POINT OF (SCREEN) VIEW #34

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Gli Oscar 2020 di Barracuda

Domenica sera 9 Febbraio, come ogni anno dal 1929, i migliori film statunitensi nominati per le varie categorie artistiche verranno premiati con l’Academy Award, fonte infinita di dibattiti, gioie e delusioni dal red carpet hollywoodiano al cineforum della vostra parrocchia.
Il solo fatto che un evento privato e celebrativo di soli film a stelle e strisce (o quasi) abbia il monopolio sull’immaginario collettivo occidentale – come simbolo univoco di qualità cinematografica – la dice lunga sulla bravura tutta americana nel pubblicizzare i propri prodotti. Ma tant’è.
Il marketing, quando si tratta di cinema, è ancora dominato dagli yankees che, tra i tanti giochetti per tenerci magnetizzati sul loro mondo hanno da sempre anche le nomination e il relativo toto-Oscar, cui ovviamente anche noi non ci siamo potuti sottrarre…let’s go dunque, con i 16 Academy Awards più importanti, tra l’esito più probabile e quelli che invece Barracuda Style vorrebbe assegnare…

Miglior film
And the Oscar goes to…“Joker” (Todd Philips)
Oscar Barracuda: tra tanta qualità e tante polemiche per le esclusioni eccellenti, le nomination per il premio più importante non si sono fatte mancare nulla nemmeno quest’anno. Per quanto ci riguarda però non c’è dubbio, il film più bello dell’anno – come diciamo da tempo – è e rimane “Parasite” del sudcoreano Bong Joon-ho: l’opinione diffusa è che  l’Academy non sarà così coraggiosa da premiare un asiatico sia con il premio di Miglior Film Straniero sia con il Miglior Film assoluto, aprendo quindi la strada agli altri nominati. Se parliamo allora di cinema puro vediamo in pole position “The Irishman” di Martin Scorsese e “C’era una volta…a Hollywood” di Quentin Tarantino, escludendo totalmente “Le Mans ’66” , “1917” e “JoJo Rabbit” (bellissimi, ma uno parla di macchine, l’altro di guerra e l’ultimo è troppo infantile) e assegnando il ruolo di outsider a “Storia di un matrimonio” di Noah Baumbach. Conoscendo però i nostri polli all’Academy non crediamo si scamperà dall’assegnazione della statuetta al “Joker” (di Todd Philips), il film con più nomination di questa edizione (11) ma il meno riuscito dei candidati – se non fosse per la memorabile interpretazione di Joaquin Phoenix e la fotografia di Lawrence Sher. Purtroppo.
Candidati credibili: “Joker” (50%), “The Irishman” (25%), “C’era una volta…a Hollywood” (15%), “Piccole donne” (10%)

Miglior Regista
And the Oscar goes to…Martin Scorsese per “The Irishman”
Oscar Barracuda: discorso molto simile al premio di Miglior Film, quello per la Miglior Regia lamenta in più un’assenza totale del genere femminile (almeno Greta Gerwig e il suo splendido lavoro sul riadattamento filmico del libro-culto “Piccole donne” andava incluso, oltre che la Sciamma con il francese “Ritratto della giovane in fiamme”) e la presenza banalotta dei soliti noti, con le stesse tematiche. O l’Academy sbraca totalmente segnando una rottura clamorosa col passato recente premiando Bong Joon-ho per “Parasite” o la scelta si ridurrà agli stessi ragionamenti di cui sopra, con Todd Philips e Martin Scorsese a contendersi il premio e una sola potenziale sorpresa con “1917” per l’incredibile lavoro di tecnica (solo due piani sequenza dichiarati) di Sam Mendes sulla riproduzione epica e credibile di una vicenda della Prima Guerra Mondiale. Noi, tanto per inciso, lo daremmo a due Maestri: quello sudcoreano e quello newyorkese.
Candidati credibili: Todd Phillips per “Joker” (30%), Martin Scorsese per “The Irishman” (30%), Sam Mendes per “1917” (25%), Quentin Tarantino per “C’era una volta…a Hollywood” (10%), Bong Joon Ho per “Parasite” (5%)

parasite

Miglior attore protagonista
And the Oscar goes to…Joaquin Phoenix per “Joker”
Oscar Barracuda: lotta serrata ma qui non si sfuggirà certamente dall’assegnare a Phoenix la statuetta per l’interpretazione impressionante del Joker nell’omonimo film, un premio che dovrebbe mettere tutti d’accordo non togliendo nulla alle meravigliose interpretazioni degli altri candidati. Le incazzature di Adam Driver in “Marriage Story”, il DiCaprio smargiassone nel film di Tarantino, l’ironia brillante di Jonathan Pryce nell’interpretare papa Bergoglio in una delle otto distribuzioni Netflix nominate in quest’edizione e la struggente, fragile fisicità di Banderas in uno dei migliori film “internazionali” dell’anno – “Dolor Y Gloria” di Almodovar – avrebbero meritato tutti un enorme e impossibile ex-aequo.
Candidati credibili: Joaquin Phoenix per “Joker” (70%), Adam Driver per “Storia di un matrimonio” (20%), Antonio Banderas per “Dolor y Gloria” (10%)

Miglior attrice protagonista
And the Oscar goes to…Scarlett Johansson per “Storia di un matrimonio”
Oscar Barracuda: come sempre, difficile assegnare a una sola attrice un premio che – come per i maschi – tutte avrebbero meritato pienamente, ma l’Academy ci sembra gradisca spesso e volentieri i ritratti più forti e intensi tra quelli candidati per la Miglior Attrice Protagonista, riducendo quindi la scelta di quest’anno alle fantastiche interpretazioni della Johansson in “Marriage Story” e a quella di Renee Zellweger per “Judy”, il biopic sull’attrice enfant prodige Judy Garland. Dark horse credibili la Ronan per “Piccole donne” e Cynthia Erivo per “Harriett”, altro ritratto di donna forte – l’attivista nera Harriet Tubman che combattè per l’abolizionismo della schiavitù – e potenziale parafulmine per lavare la coscienza costantemente sporca dei selezionatori.
Candidate credibili: Scarlett Johansson per “Storia di un matrimonio” (50%), Renee Zellweger per “Judy” (30%), Cynthia Erivo per “Harriett” (20%)

Miglior attore non protagonista
And the Oscar goes to…Al Pacino per “The Irishman”
Oscar Barracuda: nonostante ben due candidati siano per “The Irishman” e nonostante Al Pacino meriti decisamente uno dei pochi riconoscimenti mai vinti in carriera (l’altro dallo stesso film è il sempreverde Joe Pesci) ci sentiamo più vicini al Brad Pitt di Tarantino e ai suoi indimenticabili quanto esilaranti trip psichedelici sul finale di “C’era una volta…a Hollywood” e alla strabiliante somiglianza di Anthony Hopkins a papa Ratzinger ne “I due papi” del brasiliano Fernando Meirelles.
Candidati credibili: Al Pacino per “The Irishman” (45%), Brad Pitt per “C’era una volta… a Hollywood” (35%), Anthony Hopkins per “I due papi” (20%)

Miglior attrice non protagonista…
And the Oscar goes to…Kathy Bates per “Richard Jewell” 
Oscar Barracuda: in un premio dove spesso e volentieri le performance delle “non protagoniste” nominate lasciano ricordi indelebili tanto quanto le “protagoniste” dei rispettivi film ci piace l’idea di consegnare la statuetta a una delle interpreti più talentuose e spesso sottovalutate del rigoglioso panorama statunitense, quella Laura Dern qui candidata per la parte del bastardissimo avvocato divorzista in “Marriage story”. L’Academy potrebbe concordare, seppur la porta rimanga aperta per la passionale interpretazione di Kathy Bates come madre del protagonista Richard Jewell nell’omonimo film di Clint Eastwood e per la scoppiettante e sempre presente Margot Robbie in “Bombshell”.
Candidati credibili: Kathy Bates per “Richard Jewell” (40%), Laura Dern per “Storia di un matrimonio” (30%), Scarlett Johansson per “Jojo Rabbit” (20%), Margot Robbie per “Bombshell” (10%)

Miglior sceneggiatura originale
And the Oscar goes to…“Cena con delitto – Knives Out” di Rian Johnson
Oscar Barracuda: 
non uscirà da questa edizione degli Oscar troppo felice Quentin Tarantino, ma la concorrenza per una categoria dove storicamente ha dominato (già due Oscar per lui con “Pulp Fiction” e “Django Unchained”) quest’anno è veramente tanto agguerrita e pronta a scalzarlo, soprattutto con il capolavoro sudcoreano “Parasite” (Bong Joon-ho, Han Ji-won) e l’intelligente thriller-commedia “Cena con delitto” (la regia e la sceneggiatura sono entrambi dell’americano Rian Johnson). Sul podio anche i serrati dialoghi e le litigate da pugno nello stomaco di “Storia di un matrimonio” scritti e diretti dal genio indipendente di Noah Baumbach. Per noi, manco a dirlo, dovrebbe vincere sempre e comunque “Parasite”, chissà che almeno un altro premio oltre a quello dei film stranieri non riesca a portarlo a casa.
Candidati credibili: “Cena con delitto – Knives Out” (40%), “Storia di un matrimonio” (30%), “Parasite” (20%), “C’era una volta… a Hollywood” (10%)

Miglior sceneggiatura non originale
And the Oscar goes to…“JoJo Rabbit” di Taika Waititi
Oscar Barracuda: 
ironica, brillante e solo un pochino infantile, la sceneggiatura della commedia “JoJo Rabbit” scritta dallo stesso regista Taika Waititi ispirandosi liberamente al romanzo “Come semi d’autunno” della scrittrice neozelandese Christine Leunens (stessa nazionalità di Waititi) guida il gruppo dei riadattamenti cinematografici dell’universo letterario, dall’extended universe della DC del sopravvalutato “Joker” al saggio “L’Irlandese – Ho ucciso Jimmy Hoffa” e al più famoso di tutti, “Piccole donne” (Louisa May Alcott, Usa, 1908), l’unico vero avversario di “JoJo Rabbit”. Unica eccezione (senza speranza di vittoria) “I due papi”, ispirato all’omonima opera teatrale di Anthony McCarten, anche sceneggiatore del film.
Candidati credibili: “Jojo Rabbit” di Taika Waititi (40%), “Piccole donne” di Greta Gerwig (30%), “Joker” di Todd Philips e Scott Silver (20%), “The Irishman” di Steven Zaillian (10%)

Jojo-Rabbit

Miglior film straniero
And the Oscar goes to…“Parasite” di Bong Joon Ho (Corea del Sud)
Oscar Barracuda: un candidato all’Oscar come Miglior Film teoricamente non dovrebbe nemmeno pensare di non essere il favorito per l’Oscar come Miglior Film Straniero, quindi sotto con “Parasite” e tutti gli altri dietro senza timore di sbagliare. Và sottolineata in realtà l’incapacità cronica dei selezionatori di proporre una lista completa all’altezza dell’evento per questo premio che in realtà ingloberebbe il 90% del resto del mondo, con il francese “Les Misérables” (solo discreto ma prodotto dagli Amazon Studios) sulla corruzione e i modi poco ortodossi della polizia preferito a pellicole migliori come il russo “La ragazza d’autunno” di Kantemir Balagov, il brasiliano “La vita invisibile di Euridice Gusmao” di Karim Aïnouz e il senegalese “Atlantics” di Mati Diop.
Altri candidati credibili: “Parasite” (Corea del Sud – 80%), Dolor y Gloria (Spagna – 10%), “Honeyland” (Macedonia del Nord -5%), “Corpus Christi” (Polonia – 5%)

Miglior colonna sonora
And the Oscar goes to…“Piccole donne” di Alexandre Desplat
Oscar Barracuda:
dai rumors pare che la giuria non abbia ancora formulato un giudizio definitivo su uno dei premi più aperti di quest’edizione. Vinceranno i violini allegri e romantici di Alexandre Desplat per “Piccole donne”? O avrà la meglio la selezione nostalgica e agrodolce di Randy Newman per “Storia di un matrimonio”? Le composizioni classiche di Hildur Guðnadóttir per “Joker” – cupe e angoscianti – e dell’altro Newman, Thomas, per “1917” – tese e incalzanti – avranno una chance? E se la storica miscela John Williams & Star Wars prendesse improvvisamente il sopravvento? Tutto può capitare, ma “Piccole donne” è la nostra scelta.
Candidati credibili: Alexandre Desplat per “Piccole donne” (50%), Randy Newman per “Storia di un matrimonio” (50%)

Miglior canzone originale
And the Oscar goes to…“Stand Up” da Harriet (Cynthia Erivo)
Oscar Barracuda: la domanda è sempre la solita…quale tormentone cinematografico del 2019 sarà rimasto più impresso nelle teste dei giurati dell’Academy? A doverci scommettere andremmo con l’incredibile, calda, emozionante e simbolica performance di Cynthia Erivo in “Harriet” per la canzone “Stand Up”, dal sound “black”, r&b e dal ritornello epico: “So I’m gonna stand up/Take my people with me/Together we are going/To a brand new home”. Aiuta il fatto che la Erivo, oltre che fantastica cantante, sia anche la (splendida) protagonista del potente film statunitense sulla segregazione razziale.
Candidati credibili: “Stand Up” da Harriet (60%), “(I’m Gonna) Love Me Again” da Rocketman (20%), “I’m Standing With You” da Atto di fede (10%), “Into the Unknown” da Frozen II – Il segreto di Arendelle (5%), “I Can’t Let You Throw Yourself Away” da Toy Story 4 (5%)

Miglior fotografia
And the Oscar goes to…“1917” (Roger Deakins)
Oscar Barracuda: dopo anni e anni a bocca asciutta il semi-mitologico direttore della fotografia americano Roger Deakins (15ma nomination) potrebbe conquistare un epico back-to-back dopo l’Oscar di categoria dello scorso anno per Blade Runner. Impossibile infatti non premiare il suo straordinario lavoro nel “1917” di Mendes, considerato l’elevato grado di difficoltà nel girare un war movie – bombe vere comprese – in pochi e stupefacenti piani sequenza. Peccato allora per la regressione nazionalista rispetto allo scorso anno, quando per la Fotografia 4 candidati su 5 non erano a stelle e strisce: a noi piacerebbe molto un exploit di “The lighthouse” di Robert Eggers con fotografia di Jarin Blaschke, unico film tra i cinque ad essere stato girato in un cupissimo ed affascinante bianco e nero.
Candidati credibili: Roger Deakins per “1917” (30%), Lawrence Sher per “Joker” (20%), Jarin Blaschke per “The Lighthouse” (20%), Rodrigo Prieto per “The Irishman” (15%), Robert Richardson per “C’era una volta a… Hollywood” (15%)

Miglior montaggio
And the Oscar goes to…“Le Mans ’66 – La grande sfida” (Michael McCusker, Andrew Buckland)
Oscar Barracuda: ok, “Ford vs Ferrari” potrebbe non avere la stessa profondità di “The Irishman” o la sceneggiatura di “Parasite”, ma ha un pregio innegabile e assoluto…aver saputo rendere credibile, avvincente e epica la sfida in pista tra il mito Ferrari e il nuovo che avanza (Ford), portando lo spettatore dentro l’abitacolo magistralmente guidato da un clamoroso Christian Bale e scuotendolo fino al midollo mentre ci si avvicina ai 200 all’ora al traguardo finale. Pura magia cinematografica.
Candidati credibili: “Le Mans 66 – La grande sfida” (Michael McCusker, Andrew Buckland – 30%), “Joker” (Jeff Gorth – 30%), “Parasite” (Yang Jin-mo – 15%),  “The Irishman” (Thelma Schoonmaker – 15%), “Jojo Rabbit” (Tom Eagles – 10%)

Miglior film d’animazione
And the Oscar goes to…“Toy Story 4″ di Josh Cooley
Oscar Barracuda: versatile e parecchio interessante sarà la sfida tra alcuni dei migliori film d’animazione dell’anno, con la novità assoluta del primo film d’animazione originale distribuito da Netflix “Dov’è il mio corpo?” di produzione francese e dalla storia romantica, poetica e struggente a duellare con rivali più leggeri nei temi come “Klaus”, storia spagnola sul Natale sulla falsariga del “Coco” vincente nel 2018, il fantasy “Dragon Trainer – il mondo nascosto”“Missing Link” – suggestivo animato americano sul classico tema viaggio+amicizia – e infine il favorito, “Toy Story 4″, un po’ per la nostalgia che evoca, un po’ per la nazionalità e un po’ per aver resuscitato un franchise nel migliore e più divertente dei modi.
Candidati credibili: “Toy Story 4″ (40%), “Dov’è il mio corpo?” (40%), “Klaus – i segreti del Natale” (20%)

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Miglior Documentario
And the Oscar goes to…“Alla mia piccola Sama” (Waad al-Kateab e Edward Watts)
Oscar Barracuda: mettiamola così, se non vincesse “For Sama” sarebbe uno scandalo. Definito da molti come il film più potente mai fatto sui conflitti siriani, è la storia in prima persona e documentata dalla sua stessa telecamera di una giovane studentessa di Aleppo, dal suo sguardo sulla guerra civile sempre più mortale al suo innamoramento, fino al concepimento della figlia Sama che pone la neo-mamma di fronte al solito, terribile dubbio: è giusto scappare per dare una vita migliore alla figlia abbandonando tutte le lotte per la propria libertà nel posto dove si è nati? Da segnalare, incredibilmente, la presenza di un altro documentario siriano tra i nominati, l’altrettanto imperdibile “The Cave”. Da vedere anche il macedone “Honeyland”.
Altri candidati credibili: For Sama (Waad Al-Khateab, Edward Watts – 70%), Honeyland (Tamara Kotevska, Ljubo Stefanov, Atanas Georgiev – 10%), The Edge of Democracy (Petra Costa, Joanna Natasegara, Shane Boris -10%),  American Factory (Julia Reichert, Steven Bognar, Jeff Reichert – 5%), The Cave (Feras Fayyad, Sigrid Dyekjær, Kirstine Barfod – 5%)

Migliori effetti speciali
And the Oscar goes to…“Avengers: Endgame” (Dan DeLeeuw, Daniel Sudick)
Oscar Barracuda: al solito i film di supereroi e di fantascienza – ovvero gli americani dai budget stratosferici – la faranno da padrone, oscurando i teneri tentativi di “The Irishman” di ringiovanire con la tecnologia i suoi ottuagenari protagonisti e i più classici effetti da film di guerra di “1917”. Un’unica speranza allora: che il “Re Leone” rivisitato e reso “reale” (tecnicamente è uno “shot-for-shot fotorealistico di animazione computerizzata”) dalla Disney possa scalzare gli Avengers e l’ultimo, deludente, Guerre Stellari.
Altri candidati credibili: “Avengers: Endgame” (Dan DeLeeuw, Daniel Sudick – 40%), “Il re leone” (Robert Legato, Andrew R. Jones, Adam Valdez – 30%)”The Irishman” (Pablo Helman, Taylor Schulte – 10%), “1917” (Greg Butler, Pier Lefebvre, Dominic Tuohy, Guillaume Rocheron), “Star Wars: L’ascesa di Skywalker” (Dominic Tuohy, Roger Guyett)

 
Michele Pettene