Da Roswell a Wembley, i Foo Fighters e il rock ‘n’ roll

Da Roswell a Wembley, i Foo Fighters e il rock ‘n’ roll

Se pensi al rock, che cosa ti viene in mente?

Springsteen, gli Stones, Jim Morrison, Jimi Hendrix. Gli Who, Neil Young, gli U2 (degli anni ottanta). I Led Zeppelin, certo. Negli ultimi lustri sicuramente i Pearl Jam. Negli ultimi anni, ben poco.

In un momento in cui le superstar miliardarie piangono perché non ricavano abbastanza dalle royalties dei servizi in streaming, e in cui il selfie di un rockstar fa parlare più di una grande canzone, pare si sia un po’ perso il senso stesso del rock and roll.

 

A onor del vero a qualcuno la musica pare interessare ancora. Qualche sera fa il grande Jack White, durante un suo concerto a Fargo, ha detto: “Se senti intensamente il potere della musica e la ami, dillo alla gente, dì loro che la musica è sacra”.

Per fortuna c’è anche qualcun altro –  una band nata esattamente vent’anni fa – che sa ancora cosa significa la parola “rock” e infatti se pensi al rock oggi non possono non venirti subito in mente loro, i Foo Fighters. Come hanno fatto, in questi tempi così strani, ad imporsi come una delle band più significative?

Semplice, non sbagliando mai un colpo e – come forse direbbero loro – “keeping it real”, restando coi piedi ben piantati per terra.

DaveGrohl 2

Hanno esordito nel 1995, con un disco che molti orfani dei Nirvana hanno amato – e continuano ad amare – appassionatamente, poi con il loro secondo album hanno scalato le classifiche di tutto il mondo. Durante i loro concerti hanno sempre riletto le canzoni delle band che amano – prerogativa questa dei più grandi, una cosa che fanno sempre anche Pearl Jam e Springsteen. In vent’anni di attività hanno pubblicato ottimi dischi e un’infinità di b-side. Qualche anno fa hanno intrapreso un tour nei garage dei loro fan (!!) e tuttora, quando capita, continuano a suonare sotto falso nome davanti a cento persone. Più recentemente, sono stati i primi a produrre un’innovativa serie TV che documenta i luoghi e le persone che hanno ispirato la stesura dei pezzi del loro ultimo album, Sonic Highways.

Ovviamente, a dirigere tutto c’è lui, il gran cerimoniere del rock Dave Grohl, che riesce a tenere in pugno lo stadio di Wembley come solo i più grandi sanno fare, che suona la batteria destreggiandosi in band di altissimo profilo come i Queens of the Stone Age (su quel capolavoro di Songs for the Deaf, tra l’altro), i metallari Probot (un suo side project) e i Them Crooked Vultures, formati insieme al bassista dei Led Zeppelin e allo stesso Josh Homme. Poi, certo – bisogna anche ricordarlo? – ha suonato la batteria nei Nirvana.

VH1 Rock Honors Insider

Dave, che proprio quest’anno è stato insignito del titolo di ambasciatore del Record Store Day, è uno di noi, uno che si esalta ai concerti dei Soundgarden post-reunion (imperdibile il video su YouTube che lo immortala mentre canta le canzoni della band di Chris Cornell) e che ne dirige pure un video, uno che tesse le lodi degli AC/DC e che si emoziona davanti al piano suonato da Tom Waits (succede proprio nella serie TV Sonic Highways).

Dave, uno che ti dà sempre l’idea dell’amico un po’ cazzone, quello con cui pogare ad un concerto dei Motorhead o scolarti una six-pack di birra ascoltando i vecchi dischi dei Black Flag e dei Dead Kennedys.

Dave e i suoi Foo Fighters sono questo e tanto altro, sono gli oggetti volanti non identificati di questi anni, in grado di rappresentare il rock e tutto quello che c’è in mezzo.

Lunga, lunghissima vita ai Foo’s!

LUCA VILLA