Screaming Trees in dieci canzoni

Screaming Trees in dieci canzoni

Alla scoperta degli Screaming Trees, uno dei migliori e più sottovalutati gruppi usciti dal movimento di Seattle dei primi anni novanta.

“The hour is ending, can’t you see, there is no way now, to get free
In the shadow of the season, without a reason, to carry on”
Shadow of the Season
Screaming Trees

ST 1991

Una cosa è certa: dalla scena di Seattle dei primi anni novanta provengono alcuni dei gruppi più importanti degli ultimi tre decenni del mondo del rock.

A distanza di tanti anni da quel periodo, i Pearl Jam rimangono la formazione più nota ancora in grado di riempire stadi senza grossa fatica, ormai entrati di diritto tra le band più importanti di questo genere. Poi ci sono i Nirvana, la band simbolo per eccellenza di quegli anni, i Soundgarden del mai troppo compianto Chris Cornell e i tormentati Alice In Chains (che continuano ad andare in giro pubblicando dischi con un nuovo cantante, nonostante la scomparsa di Layne Staley).

Oltre ai Fantastici Quattro di Seattle, ci sono altre formazioni degne di nota come i Mudhoney oppure i Tad. Discorso a parte meritano i gruppi seminali della scena: senza andare troppo indietro fino ad arrivare a citare i leggendari Sonics, ci sono stati i Green River, gli Skin Yard e via dicendo. Tutte formazioni che non mancano mai di essere menzionate dagli amanti di quel modo di vivere e intendere il rock tipico di fine anni ottanta/inizio novanta.

Anche in anni più recenti, Seattle ha continuato a essere la città di gruppi molto apprezzati come i Fleet Foxes, i Death Cab For Cutie, i Postal Service fino ad arrivare a Reignwolf – giovane promessa del rock ‘n’ roll.

Un gruppo che invece è stato dimenticato dai più – vuoi per l’ottima carriera solista del loro cantante (Mark Lanegan) o perché a volte gli amanti del rock, specie negli ultimi anni, hanno la memoria corta – sono gli Screaming Trees.

Nati nel 1985 a Ellensburg, cittadina distante un centinaio di miglia circa da Seattle, nel corso della loro carriera sono riusciti a partire da suoni vicini a quelli di band post-core come Minutemen, Hüsker Dü e Meat Puppets fino ad arrivare con l’ultimo lavoro in studio (Dust) in territori di puro rock classico, come sempre “sporcato” da forti tinte psichedeliche e blues – il loro vero marchio di fabbrica.

Abbiamo scelto dieci delle loro canzoni più rappresentative per cercare di far conoscere questo gruppo a quante più persone possibile oppure per riscoprirli nell’attesa di una reunion che tanto non arriverà mai.

Si parte da Shadow of The Season – uno dei loro anthem, tratta dal loro disco più conosciuto, Sweet Oblivion – e, passando da autentiche gemme dimenticate nel tempo come la ballata Dollar Bill, la potente Ivy e la bellissima Dying Days (dove alla chitarra c’è un certo Mike McCready) – si arriva alla finale Where The Twain Shall Meet, uno dei vertici della carriera della band, estratta da Buzz Factory. Proprio qui gli Screaming Trees danno il loro meglio: l’impasto sonoro creato dalle sezione ritmica (Van Conner al basso e Mark Pickerel alla batteria, sostituito nel 1991 da Barrett Martin) è strabiliante mentre l’acida chitarra di Gary Lee Conner si sposa perfettamente con la voce di Mark Lanegan, una delle migliori del rock a stelle e strisce degli ultimi trent’anni.

Immancabile poi la loro hit Nearly Lost You – inserita nella colonna sonora del cult generazionale Singles di Cameron Crowe -, Sworn and Broken – probabilmente la più bella ballata del complesso – e Revelator, incisa insieme a Josh Homme poco prima del 2000, l’anno in cui gli alberi urlanti decisero di tirare i remi in barca. Per sempre, purtroppo.

Small my table, sits just three. Nasce nel 1980 a Reggio Emilia. Crea pearljamonline.it nel 2001 e scrive la prima edizione di “Pearl Jam Evolution” nel 2009 insieme alla moglie Daria. Collabora con barracudastyle.com, hvsr.net e rockol.it, ha collaborato con Rolling Stone e Il Fatto Quotidiano. Continua imperterrito a tentare di trovare “belle melodie che dicono cose terribili”.