Power duo

Power duo

Su questo sito si parla spesso di novità nel campo della musica rock, di come la tecnologia sta cambiando la distribuzione e la vendita, fino alle nuove sperimentazioni che arrivano da zone che prima non erano sulla carta geografica del Rock, come lAfrica.

Fin dai tempi dei Beatles si è sempre cercato di copiare il modello vincente che possa portare fama e successo.

Se negli anni 60 nascevano gruppi con la classica line-up batterista-chitarrista-bassista e cantante, con il tempo si sono aggiunti tastieristi, seconde o addirittura terze chitarre, o semplici terzetti con lavvento del punk rock e del grunge, per non parlare di gruppi come gli Slipknot che hanno due chitarristi, tre percussionisti, un DJ, un synth, un bassista e un cantante.

Certo, lavvento della tecnologia e i campionamenti ti danno la possibilità di togliere e mettere suoni di strumenti che in realtà non ci sono.

Questo ha portato alla nascita dei power duo.

Questa tipologia di formazione è data da due soli membri, dove il batterista si unisce a un chitarrista o a un bassista, o in alcuni sporadici esempi, a un tastierista.

Ecco alcuni esempi:

  • Un batterista e un chitarrista: The White Stripes, The Like Young, The Black Keys, Local H, Japandroids, No Age, Wye Oak, Giant Drag, Blood Red Shoes, Jucifer, ’68, God Damn e Picturebooks;
  • un batterista e un bassista: Om, Death From Above 1979 e Royal Blood;
  • un batterista e un tastierista: One Day As a Lion, and Twenty One Pilots.

È chiaro che per ricreare un suono particolare si deve intervenire con la tecnologia o semplicemente portando dei turnisti solo per i concerti dal vivo, come fanno ad esempio i Black Keys.

Il gruppo che forse ha dato più visibilità a questa tipologia di formazione è stato quello dei White Stripes di Jack White.

Non sto ad elencare tutti i successi che questo gruppo ha riscosso tra il 1999 e il 2007, lanno dello scioglimento, ma grazie a loro tanti altri gruppi hanno cercato di emularli.

Con lo scioglimento della band di Jack White lo stile del power duo è un po tornato nellunderground fino a quando sono esplosi definitivamente i Black Keys.

Non solo basket e Lebron James nella città dellOhio, ma anche quel genio di Dan Auerbach che riporta non solo in auge il power duo, ma anche il genere blues nelle classifiche di Bilboard.

Potrei andare avanti ore a parlare di gruppi famosi formati da soltanto due elementi, ma mi soffermo su alcuni esempi che ho visto di recente dal vivo e che mi hanno molto colpito.

Allinizio dellarticolo ho parlato della globalizzazione della musica e anche per i power duo è stato così.

Lanno scorso è scoppiata la bomba Royal blood in UK.

Sinceramente il loro disco non mi dice niente, è carino e orecchiabile, ha la particolarità data dall’unione tra un batterista e un bassista, ma oltre a questo niente più.

Tutto lhype che gira intorno a loro è dato dagli apprezzamenti provenienti dallalto come membri di Led Zeppelin o Arctic Monkeys, ma per giudicarli meglio spero di vederli il prima possibile dal vivo.

Recentemente ho visto dal vivo i The Picturebooks, i 68 e i God Damn.

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Il duo tedesco The Picturebooks è appena passato dallItalia per accompagnare in tour la rock band irlandese The Answer.

La loro performance mi ha molto colpito: il chitarrista Fynn suona una classica chitarra acustica, mentre il batterista Philipp suona la batteria in modo semplice ed energico.

La loro musica crea una bellissima atmosfera tra garage rock e blues e il loro ultimo disco Imaginary horses ne è la conferma.

La passione per le moto chopper , che si nota anche dalla copertina del disco dove viene ritratta una scena di Easy Rider, porta questi due ragazzoni in giro per il Mondo a far conoscere la loro musica.

In questo momento sono a spasso per lAmerica e, se dovessero tornare nel nostro Paese, vi consiglio di non farveli scappare, magari facendoci anche due chiacchiere dopo il concerto, come ho fatto io, perché hanno sempre degli aneddoti simpatici da raccontare sulle loro scorribande in moto.

Di solito quando vado ai concerti, studio le storie dei gruppi che andrò ad ascoltare, soprattutto se non li conosco.

Il caso vuole che per il concerto dei Capsize a Modena sono andato a scatola chiusa, seguendo listinto di un caro amico.

Stupido io a pensare che il mio amico fosse venuto a Modena per la band hardcore che avevo appena visto a Bologna nellautunno scorso con i Comeback kid e i Terror, quando invece era venuto a Modena per il gruppo spalla, i Yare 68.

Se il cantante dei 68 è lo stesso di due super band metalcore come i The Chariot o i Norma Jean allora posso capire il perché di tutto questo entusiasmo per questa data italiana.

Abbiamo avuto la fortuna di incontrali fuori dal locale modenese tra una birra e un giro in skate. Sono stati molto cordiali, anzi quasi spaventati dal seguito ottenuto anche in Italia. Ma tutto questo gli ha fatto molto piacere considerati gli apprezzamenti postati sui social network.

Josh e Michael sono una coppia che dal vivo non ha bisogno di campionamenti o altri aggeggi particolari per fare un casino infernale.

La voce di Josh è straordinaria e Michael alla batteria picchia come se non ci fosse un domani.

Il loro disco In Humor and Sadness” è semplicemente uno spettacolo e dal vivo loro sono una bomba ad orologeria.

Tanti effetti con la chitarra, i due si guardano sempre negli occhi per trovare lalchimia giusta fino a quando fanno un cameo di una canzone degli At the drive in. A quel punto guardo il mio amico e gli dico: “Ok adesso possiamo andare a casa”.

E in effetti così abbiamo fatto. Mi dispiace per i fans dei Capsize, ma dopo la performance di Josh e Michael ero già soddisfatto della mia serata.

Ed ecco il gruppo rivelazione per il 2015: i God Damn.

Questi due ragazzi, che sono già passati per il nostro Paese, sono saliti alla ribalta per aver aperto la data di Manchester dei Foo Fighters.

Per curiosità ho ascoltato il loro disco e me ne sono innamorato all’istante.

Ho sentito la sonorità della Seattle della Sub-pop, Nirvana Modhoney e più recentemente dei Metz.

L’album di debutto ‘Vultures’ ha tante nuance sonore e una cura particolare nelle melodie, significati ricercati ed intenti profondi. Tutto ciò fuso con la potenza rock della band che mi ricorda molto i Nirvana rudi e sporchi di Bleach.

Oltre ai Nirvana, mi ricordano molto At the drive-in e, sentendo loro, giurano eterna fedeltà alle sonorità delle sette J: Jimi Hendrix, Josh Homme, Johnny Cash, Jack White, Jimmy Page, John Bonham e Jesse ‘The Devil’ Hughes (Eagles of Death Metal).

Se per i Metz colpisce il fatto che il cantante urli come un forsennato per tutti i brani in modo energico e cattivo, il suo alter-ego dei God Damn è invece più melodico e incisivo riuscendo a colpire lascoltatore proprio per questo mix.

A Pinarella di Cervia eravamo in una ventina a dir tanto, ma loro non si sono fatti intimorire dalla poca gente presente, hanno suonato tra il pubblico, chiacchierato e spaccato i timpani di tutti presenti.

Sono giovani cresciuti con il mito del rock di Seattle degli anni 90 e hanno una voglia matta di continuare a crescere.

Alla fine sono riuscito a fare quattro chiacchere anche con loro e il loro giudizio sulla serata è stato:

 “Small room + big gear = ? Last night was fun. Cheers ITALY”.

Se lanno scorso i Royal blood hanno riaperto le strade per i power duo, chissà se questestate sarà la volta dei God Damn, senza dimenticarsi che ci sono realtà più underground come i Picturebooks o i 68.

E in Italia?

Ci sono i Bud Spencer Blues Explosion (BSBE) da Roma.

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La loro tecnica è spaventosa e dal vivo lasciano sempre a bocca aperta. Non è casuale che Adriano Viterbini sia diventato anche un turnista di tutto rispetto (di fatto ha recentemente registrato l’ultimo disco del trio Fabi-Silvetri-Gazzè).

Ai loro concerti il pubblico rimane sbalordito dal muro di suoni creato e la cosa più impressionante è che tutto questo è creato da soli 2 elementi.

Sono due ragazzi mostruosamente bravi e vale proprio la pena andare ad ascoltarli.

In conclusione posso dire che questa tipologia di line-up è una realtà ben consolidata e in futuro vedremo se si tratterà di rivoluzione o di semplice meteora.