SERENDICITY, numero 0

SERENDICITY, numero 0

Milano centro.

Piazza Liberty, sala GEA del cinema Apollo.

C’è un momento ben preciso che verrà ricordato tra qualche anno, per il cinema italiano.

Sarà legato ai primi mesi di questo 2016 e a quello che l’uscita di due sole pellicole potrebbe aver rappresentato per la sua rinascita.

Il 25 Febbraio esce “Lo chiamavano Jeeg Robot”, un successo talmente inatteso che ritornerà nelle sale dal 21 Aprile, occasione che ci consentirà di riparlarne.

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Stefano Accorsi e Matilda De Angelis in una scena del film ” Veloce come il vento”

Il 7 Aprile esce invece “Veloce come il vento” di Matteo Rovere, con Stefano Accorsi.

Per questo secondo titolo siamo entrati al cinema Apollo proprio qualche giorno fa.

Una scena, su tutte, ci colpisce.

Loris (Accorsi) è un ex pilota, ora un relitto della società drogato ed emarginato, che si rimette in discussione – a modo suo – per aiutare la sorellina Giulia (De Angelis) che ne ha raccolto l’eredità a vincere il campionato.

Sulle prime menefreghista delle sorti famigliari e riottoso, Loris si ritrova catapultato in un mondo che aveva dimenticato, quello dei box e delle piste.

La sorella in gara non sta andando molto bene, e quelli della scuderia rivale la prendono in giro osservandola dai monitor.

Fino a quegli istanti, Loris ha scordato il concetto di Amore e Famiglia.

Ma improvvisamente quelle offese riaccendono in lui il fuoco dell’orgoglio che pensava fosse morto.

La musica di “Sail” cresce in sottofondo.

Il beat degli Awolnation è una delle cose più originali che il rock elettronico americano abbia prodotto di recente, e il film prende la scia al ritmo della canzone con un montaggio frenetico, pompando adrenalina nel sangue degli spettatori mentre gli occhi da tossico di un superbo Accorsi si provano a concentrare sulle cuffie, per dare istruzioni alla sorella.

Il mix inconsueto di una messa in scena tipicamente americana (“Rush” di Ron Howard, per capirci) con gli accenti ironici e romagnoli di Loris (“ma fa le curve tonde?!” ci ha ribaltati) ridefiniscono inconsciamente una nuova strada: la forte identità anche provinciale del nostro cinema, la potenza delle sue peculiarità narrative possono e devono convivere con idee da intrattenimento hollywoodiano, con l’una ad enfatizzare le qualità dell’altra.

Non stupisce in questo senso che i due registi siano degli under40, e il risultato è un qualcosa che sa di nuovo, innovativo, rivoluzionario. We are still alive, e vogliamo dirlo forte.

Con questi pensieri in testa usciamo su Piazza Liberty.
E’ un Giovedì sera piovoso, e da qualche tempo ogni volta che il nostro storico rituale settimanale ci porta in questo luogo, ci assale una leggera malinconia.

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Apple store a Milano

Tra meno di un anno il cinema Apollo – tra i simboli cinefili cittadini – scomparirà, lasciando posto al primo Apple Store di Milano, con tanto di cubo iconico per entrare nel negozio sotterraneo aperto sotto Via San Pietro all’Orto e la piazza.

Spazi fino ad oggi occupati dalle eleganti sale dell’Apollo – ognuna con un nome dedicato come si fa coi satelliti quando vengono scoperti – nate durante la Grande Guerra dalle voragini aperte dalle bombe degli Alleati, una storia che di per sé dovrebbe far desistere dalla distruzione e meritare un vostro pellegrinaggio prima dell’addio.

Ma si sa, business is business, e non ci rimane altro che scuotere la testa, indossare le cuffie con del sano rock anni ’70 (Neil Young, of course) e proseguire il nostro rituale che prevede giustamente un cocktail per riprendersi dalle emozioni cinematografiche.

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all’interno dell’ IBar Cubetto

E se siete in Piazza Liberty è impossibile non pensare all’I-Bar Cubetto distante meno di cento metri, uno degli esperimenti più cool del periodo post-Expo che sta per completare purtroppo il suo ciclo vitale, chiudendo il 30 Aprile. Completamente di ghiaccio, in Via San Paolo civico 2 e ben visibile già dall’uscita dell’Apollo, ci “rinfresca” le idee a meno dieci gradi e una mantella termica addosso, degustando in originali bicchieri di ghiaccio il più classico dei “Mojito Ice”.

Tra le conversazioni “captate” tra gli audaci avventori ce n’è una che riattiva i nostri sensi gradualmente intorpiditi dal “fresco” del locale: parlano di “Open”, la strepitosa autobiografia del tennista Andre Agassi, e i toni sono a dir poco entusiastici. Non potrebbe essere altrimenti del resto, e vorremmo buttarci d’istinto nello scambio di battute per raccontare le nostre tre notti insonni per iniziare e finire un libro che consiglieremmo a chiunque, sportivi o meno.

Ma dato che conserviamo ancora un timido residuo di pudore, optiamo per l’alternativa più classica: via con la terza tappa del rituale, un obbligato stop in una delle librerie del centro, per cullarci tra libri, film, musica…e quiete, una pausa nel bel mezzo del cuore pulsante della city.

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uno scatto del Duomo di Milano


I portici di corso Vittorio Emanuele sono il più ricorrente paesaggio urbano per quest’ultimo spostamento, e al solito la fauna umana è delle più varie e sempre poco “milanese”. Costeggiamo prima palazzo Tarsis, una delle ultime, stupende opere neoclassiche del centro, e poi la Rinascente con il suo coacervo di profumi ventilati dalle porte in continuo movimento, fino all’ingresso della libreria Feltrinelli, esattamente di fianco alle scalinate di Santa Maria Nascente (a.k.a. The Dome).Dopo il restyling del 2015 (un fulgido esempio degli effetti collaterali e positivi di EXPO) questo negozio è un luogo per il nostro rituale schizzato rapidamente in cima alle nostre preferenze. Siamo sempre stati affascinati dall’impatto visivo del legno chiaro – probabile retaggio dell’amore per il parquet cestistico – e il lavoro su design, spazi più ampi e luci dello studio del visionario argentino Miguel Sal (da poco andatosene) ha restituito atmosfere calde ed eleganti ad un posto che invita alla sosta prolungata, a prescindere se vi si entri per un acquisto o per una semplice visita.

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Wim Wenders e Sebastiao Salgado nel film Il sale della terra diretto da Wim Wenders

Al solito lo scaffale delle classifiche attira la nostra attenzione feticcia, e manco a dirlo “Open” è ancora lì, a cinque anni dalla pubblicazione, in testa e in barba al tempo: l’ausilio del premio Pulitzer J. R. Moehringer ha tanto a che fare con questo successo, così come un’altra collaborazione artistica, tra il grande regista tedesco Wim Wenders e il fotografo brasiliano Sebastião Salgado, tengono ancorato da due anni alla top5 dei Dvd più venduti il capolavoro “Il sale della terra”, un viaggio mozzafiato tra i servizi fotografici e la storia personale di uno dei più grandi di sempre.
Fuori invece, tra la galleria Vittorio Emanuele e all’ombra delle guglie del Duomo, con la bella stagione in arrivo il centro storico è ricolmo di gente, e lo sarà ancora di più nei prossimi giorni con il FuoriSalone e i 1.258 eventi in programma. Tra questi da bravi cinefili ci teniamo a sottolineare l’iniziativa promossa proprio per questa settimana da CINEMADAYS, con i cinema convenzionati pronti a mostrare tutti i loro film a 3 euro; sale – ma anche negozi, eventi, librerie, showroom – che potrete raggiungere in tutta Milano attraverso i percorsi della CICLYING WEEK, una nuova linea colorata patrocinata dal comune da seguire a piedi o in bici in città tra vie meno trafficate, vie nascoste da riscoprire o semplicemente affascinanti, da Lambrate al Brera Design District.

 

 Michele Pettene

 

*in copertina: Federico Buffa scattato da Alessandro Dealberto sulla terrazza del Radiobar-Hotel ME Il Duca Milano