POINT OF (SCREEN) VIEW #29

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Speciale Festival di Locarno 2019 (o anche in giro per la Svizzera con Barracuda)

Siamo ahinoi ormai giunti al termine dell’estate – il sole c’è, è il caldo che manca – e ci sembra giusto quindi rimanere aggrappati ai ricordi d’Agosto raccontando cosa sia successo nel mondo cinematografico nel mese più hot – in più sensi – di tutto l’anno.

Prima attraverso un’escursione fuori porta in Svizzera, a Locarno, con un paio delle nostre Barracuda preferite (http://www.barracudashoes.it) e poi con una gondolata tra i lidi di Venezia (a breve su questi schermi).

Luoghi, i più attenti li avranno già riconosciuti, molto cari a questa rubrica e che rimangono legati saldamente a due dei quattro festival del cinema più antichi e prestigiosi d’Europa, quelli (appunto) di Locarno e Venezia.

Oggi il focus sarà sulla kermesse più fresca, verde, sperimentale e pacata delle due, mentre gli scenari attorno a noi si iniziano a materializzare proponendo i più classici paesaggi da Heidi, rasserenanti e concilianti con le Alpi sullo sfondo, le case colorate e ordinate, la precisione svizzera nel far le cose…e uno degli schermi all’aperto più grandi al mondo, posizionati al centro strategico del festival di Locarno, Piazza Grande.

In questa piazza, per l’occasione addobbata con le sfumature del Leopardo giallonero che da trent’anni è simbolo del festival, la maggior parte del pubblico è accorsa dal 7 al 17 Agosto per godersi i film del Concorso principale, quello di “Piazza Grande”, proiettati a gruppi di due ogni sera dalle 21.30 in poi. Nel frattempo tutt’attorno la città si metteva in moto per accogliere i 160mila visitatori arrivati nel piccolo paese-gioiello incastrato tra le montagne e le rive del lago Maggiore: da Ascona a Muralto, nelle due settimane del festival, il turismo cinematografico l’ha fatta da padrone, rendendo virtualmente introvabili alloggi e hotel.

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Ma se Piazza Grande era il piatto principale, come da tradizione le sale collaterali hanno regalato altrettante soddisfazioni ai cinefili europei, con i volti di molti nuovi fan genuinamente stupiti nel trovare in una cittadina di soli 15mila abitanti così tante sale cinematografiche di qualità disseminate all’interno del centro storico di Locarno.

Vediamo insieme quindi quali sono stati i film che più hanno sorpreso e, naturalmente, i vincitori della 72ma edizione del Locarno Film Festival 2019, la prima della direttrice artistica francese Lili Hinstin.

Concorso Internazionale – Premio “Pardo d’Oro”

Ad aggiudicarsi il premio più importante del festival è stato un coraggioso film portoghese, “Vitalina Varela”, storia drammatica e piena di forza femminile di una donna di Capo Verde – Vitalina – arrivata a Lisbona in Portogallo tre giorni dopo il decesso del marito fedifrago. Pedro Costa, il regista, ripartirà dalle ceneri di questo rapporto per ricostruire la vita di una donna che ha atteso per 25 anni il suo biglietto aereo per tornare in terra portoghese, e da cui – una volta atterrata – se ne vorrà andare solo dopo aver elaborato non solo il lutto della perdita ma anche quello del rifiuto ad accoglierla a braccia aperte di un Paese inospitale verso “quelli come lei”.

All’interno del Concorso Internazionale gli altri premi da ricordare sono stati i seguenti:

Premio speciale della giuria: “Pa-go (Height of the wave)” di Park Jung-bum

Pardo d’argento per la miglior regia: Damien Manivel per “Les enfants d’Isadora”

Pardo per la miglior interpretazione femminile: Vitalina Varela per “Vitalina Varela”

Pardo per la miglior interpretazione maschile: Regis Myrupu per “A febre”

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Concorso Cineasti del Presente e Pardi di Domani

Da sempre Locarno ha il pregio di essere una vetrina internazionale insostituibile e preziosissima per gli esordienti o i giovani registi alle prime opere, proponendo un ampio paesaggio di cinema contemporaneo da ogni parte del mondo che altrimenti avrebbe poche chance di raggiungere un pubblico diverso da quello dei Paesi di produzione.

Che sia dal Senegal – patria del film vincitore di quest’anno, lo splendido dramma famigliare “Nafi’s Father” di Mamadou Dia – o dalla Gran Bretagna – “Here for Life” di Andrea Luka Zimmerman – ma passando anche dalla Serbia e dalla Romania (con il premio speciale della giuria “Ivana The Terrible” di Ivana Mladenović), Locarno anche in questo 2019 ha mostrato quanto ogni singola nazione abbia il potenziale per proporre idee originali, divertenti, riflessive scaturite dalle giovane menti e dal talento delle loro ultime generazioni, regalando una chance al più alto livello di esposizione ai più meritevoli. Un approccio che non sarà mai premiato abbastanza, se confrontato alle politiche di festival più patinati ma che del servizio puro al cinema e alla sua evoluzione, spesso, non sanno che farsene.

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Per dire a noi è piaciuto moltissimo l’algerino “143 Rue du Désert” di Hassen Ferhani, premiato giustamente come miglior regista emergente grazie ad una storia semplice, serena ma efficace sui cambiamenti che l’Algeria – e nello specifico una donna anziana che vive in mezzo al deserto e di fianco ad un’autostrada che vorrebbe rimanere al passo coi tempi – sta subendo in questi ultimi anni, attraverso uno sguardo amorevole ed ironico sulla donna e sui personaggi che si fermano per una pausa alla sua casa prima di proseguire verso la loro strada.

Della stessa pasta ma concentrato nello specifico solo sui cortometraggi e sui mediometraggi delle nuove leve era anche il concorso dei Pardi di Domani, con i premi – i Pardini – assegnati a quattro delle tante operette selezionate per la più corposa delle rassegne. Hanno vinto un turco/tedesco, un americano, un russo e un ghanese, a sottolineare l’eterogeneità e l’apertura totale al cinema di tutto il globo, nella speranza che questi autori continuino il loro percorso di artisti in erba per ritornare da queste parti con nuove e ancor più lunghe espressioni del loro cinema.

Concorso Moving Ahead e Open Doors

Sulla stessa scia dei Cineasti del Presente altri due concorsi da seguire durante il festival sono stati (come sempre) Open Doors – per i film delle aree del Sud e dell’Est del mondo – e l’ex “Signs of Life”, da quest’anno “Moving Ahead”, dedicato ai territori di frontiera della Settima Arte, quelli che sintetizzando chiameremmo “sperimentali”, con opere di registi riconosciuti ed emergenti presentate in prima mondiale o internazionale. Nonostante alcune proiezioni abbiano messo alla prova storicamente anche i veterani più coriacei e i fan più accaniti, alcuni film usciti da questi concorsi hanno regalato spesso sorprese talmente piacevoli da rimanere consolidati nell’immaginario collettivo dei visitatori del festival.

Potrebbe essere la sorte cui sembra essere destinato il gran film dell’americana Ja’Tovia M. Gary dal titolo “The Giverny Document (Single Channel)”, vincitore del Moving Ahead Award con un documentario poetico e di riflessione sulla condizione della donna nera odierna e passata, dai quartieri neri di Harlem ai dipinti impressionisti, indagando e naturalmente denunciando rappresentazioni e differenze di trattamento che nei secoli hanno reso più dura e più coraggiosa la vita delle black women di tutto il mondo.

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Concorso Piazza Grande

Il concorso più popolare non sempre è quello capace di offrire i titoli più imperdibili, come ha dimostrato il premio regalato molto generosamente dalla giuria di Locarno al film francese di Halin Rejin “Instinct”, un thriller psicologico molto altalenante nella sceneggiatura e nelle emozioni che trascina una riabilitatrice psichiatrica – appena entrata in un carcere a bassa sicurezza – in un pericoloso, seducente ma poco credibile gioco del “gatto col topo” con un paziente affascinante, manipolatore e accusato di stupro. Il risultato finale ci ha lasciati un po’ perplessi, considerato inoltre che nello stesso concorso poteva essere premiata l’ultima fatica di Quentin Tarantino, presente al festival con un colpo ad effetto che ha esaurito in poche ore gli 8mila biglietti di Piazza Grande grazie al suo “Once Upon a time in Hollywood”, presentato a Cannes a Maggio e quindi proiettato in prestigiosa anteprima tra le Alpi svizzere.

Altri Concorsi

Se negli anni abbiamo imparato una lezione, è quella di non snobbare mai i concorsi collaterali ai principali durante il Locarno Film Festival. Quest’anno, nonostante l’interessante programmazione de “La Semaine de la critique”, una sezione indipendente creata dai giornalisti svizzeri, possiamo dire con discreta certezza che la scena è stata rubata totalmente dalla fantastica retrospettiva sul black cinema, il cinema “nero”. Proposta durante tutta la durata del festival al Teatro Gran Rex, poche volte abbiamo visto un concorso così preso tanto d’assalto dagli spettatori, spesso avvistati all’interno di code lunghe decine di metri per potersi guadagnare il piacere di vedere in lingua originale alcuni dei film più di culto che la cultura cinematografica afroamericana ma non solo abbia prodotto fino ad oggi.

Nonostante la lista dei film assolutamente da vedere almeno una volta nella vita siano stati tanti, noi ci siamo portati a casa nel cuore e nella mente probabilmente il più cult di tutti, il padre della blaxeploitation che tanto ama anche Tarantino: “Sweet Sweetback’s Baadasssss Song” di Melvin Van Peebles del 1971 è una fuga irriverente, psichedelica, autoironica, sbruffona e provocatoria del protagonista, un nero accusato di omicidio di due poliziotti (uccisi per difendere l’amico arrestato ingiustamente) e iperdotato nel più profano e impronunciabile degli stereotipi sui blacks. Con inevitabili risvolti comici ma altrettante scene surreali capaci, per contrasto, di denunciare la condizione degli afroamericani in un’America ancora invischiata nella discriminazione e nel razzismo. Se ci aggiungete la colonna sonora funky degli allora semisconosciuti “Earth, Wind & Fire”, il capolavoro seminale è bello che servito.

Stelle 

Come ogni buon festival che si rispetti anche quello di Locarno, dall’alto della sua “età” anagrafica, ogni anno può permettersi di ospitare sul palco di Piazza Grande un discreto numero di star internazionali del cinema passato e presente per premiarle e renderle omaggio…un buon pretesto per attirare su di sé abbastanza riflettori da “far parlare” non solo i canali specializzati ma anche quelli più generalisti, nel tentativo – comprensibile – di attirare il più alto numero di visitatori possibili.

Và detto però che Locarno spesso assegna i Premi Speciali a figure che difficilmente avremmo modo di ammirare dal vivo in altri eventi simili, per cui ben vengano questi riconoscimenti che ogni anno ci permettono di avere un contatto ravvicinato con alcuni dei protagonisti del cinema mondiale. In questo 2019 è stata la volta ad esempio del mitico John Waters, regista di film culto del genere trash come “Mondo Trasho” e “Pink Flamingos”, star sudcoreane come l’attore Song Kang-ho, visionari italiani come Enrico Ghezzi, il geniale critico creatore del programma notturno di Rai3 “Fuori Orario, cose mai viste”, registi svizzeri come Fredi M. Murer e soprattutto la grande star di quest’edizione, l’attrice americana Hilary Swank, due volte premiata con l’Oscar alla miglior attrice per “Boys Dont Cry” e “Million Dollar Baby”.

Michele Pettene