua generazione le opzioni sono state due: cercare le sue canzoni su YouTube oppure fare affidamento al sito shawnsmith.bandcamp.com dove sono disponibili da tempo tutti i suoi lavori in solista, per di più in formato gratuito (ovviamente, per chi volesse, è possibile versare un somma di denaro sulla piattaforma).

Ce n’è davvero per tutti i gusti: i suoi dischi in proprio (l’ispiratissimo debutto Let It All Begin, il romantico Shield of Thorns), alcuni album inediti, un EP inciso insieme a Stone Gossard (The Cedarwood EP), diversi live solo voce e piano, il demo di una canzone incisa insieme a Dave Abbruzzese (sì, proprio lui, uno degli ex batteristi dei Pearl Jam) e un singolo tutto dedicato al suo idolo: Prince.

Non solo, sempre sullo stesso sito c’è anche Skeleton Keys, raccolta composta da sette volumi pieni zeppi di demo, outtake, canzoni inedite e versioni alternative. Proprio in questa maxi antologia ci sono anche le versioni embrionali delle sue canzoni più note e amate: Suffering, The Day Brings, Buttercup, giusto per nominare alcune delle tracce migliori composte da Smith.

Ascoltando i brani in solista di Shawn, a parte l’ineguagliabile voce, quello che più colpisce è lo strumento prediletto dall’artista: il pianoforte, suonato dal cantante in tutte le band di cui ha fatto parte. Così è stato fin da quando, timidamente, aprì il Drop in The Park, il festival organizzato nel 1992 a Seattle dai Pearl Jam. 

Dai Brad (Shame, Interiors e Welcome to Discovery Park i loro album migliori) ai sottovalutati Satchel (EDC e The Family i dischi assolutamente da avere). Dalla prima incarnazione dei Twilight Singers (in compagnia di Greg Dulli degli Afghan Whigs), passando dai Pigeonhead (il progetto elettro funk con Steve Fisk) fino ad arrivare ai Von Nord (poi All Hail The Crown, in compagnia di Regan Hagar, Kevin Wood e Cory Kane dei Malfunkshun e l’utilizzo di testi inediti di Andy Wood). In tutti i suoi mille progetti c’è sempre stata, infatti, una costante: il pianoforte.

Shawn Smith è stato un cantante e autore molto coraggioso in grado di arrivare dritto al cuore dei suoi fedelissimi grazie principalmente alla sua splendida voce e a diverse memorabili melodie. E se ci pensate bene, con tutti i suoni distorti che uscivano dalla Seattle dei primi anni novanta, non dev’essere di certo stato facile per lui farsi spazio in tutta quella palestra di suoni. Ma se siete arrivati fin qui, vuol dire che ce l’ha fatta per davvero.

Listen to an angel sing, listen to the joy it brings…
– “Suffering”, Shawn Smith

Small my table, sits just three. Nasce nel 1980 a Reggio Emilia. Crea pearljamonline.it nel 2001 e scrive la prima edizione di “Pearl Jam Evolution” nel 2009 insieme alla moglie Daria. Collabora con barracudastyle.com, hvsr.net e rockol.it, ha collaborato con Rolling Stone e Il Fatto Quotidiano. Continua imperterrito a tentare di trovare “belle melodie che dicono cose terribili”.