Alla scoperta dei My Morning Jacket

Alla scoperta dei My Morning Jacket

C’eravate anche voi a vedere i Pearl Jam nel tour italiano del 2006? Se sì, ricorderete senz’altro la band di supporto di quelle date, i My Morning Jacket. Eddie Vedder, prima degli show con la sua band, si volle unire a questo gruppo originario di Louisville (Kentucky) per un paio di memorabili versioni di classici del rock. Successe a Torino, con una leggendaria reprise di A Quick One While He’s Away degli Who – immortalata anche negli extra del DVD Immagine in Cornice di Danny Clinch – e sulle note della struggente It Makes No Difference di The Band, che ha riecheggiato nel suggestivo tramonto di Piazza del Duomo a Pistoia.

Forse non tutti sanno che i My Morning Jacket – che all’epoca erano in giro da poco più di cinque anni – avevano già all”attivo quattro dischi, uno migliore dell’altro. Z (2005) ha fatto conoscere la band capitanata da Jim James anche in Italia e, a dieci anni esatti dalla sua pubblicazione, risulta invecchiato benissimo coi suoi richiami a certo classic rock in bilico tra Lynyrd Skynyrd e The Band unito a melodie più riflessive in stile Elton John e Neil Young.

Negli anni successivi la band è andata avanti, evolvendosi e arrivando ad incanalare influenze che nessuno si sarebbe mai aspettato da una rock band come loro. Se Evil Urges (2007) arriva ad evocare lo spettro di Prince nei suoi momenti più pop (in particolare nella title track e in Highly Suspicious), il loro ultimo album in studio – Circuital (2011) – rappresenta quasi un ritorno alle origini con suoni che richiamano i loro esordi. Tanta psichedelia unita a rock d’autore simile, per certi versi, a Wilco e Band of Horses.

Pochi giorni fa hanno lanciato il nuovo singolo, Big Decisions, che fa da biglietto da visita a The Waterfall, il loro settimo lavoro in studio che sarà disponibile a maggio. Che dire di questa canzone? Sono i My Morning Jacket al loro meglio, e se il nuovo album dovesse essere sulla stessa lunghezza d’onda ci sarà da consumarlo… e chissà, potrebbe entrare prepotentemente nelle classifiche di fine anno dei migliori rock album. Un’ipotesi non così remota.

Una band che, in un mondo perfetto, riempirebbe stadi e venderebbe milioni di dischi (negli USA, va detto, radunano tranquillamente 10/15.000 persone a concerto). Di certo uno dei gruppi più solidi e interessanti di questi anni in cui il rock pare non andare molto di moda ma che grazie ai My Morning Jacket mantiene ancora dei degni rappresentanti.

P.s. Se dovessero passare dalle nostre parti – cosa molto difficile ma non impossibile – non perdeteveli. I loro live sono già nella leggenda. Sentire Okonokos per credere.

1

2

3

Luca Villa