Recensione | C’era una volta a… Hollywood, il nono film di Quentin Tarantino

Recensione | C’era una volta a… Hollywood, il nono film di Quentin Tarantino

C’era una volta a… Hollywood: tra Federico Fellini e Tobe Hopper, il grande ritorno di Quentin Tarantino con il suo nono film.

Once Upon a Time... in Hollywood

Ci sono tre gravi problemi in C’era una volta a Hollywood, il nuovo film di Quentin Tarantino. No, non mi sto riferendo a certi critici cinematografici che l’hanno demolito con le solite scuse mai variate dal 1992 in poi né a qualche fortunato blogger che dopo averlo visto in anteprima a Cannes ha spoilerato buona parte del film sul suo sitarello, tanto per sentirsi figo.

No, i problemi legati al nono film di Tarantino sono principalmente tre. Il primo è il momento di pausa che c’è tra il primo e il secondo tempo ovvero quei pochi minuti che separano la prima parte della pellicola – quella che si potrebbe definire più introduttiva – alla seconda, la migliore delle due. Alcuni minuti che sembrano ore proprio perché sul più bello sei costretto ad andare in bagno, a fumarti una sigaretta o comunque cercare di far passare quegli interminabili momenti.

Il secondo problema è che per rivedere C’era una volta a… Hollywood (sempre che non vogliate tornare al cinema una seconda volta, che a dirla tutta non sarebbe nemmeno una cattiva idea) bisognerà attendere fino al 30 gennaio 2020 (questa la data nella quale il film sarà distribuito in DVD, Blu-ray e, udite udite, in Blu-ray 4K, il primo per QT, già pre-ordinabile su amazon.it).

Il terzo e ultimo problema di C’era una volta a… Hollywood è che potrebbe essere il penultimo film di Tarantino (l’ha dichiarato lui a più riprese, “arrivo a dieci, poi mi fermo”) oppure, addirittura, il suo ultimo di sempre (“certo, se dovesse andare particolarmente bene, potrei decidere di finirla qui” ha recentemente svelato il regista di Knoxville). Improbabile succederà, uno con la sua creatività difficilmente riuscirà a star fermo, però mai dire mai…

Once Upon a Time... in Hollywood (1)

… e ora, iniziamo a parlare del film.

Veniamo al film. No spoilers in Hollywood, come aveva chiesto a suo tempo il regista, il nono film di Quentin è uno dei suoi migliori, da mettere assolutamente a fianco dei vari Le Iene, Pulp Fiction, Kill Bill e Inglourious Basterds. Certo, il mood dai tempi di quei film è radicalmente cambiato: l’ironia col tempo si è tramutata in nostalgia e i dialoghi sono meno serrati che nel passato ma ciò che abbiamo ammirato in quelle pellicole, in questa diventa una pura lettera d’amore di Tarantino verso il suo stesso cinema (numerosi gli omaggi a Jackie Brown e a Inglourious Basterds), quello che ha amato da ragazzino e, in ultima analisi, verso il cinema tutto.

Il cast – dove svettano Brad Pitt e una mai così intensa Margot Robbie – è uno dei più formidabili riuniti da Quentin in tutti questi anni. Non solo, le location sono fedelmente ricreate per farci immergere totalmente nella Hollywood del 1969 e la fotografia non fa altro che dar maggiore potenza a tutto quello che stiamo assistendo. La colonna sonora non si discute, ed è la migliore dai tempi di Pulp Fiction. Dai Buchanan Brothers ai Deep Purple fino ad arrivare a Bob Seeger (a tal proposito, qui sotto c’è una playlist con tutte le canzoni presenti nel film, la versione disponibile in streaming e su CD è monca di una decina di pezzi come, sacrilegio, Out of Time degli Stones).

Senza entrare nel campo degli spoilers, la prima parte di C’era una volta a… Hollywood (il titolo di lavorazione era #9, guarda un po’) presenta forti attinenze con. Dove nel film di Federico Fellini c’era Guido Anselmi (interpretato da un magistrale Marcello Mastroianni) alle prese con strani incontri, fatti reali, ricordi e fantasie, nella pellicola di Tarantino ci sono invece Leonardo Di Caprio e Brad Pitt che si muovono per una solare Hollywood piena di strambi personaggi e incontri stravaganti. La seconda parte, quella che idealmente inizia con la visita di Pitt al fatiscente ranch Spahn, ha invece più di un punto in comune con un altro capolavoro del cinema: The Texas Chainsaw Massacre di Tobe Hopper. L’ultima parte, una delle più sanguinose di tutta la filmografia del regista (alla faccia di chi sostiene che abbia perso smalto!), arriva addirittura a citare alcune opere di Dario Argento e Lucio Fulci.

Tra rimandi a serie televisive realmente esistite e a indimenticabili film (La Grande Fuga su tutti) si potrebbe arrivare a definire C’era una volta a… Hollywood come il film definitivo di Quentin Tarantino. E’ sempre stato molto chiaro, sin dai tempi del suo esordio, che per Quentin non ci fosse alcuna differenza tra film di serie A e B. Quelle barriere che da sempre esistono tra i film di classe e i cosiddetti b-movies vengono gloriosamente distrutte dal potere degli oltre 160 minuti di questa pellicola.

Riuscendo a creare un’immaginaria linea che collega Federico Fellini a Tobe Hopper, Quentin Tarantino ha creato la sua opera più personale, magistrale e, probabilmente, più completa, così piena di riferimenti al cinema che ama e ha amato (e noi con lui) che probabilmente, giunti alla decima visione, non li avremo ancora scoperti tutti.

Per finire, un consiglio: guardate e riguardate il film sempre con un bel pacchetto di Red Apple in tasca, mi raccomando.

Io sono il diavolo… e sono qui per fare…

QT Once Upon a Time... in Hollywood (4)

Quentin Tarantino e Brad Pitt sul set di “C’era una volta a… Hollywood”

Small my table, sits just three. Nasce nel 1980 a Reggio Emilia. Crea pearljamonline.it nel 2001 e scrive la prima edizione di “Pearl Jam Evolution” nel 2009 insieme alla moglie Daria. Collabora con barracudastyle.com, hvsr.net e rockol.it, ha collaborato con Rolling Stone e Il Fatto Quotidiano. Continua imperterrito a tentare di trovare “belle melodie che dicono cose terribili”.