IDLES: la recensione di Ultra Mono, il nuovo album del gruppo di Bristol

IDLES: la recensione di Ultra Mono, il nuovo album del gruppo di Bristol

Ci sono dischi sbagliati che vengono pubblicati nel momento giusto e arrivano a vendere milioni di copie. Ce ne sono altri, giusti, che vengono pubblicati nel momento sbagliato e diventano pian piano dei piccoli cult per lo zoccolo duro dei fan della formazione.

Poi c’è Ultra Mono.

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Ultra Mono, la terza prova in studio degli IDLES a stretto giro (tre dischi in quattro anni), è il disco giusto che arriva al momento giusto in uno dei periodi peggiori di sempre.

Siamo rimasti chiusi in casa per mesi, poi siamo ritornati alla vita di “un tempo” pur con tutte le incertezze legate a questo strambo presente. Tante cose non abbiamo nemmeno ripreso a farle, probabilmente ci vorrà del tempo per tornare realmente al passato che tutti ricordiamo. In questa situazione così tesa e incerta, tra movimenti di protesta contro abusi di potere di vario tipo, con governi che fanno credere in tante cose tranne che alla politica, tra sentimenti di stupido razzismo omofobo che aleggiano in tutto il mondo, si alza forte e pesante con un macigno il pugno chiuso degli IDLES. La battaglia del gruppo di Bristol è iniziata ormai una decina di anni fa ma è stato solamente negli ultimi due, massimo tre anni che il nome del gruppo è iniziato a circolare.

A conti fatti però con gli IDLES c’è sempre stato un problema. I due precedenti album, Brutalism e Joy as an Act of Resistance, non brillavano in sé come album in senso stretto, piuttosto funzionavano a meraviglia grazie alle canzoni incluse. Alcune delle migliori tracce scritte negli ultimi anni, poco ma sicuro. A differenza di gente a loro affine, come i Fontaines D.C. o gli Shame, il gruppo di Bristol ha finora faticato parecchio a creare dischi che si potrebbero definire riusciti dalla prima all’ultima nota. Vuoi per una canzone che ne ricorda un’altra, vuoi per qualche filler di troppo, l’idea era che gli IDLES fossero imbattibili sulle singole tracce ma non altrettanto con gli album.

Con Ultra Mono,  il più importante disco di questo 2020, le carte in tavola sono cambiate, e pure parecchio. Perché in questa terza prova non c’è una canzone in più, una traccia fuori posto o una che ne ricordi un’altra. Le dodici schegge impazzite che compongono Ultra Mono sono quanto di più viscerale, diretto e onesto si sentirà in questo anno funesto. Si parla di diritti delle donne, di governi che non hanno fatto altro che aumentare il divario tra le varie classi sociali, delle lotte di classe, di problemi psichici e di come fin troppo spesso vengano trattati nella maniera sbagliata. E di tanti altri temi in grado di far incazzare di brutto parecchia gente.

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In Ultra Mono ci sono anche gli amici del gruppo che, fortunatamente, non stravolgono affatto il suono della band ma che, anzi, riescono a rafforzarlo. Succede su Ne Touche Pas Moi con il riuscito duetto tra Joe Talbot e Jehnny Beth delle Savages, oppure in Grounds con Warren Ellis dei Bad Seeds di Nick Cave. Già, Grounds, la migliore canzone composta dagli IDLES fino ad ora. Non è finita qui: c’è anche David Yow – proprio lui, il cantante dei Jesus Lizard – che appare ai cori in diverse canzoni e il piano di Jamie Cullum che introduce Kill Them with Kindness creando quell’effetto sorpresa che riuscivano a fare ormai tanti anni fa i Dead Kennedys.

L’influenza di Kenny Beats, dietro il mix del disco, è invece da trovarsi piuttosto che nella musica, nel cantato di Talbot che per questo lavoro ha scritto alcuni dei suoi migliori testi con metriche decisamente hip hop. Lodevole anche la produzione di Nick Launay che si sente soprattutto nei brani più tirati – War, Mr. MotivatorCarcinogenic ma anche Model Village che sa tanto di Devo sotto anfetamine – che a questo giro appaiono ancora più a fuoco – e infuocati – che nel passato. Decisamente da non sottovalutare l’apporto di Colin Webster che suona il sax in diversi pezzi e che crea un’interessante parallelismo con la furia iconoclasta degli Stooges del periodo Fun House.

In Ultra Mono poi ci sono loro, sopratutto loro, gli IDLES. Le chitarre di Mark Bowen e Lee Kiernan, che più che chitarre sembrano fucili, e l’eccezionale sezione ritmica: Adam ‘Dev’ Devonshire al basso e Jon Beavis alla batteria che danno il loro meglio in A Hymn, uno spettrale mantra che fa ben sperare sul futuro della formazione, e la tostissima Reigns, uno dei, tanti, highlight di questo disco.

Ultra Mono è senza alcun dubbio il miglior disco dato alle stampe dagli IDLES finora e probabilmente è il lavoro che sarà più ricordato e, perché no, incensato di questo 2020. Incazzatevi, urlate i testi di queste canzoni, picchiate i pugni sul tavolo. Perché Ultra Mono è la battaglia degli IDLES. Perché Ultra Mono è la nostra battaglia.

Small my table, sits just three. Nasce nel 1980 a Reggio Emilia. Crea pearljamonline.it nel 2001 e scrive la prima edizione di “Pearl Jam Evolution” nel 2009 insieme alla moglie Daria. Collabora con barracudastyle.com, hvsr.net e rockol.it, ha collaborato con Rolling Stone e Il Fatto Quotidiano. Continua imperterrito a tentare di trovare “belle melodie che dicono cose terribili”.

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