Reignwolf: la recensione di Hear Me Out (il miglior disco rock del 2019)

Reignwolf: la recensione di Hear Me Out (il miglior disco rock del 2019)

COSA SI CHIEDE A UN DISCO ROCK NEL 2019?

Che sia sì diretto ma non troppo (perché potrebbe stancare in breve tempo), che si possa distinguere chiaramente un’urgenza compositiva che no, non si può proprio fingere di avere: o ce l’hai o non ce l’hai. Non è tutto, le canzoni devono essere registrate bene, scritte ancora meglio e fare sentire l’ascoltatore come se l’autore non gli stia mentendo. Allo stesso tempo, l’autore deve dipendere da quello che sta cantando. E poi la musica dev’essere sexy, così maledettamente sexy da voler far ripartire il disco subito dopo la sua conclusione. Poi questa musica dev’essere coraggiosa, oscura, minacciosa, viscerale. Una cosa non da poco, insomma.

Tutto questo lo potete trovare nell’atteso debutto di Reignwolf, Hear Me Out, da oggi disponibile in CD e sulle piattaforme in streaming. Non solo, dopo averlo ascoltato potrete concludere anzitempo la vostra ricerca relativa al miglior disco date alle stampe nel 2019 perché è proprio questo lavoro a essere il miglior album rock di quest’ anno. Non solo, Hear Me Out è uno dei migliori dischi rock degli ultimi anni.

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CHI O COSA E’ REIGNWOLF? 

Dietro il progetto Reignwolf si nasconde il dotato cantante e chitarrista Jordan Cook, nato il 22 luglio del 1983 a Saskatoon, in Canada. Già a due anni, il giovane Jordan inizia a dare pericolose schitarrate su una piccola chitarra regalata a Natale dal papà, a quindici si esibisce insieme ad un trio al Montreux Jazz Festival, in Svizzera, dove collabora sul palco con B.B. King. Avete letto bene, a quindici anni.

Nel 2010 autopubblica il suo primo album solista, l’interessante Seven Deadly Sins, utilizzando però il suo nome d’anagrafe. Il giovane ragazzo diventa sempre più bravo, soprattutto dal vivo: è proprio il live ad essere il suo ambiente ideale quanto più naturale. Prova ne sono i tanti video su YouTube, clip che hanno convinto persino sua maestà Ozzy Osbourne a chiamarlo come opening act al tour dei Black Sabbath di cinque anni fa. Tra un’esibizione e l’altra, Jordan trova anche il modo d’incidere nuovi pezzi: la sensuale Are You Satisfied?, l’aggressiva Lonely Sunday, la tosta Hardcore. Dietro suggerimento di Ben Shepherd, il bassista dei Soundgarden che l’ha accompagnato in un tour canadese insieme a Matt Chamberlain, decide di trasferirsi definitivamente a Seattle, l’ex culla del rock a stelle e strisce.

Nel mentre Jordan continua a girare il mondo. A volte da solo, a volte facendosi accompagnare da Stacey-James Kardash e Joseph Braley, a volte facendo da apertura a uno dei pilastri dell’indie rock, niente meno che i Pixies. Sebbene i concerti di Reignwolf diventino ben presto un’esperienza quasi trascendentale trasformando con estrema facilità semplici avventori in fan, in men che non si dica l’urgenza creativa riprende il sopravvento sull’artista. Ed è proprio questa urgenza che lo riporta in studio, negli ultimi mesi del 2018, per ultimare il disco di debutto di Reignwolf che nei piani iniziali sarebbe dovuto uscire nel 2016 ma che poi è stato rinviato varie volte.

Poco male, l’attesa è stata ben ripagata. Perché Hear Me Out condensa, in poco meno di mezz’ora, tutto quello che qualsiasi amante del rock vorrebbe da un disco ma che negli ultimi anni non è di certo stato facile trovare, tra cloni di leggendarie band del passato e insipidi lavori di gruppi storici in giro fin da troppo tempo. Dove tutto quello che ora sembra interessare, quanto meno nel mondo del rock, sono i concerti dal vivo.

HEAR ME OUT

Reignwolf, da bestia live qual è, decide invece di percorrere il percorso inverso cercando d’incanalare il suo sound tra le quattro mura di uno studio. Stupendo un po’ tutti, ci riesce: Hear Me Out ne è la prova.

Nei suoi ventinove minuti di durata, Jordan riesce a coniugare l’irruenza degli Stooges alla potenza dei Black Sabbath, l’oscurità dei Soundgarden al suono più malato dei Queens of the Stone Age.  Non solo, tra i solchi dell’album c’è tanto altro: dai Nine Inch Nails a certo hardcore degli anni ottanta fino ad arrivare ad artisti suoi contemporanei come Jack White o i Black Keys. Attenzione però, Hear Me Out non è un semplice tributo a questi nomi: è molto di più.

La prima parte del disco è quella più tosta e minacciosa. La trascinante Black and Red apre le danze nel migliore dei modi ed è seguita dalla grintosa Alligator, piena di memorabili riff e chitarre acide, memore della lezione impartita dai Soundgarden. La doppietta Over & Over e Wanna Don’t Wanna non è una cosa che si dimentica tanto facilmente. La prima è una delle più feroci tracce dell’interno lavoro e si muove in territori oscuri quanto contagiosi su un tappeto sonoro che ricorda i Nine Inch Nails più ulcerosi. Wanna Don’t Wanna, già pubblicata come singolo un paio di mesi fa,  è la prova che Jordan Cook è riuscito ad incidere canzoni che hanno lo stesso sapore dei suoi live: tese, sexy e viscerali. Ritual, con un incedere simile a certe cose sperimentate dai Queens of the Stone Age a inizio carriera, chiude nel migliore dei modi la prima parte dell’album.

La seconda facciata di Hear Me Out è quella dove il blues prende il sopravvento, invece. Da sempre amante di queso genere, Jordan lo rilegge in una maniera del tutto nuova e personale, distaccandosi da quello che è già stato fatto nel passato. Keeper, che nella prima parte flirta con sonorità alla Tom Waits, è un anthem fatto e finito (ed è mixata da Tchad Blake, che ha collaborato anni fa proprio con l’artista di Pomona) mentre gli ispirati saliscendi sonori di Son of a Gun sono la parte migliore di questo pezzo dalle forti tinte soul. I Want You è Howlin’ Wolf suonato con la cupezza dei Black SabbathFools Gold conquista fin da subito con il suo passo suadente quanto corrosivo ed è posta giusto prima di Wolf River, breve quanto intenso commiato solo voce e chitarra.

Una volta, citando una famosa recensione di Jon Landau, ho scritto: «Ho visto il futuro del rock’n’roll e il suo nome è Reignwolf». Mi sbagliavo, Reignwolf è tutto quello che il rock dovrebbe essere al giorno d’oggi. Audace, feroce, proprio come un lupo.

Attenzione però: questo ragazzo ha il fuoco che gli arde dentro, proprio quel fuoco che nel rock si è sentito così raramente negli ultimi anni. Hear Me Out è solo l’inizio, potete scommetterci.

 

 

Small my table, sits just three. Nasce nel 1980 a Reggio Emilia. Crea pearljamonline.it nel 2001 e scrive la prima edizione di “Pearl Jam Evolution” nel 2009 insieme alla moglie Daria. Collabora con barracudastyle.com, hvsr.net e rockol.it, ha collaborato con Rolling Stone e Il Fatto Quotidiano. Continua imperterrito a tentare di trovare “belle melodie che dicono cose terribili”.