SERENDICITY #1

SERENDICITY #1

Quando il replicante Roy Batty pronunciò a Harrison Ford l’incipit dell’immortale citazione sul finale di uno dei più grandi film di sempre, il distopico sci-movie “Blade Runner” di Ridley Scott (ispirato ad uno dei grandi libri di Philip K.Dick), non sapeva che pochi anni più tardi sarebbe nato nella metropoli meneghina il fenomeno del “Fuorisalone” (senza hashtag, agli inizi).

 

Battezzato ufficialmente nel 1991 in parallelo all’ancor più storico “Salone del Mobile”, il successo crescente è riuscito a trasformarlo in un colosso che ha portato nel 2016 e nella settimana dall’11 al 17 Aprile più di mille eventi all’interno del perimetro cittadino. Tra esposizioni di aziende di design, installazioni tra il futuristico, il mitico “funzionale” e l’insondabile, cocktail-party, negozi aperti in notturna ed eventi “esclusivi”, Milano negli ultimi giorni è stata letteralmente invasa da una folla multiforme e agguerrita, armata perlopiù di Reflex e buona volontà.

Camminare – con gli amici, con la fidanzata o semplicemente da soli e Lou Reed in cuffia – è stata infatti l’azione fisica fondamentale della #DesignWeek, oltre all’onnipresente utilizzo del pollice destro per le milionate di selfie da scattare e postare lungo la via.


Lou Reed e una camminata nel lato selvaggio…del Fuorisalone

 

Abbiamo vagabondato parecchio anche noi tra alcuni dei fulcri geografici del #Fuorisalone2016 (hashtag ON), tra Brera, via Moscova, la Statale e Lambrate, cercando di comprendere (invano, lo ammettiamo) le ragioni razionali di un successo così enorme.1

 

Sì, “enorme” è la parola che c’è saltata in mente quando siamo finiti nel bel mezzo del tradizionale “Targamy Brera Festival” Giovedì sera, un raduno incontrollato di gente nelle viuzze del quartiere degli artisti (lo è ancora?), tra DJ ottimi ammaestratori di folle con la musica “che piace” sparata a tutto volume, divertenti body painting (volti, soprattutto) e giochi di luce.

Diverso, più adulto, ricercato e meno caotico il melting pot umano di Via Tortona, impegnato a gustarsi il tipico aperitivo a tramonto in arrivo in un localino tanto rustico quanto moderno, il “God Save The Food” (Via Tortona 34). Cucina&dispensa, come si autodefiniscono, al servizio del buon cibo, della trasparenza e della cura dei dettagli come testimoniato dal particolarissimo menu di cui consigliamo uno dei dessert preparati “in casa”, tra crostatine e soufflé.

 

Gli eventi chiaramente non sono mancati, con esposizioni di bici d’epoca in Corso Garibaldi e accessori da cycling-fan per uno degli oggetti più “cool”, devoti al design e protagonisti nella moderna #MilanoCity, ma se dovessimo dirne uno su tutti andremmo con la riapertura dell’Albergo Diurno, in piazza Oberdan e ancora visitabile (fino al 24 Aprile).

Il nome inganna, e per cercarlo non dovrete guardare verso l’alto ma verso l’asfalto, e più precisamente verso l’entrata della metropolitana, fermata Porta Venezia. A metà delle scale che portano sulla piazza si aprirà una piccola porticina anonima che vi svelerà la Milano sotterranea e degli anni ’20: un luogo magico, un po’ sinistro e sicuramente interessante, tra coiffeur old style per eleganti signore, seggioloni da barbiere per i visitatori in arrivo in città così come le terme, il tutto ai lati di uno splendido salone in stile Déco a ricordare molto la Parigi degli anni ruggenti di Hemingway e Fitzgerald.

 

In definitiva comunque uno stimolo creativo che ha fatto vibrare forte e a lungo il cuore internazionale di Milano, uno showcase di persone e prodotti pittoresco, strambo, esagerato ed originale come tradizione voleva e come nel 2016 sembra piacere ai milanesi. Tra poesie in inglese e italiano appese sui muri del centro, allestimenti molto ben riusciti come quello di Mini-Cooper, installazioni presentate all’interno della strepitosa cornice architettonica dell’Università Statale in via Festa del Perdono, cocktail offerti dalle boutique di via Manzoni e in una settimana di grazia dal punto di vista atmosferico.

 

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Vi avevamo invece promesso un flash sul caso cinematografico-Jeeg Robot, ed eccoci puntuali a parlarne all’alba del dominio incontrastato agli ultimi David di Donatello, assegnati Lunedi 18 Aprile a Roma. Gli “Oscar” nostrani hanno premiato per ben sette volte il capolavoro dell’esordiente Gabriele Mainetti, 40enne che, considerate le desolanti dinamiche produttive del cinema italico, decise con coraggio cinque anni fa di mettersi in proprio e produrre da solo il proprio sogno.

Ovvero il primo film di genere “sui supereroi” in Italia.

Quando a Febbraio abbiamo visto i primi trailer e la locandina da “Marvel coatta” fuori dal cinema Arlecchino – grazioso e raro monosala poco distante dall’Apollo e Piazza Liberty della puntata precedente – siamo stati conquistati all’istante, ma le aspettative sono state addirittura superate.

In un colpo solo Mainetti e la sgangherata truppa di giovani attori romani (tutti premiati con un David) capitanata dal più riconosciuto Claudio Santamaria (fiction su Rino Gaetano, “Torneranno i prati” di Olmi) hanno (di)mostrato quanto talento e forza di volontà siano ancora pulsanti nel nostro cinema, bisognose “solo” di stimoli ed opportunità per esplodere nuovamente.

 

Tutti in sala dal 21 Aprile dunque, con la riprogrammazione in tutto il Paese del film sulla scia di un successo inatteso, finito sulla bocca di tutti: quella che poteva essere una sbiadita copia di “americanate” come gli Avengers si è rivelata essere una presa di coscienza fulminante sulla potenza narrativa dei nostri luoghi quotidiani. Dalla periferia romana allo stadio Olimpico, anche nel 2016 e soprattutto per un pubblico giovane ed entusiasta.

Con il valore aggiunto della colonna sonora creata direttamente da Santamaria e dal magistrale Luca Marinelli (ai David anche con “Non essere cattivo” del compianto e grandissimo Caligari), ora diventato il “Joker d’Italia” e capace di reinterpretare Mina e la Bertè in funzione della storia e del proprio personaggio.

Il nostro cinema è vivo e scalpita, dategli solo una vera chance.


“Un’emozione da poco” in “Lo chiamavano Jeeg Robot”.
Canta, alla grande, Luca “er Joker” Marinelli.

 

 

Miky Pettene