Queens Of The Stone Age in dieci canzoni (diverse da quelle che tutti scelgono)

Queens Of The Stone Age in dieci canzoni (diverse da quelle che tutti scelgono)

Per #PlaylistForDummies di questa settimana parliamo di un gruppo che circa vent’anni fa fu per un momento la migliore rock band del pianeta: i Queens Of The Stone Age.

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I Queens Of The Stone Age nel 2003

C’è stato un momento, tra il 2002 e il 2003, nel quale i Queens Of The Stone Age sono stati la migliore rock band del pianeta. Meglio degli Stones, dei Pearl Jam, dei Foo Fighters, ma anche meglio degli Dwarves, il cazzutissimo gruppo di Chicago capitanati da quella faccia da schiaffi di Blag Dahlia (preso a pugni da Homme nel 2004).

In quel biennio, i QOSTA, forti dell’entrata in formazione di Dave Grohl e Mark Lanegan e della pubblicazione di quel capolavoro di Songs for the Deaf, sono stati per davvero il gruppo più potente, aggressivo e con le migliori canzoni di tutta la scena rock. Le loro esibizioni dal vivo, quando Grohl lasciò per concentrarsi sui Foo Fighters fu sostituito dall’altrettanto superlativo Joey Castillo, erano così incendiarie che se ti capitava di vederli, non potevi far altro che innamorartene perdutamente.

Prima di quel momento la band aveva debuttato nel 1998 con il possente lavoro omonimo tramite l’allora casa discografica di Stone Gossard dei Pearl Jam – la Loosegroove Records. Un disco pieno di canzoni cazzute e stoner rock come Regular John, Avon, If Only e via dicendo. Solo due anni dopo è stato il momento del loro primo capolavoro, Rated R, con alcune delle loro migliori canzoni di sempre come l’ode ai fattoni Feel Good Hit of the Summer, la tenebrosa In The Fade, la super hardcore punk Quick and to the Pointless, le catchy The Lost Art of Keeping a Secret e Monsters In The Parasol e quel capolavoro che rimane tuttora Better Living Through Chemistry, ovvero una delle vette artistiche dei nostri.

Poi dopo il periodo del loro massimo splendore, come già detto il biennio 2002/2003, il gruppo ha continuato a pubblicare dischi più riusciti (il sottovalutato Era Vulgaris) e altri meno a fuoco, come Lullabies to Paralyze. Poi il 2003 è stato l’anno della loro rinascita, in concomitanza con il cambio di etichetta (da Interscope alla indipendente Matador Records), con lo strabiliante …Like Clockwork. Quattro anni fa, poi, i QOTSA hanno cercato di stupire i propri fan facendosi produrre da Mark Ronson senza arrivare al risultato sperato. Nell’attesa di un loro nuovo disco, che si mormora potrebbe uscire nel corso del 2022, andiamo a ripassare i loro pezzi migliori, che non sono necessariamente le loro più grandi hit.

Nicotine, valium, vicodin, marijuana, ecstasy, and alcohol… Cocaine”, e statemi bene.

Luca Villa

Small my table, sits just three. Nasce nel 1980 a Reggio Emilia. Crea pearljamonline.it nel 2001 e scrive la prima edizione di “Pearl Jam Evolution” nel 2009 insieme alla moglie Daria. Collabora con barracudastyle.com, hvsr.net e rockol.it, ha collaborato con Rolling Stone e Il Fatto Quotidiano. Continua imperterrito a tentare di trovare “belle melodie che dicono cose terribili”.