Concrete And Gold, il nuovo album dei Foo Fighters

Concrete And Gold, il nuovo album dei Foo Fighters

Dopo due anni di digiuno tornano i Foo Fighters con il loro nono album in studio: Concrete and gold.

Se Sonic Highways è in realtà una colonna sonora della fortunata serie TV di Grohl e l’EP successivo Saint Cecilia, uscito verso la fine del 2015, un semplice regalo per recuperare i consensi dopo i dolori delle vendite di SH, questo appena uscito si presenta come un disco Foo Fighters a tutti gli effetti.

Prodotto da Greg Kurstin (Adele, Pink) e anticipato da tre singoli molto diversi tra loro, è evidente abbia aperto nuove pagine creative fondamentali per l’evoluzione della band.

La prima sicuramente è l’innesto di Rami Jaffee in pianta stabile come membro della band;  la seconda è che dopo vent’anni di alti e bassi Grohl e soci hanno scelto di rimettersi in gioco, scavandosi dentro e cercando di comprendere quali nuove direzioni avrebbe potuto prendere la loro musica.

Il primo brano, T-shirt, più che una canzone vera e propria è un’intro di un minuto molto probabilmente creata apposta per aprire i concerti dell’atteso prossimo tour promozionale. Inizialmente molto lento, esplode tra chitarre potenti e riff in stile Wheels, uno dei cavalli di battaglia della band.

A poche frequenze di distanza ecco poi arrivare Run, il singolo che aveva annunciato ad alto volume al Mondo il vero ritorno alle origini dei FF. Brano che rispetta decisamente i canoni storici dei Foo Fighters, è senza dubbio il migliore del disco, caratterizzato da un Dave Grohl tornato ad una voce più acuta, in versione White Limo.

Con Make it right si vira verso un southern rock alla ZZ top con la collaborazione di Justin Timberlake alla voce e giri di chitarra di “Zeppelliana” memoria, mentre un susseguirsi di successivi cori aprono il secondo singolo dell’opera: The Sky Is a Neighbourhood. La canzone sarebbe molto bella, se non fosse per quei coretti di sottofondo che le fanno perdere fascino, sprecandone parte del potenziale.

La Dee da piuttosto è il brano dove Rami entra a gamba tesa contro le chitarre distorte dei Foo Fighters. Certo, gli urletti di Dave sono onnipresenti, ma la potenza elettrica delle sei corde si percepisce a stento e i campionamenti la fanno da padrone.

Peccato, anche per una Dirty water che non merita nemmeno una descrizione e una composizione come Arrows che perlomeno cerca (invano?) di recuperare il sound perduto.

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Happy ever after è il side B perfetto di Skin and bones e ci sta alla perfezione. La vedo bene come encore nei concerti . Promossa.

Sunday Rain invece è il simbolo dell’amicizia di lunga data che lega Dave Grohl a Paul McCartney, e che qui non sembra aver perso colpi continuando alla perfezione, con l’ex scarafaggio a lasciare l’amato basso per picchiare – divertendosi – sulla batteria.

Taylor Hawkins a sua volta lascia il suo strumento e per la prima volta canta un brano inedito in studio dopo le classiche cover nei concerti. Il sound è molto glam rock, genere presente anche nel suo progetto solista del 2016, e il risultato finale non è per nulla malvagio.

Il terzo e ultimo singolo uscito è Line. Brano dal sound molto Foo Fighters, non ha grossi picchi ma risulta piacevole all’orecchio dell’ascoltatore.

La title track che chiude il disco è un brano molto cupo e riprende sonorità anni 70/80 alla Pink Floyd.

La collaborazione con il cantante dei Boys II man aggiunge pepe alla canzone, ma si capisce alla perfezione quanto i  brani della band di Gilmour e Waters siano stati cruciali per la band di David Grohl.

Che dire dunque? Abbandonate parrucche e scherzi e raggiunta la maturità con Wasting light sembrava che la band fosse indirizzata verso un sound più grezzo e completo, ma Concrete and gold è senza dubbio un altro passo indietro del gruppo statunitense.

Le scelte stilistiche di rivangare band famose era accettabile all’inizio della carriera della band, non dopo vent’anni di successi. Sarebbe stato forse meglio puntare a un disco con sonorità diverse, più complesse, ma se si pesca troppo dal passato è evidente che le idee del presente stanno cominciando a scarseggiare.

Nota a margine per i possessori dell’edizione in vinile: sul side D del disco vi è inciso un indirizzo internet www.bangingontheceiling.com , piccolo estratto dal testo di di The Sky Is a Neighbourhood, dove è possibile scovare tutti i testi e gli spartiti delle canzoni del disco.

Un’ultima brevissima nota a margine per i collezionisti: considerati i problemi di copyright con l’ultimo disco di Roger Waters, consiglio a tutti di comprare questo disco prima che una delle maggiori case editrici italiane si accorga del palese plagio del logo aziendale.

 

Carlo Vergani

@crossoverboy