POINT OF (SCREEN) VIEW #21

POINT OF (SCREEN) VIEW #21

“Racism&LGBT” – La Top5+1 dei film su razzismo e minoranze, oggi al Cinema (e su Netflix)

Ritorna con una nuova serie di classifiche – questa volta interamente dedicate a generi e sottogeneri – la vostra rubrica cinematografica preferita con un taglio LifeStyle, naturalmente “Point of Screen View” targata Barracuda & #BarracudaStyle.

Con lo scoppiettante finale di 2018 filmico ad attenderci, in questo e nei prossimi episodi avremo un occhio di riguardo per i migliori film da andare a vedere al Cinema (e su Netflix) negli ultimi mesi dell’anno, divisi però per categorie. In che modo? Beh, non è una novità che proprio le “etichette” appioppate di volta in volta alla Settima Arte siano forse il limite più evidente del mercato contemporaneo: da una parte grandi produttori e distributori perdono la testa nel cercare di specializzare i loro prodotti prima e durante la “vendita”, mentre dall’altra la tendenza sempre più diffusa da parte di registi e sceneggiatori è quella di mescolare generi e stili , alla ricerca di quell’originalità perduta che come sapete tanto ci sta a cuore.

E se prima della prossima rivoluzione (chissà quando!) sarà difficile trovare in qualche cinema italiano descrizioni diverse dai più classici “Drammatico”, “Commedia” o “Azione” noi Qui ci proveremo, proponendo le Nostre Categorie personalizzate e sperando di riuscire – rimescolando le carte – a regalare qualche lieta sorpresa. Iniziando dai migliori Cinque Film per la categoria “Racism&LGBT”, dedicata alle opere particolarmente sensibili a tematiche attualissime e scottanti come razzismo, minoranze etniche, omosessualità e discriminazione.

BLACKKKLANSMAN – IN SALA

Genere Barracuda Racism&LGBT
(Genere classico: commedia, drammatico, azione, documentario)

Nazione USA

Con regia di Spike Lee

E personaggi principali interpretati da

John David Washington: Detective Ron Stallworth
Adam Driver: Detective Flip Zimmerman
Laura Harrier: Patrice Dumas
Topher Grace: David Duke

Il vero ritorno di Spike Lee. Era dai tempi della “25a Ora” che l’autore afroamericano e newyorkese per eccellenza non regalava al Cinema un’opera così vitale. Eppure senza gli ultimi tre minuti nessuno avrebbe probabilmente azzardato paragoni scomodi con il suo Passato: la storia, volutamente semplice ed eccessivamente stereotipata, ruota tutta attorno a dei fatti (presumibilmente) accaduti a Colorado Springs nei 70s, dove il primo poliziotto di colore della città si ritrovò a combattere il Ku Klux Klan (rievocato nel titolo) fingendosi al telefono un membro del KKK e infiltrando in sua vece il collega ebreo ai meeting con i razzisti capeggiati dal famigerato David Duke. Gli haters hanno dichiarato che non si sentiva la necessità di un film del genere, ma nonostante le stoccate a Trump e al razzismo del 2018 negli Usa siano superficiali il finale è mozzafiato per potenza e fuoco ravvicinato (grazie anche al montaggio che non da tregua). E prima noi avevamo pure riso parecchio con Driver e Washington, ascoltando tra una battuta e l’altra pure dell’ottima musica. Grand Prix a Cannes 2018.

 

LA DISEDUCAZIONE DI CAMERON POST – IN SALA

Genere Barracuda Racism&LGBT
(Genere classico: commedia, drammatico)

Nazione USA

Con regia di Desiree Akhavan

E personaggi principali interpretati da

Chloë Grace Moretz: Cameron Post
John Gallagher: Reverend Rick
Sasha Lane: Jane Fonda
Forrest Goodluck: Adam Red Eagle

Cameron è un’adolescente beccata dal fidanzato a baciarsi con un’amica nella notte del ballo finale del liceo. Per questo, viene inviata dall’ultracattolica zia (i genitori sono morti tempo prima) in una comunità di recupero per ragazzi e ragazze affetti da sospetta “Same Sex Attraction”. Ed è qui forse che la sceneggiatura della 36enne regista americana avrebbe necessitato un upgrade al 2018: il centro, gestito solo da una severa terapista e dal fratello di lei “guarito” come prima cavia, non convince, non offrendo altro che la religione cristiana e confessioni di gruppo come “cure” di una “malattia” inesistente, oltre ad ingenui espedienti ben presto scoperti e raggirati dai ragazzi (tra cui l’immancabile “debole” che darà una svolta tragica al film). Ma la regia è splendida, fragile e delicata quanto l’umanità dei protagonisti, scettici e mai scalfiti dal fumo buttato negli occhi da tutti gli “adulti”, più o meno crudeli: e il finale, seppur sfiorando il già visto, lascia un sorriso di speranza e serenità. Premiato al Sundance di quest’anno.

GIRL – IN SALA

Genere Barracuda Racism&LGBT
(Genere classico: drammatico)

Nazione Belgio

Con regia di Lukas Dhont

E personaggi principali interpretati da

Victor Polster: Lara
Arieh Worthalter: Mathias
Oliver Bodart: Milo
Tijmen Govaerts: Lewis

Lara è una ragazza nata nel corpo di un ragazzo, che sogna due cose sopra tutte le altre: completare la trasformazione corporea al più presto e diventare una grande ballerina di danza classica. Il film racconta il percorso verso questi due obiettivi di una figlia unica e del suo rapporto commovente con il padre single, oltre alle naturali difficoltà di essere accettata come ragazza a scuola, dai ragazzi, dalle amiche (non mancherà l’inevitabile episodio di bullismo). È la prima metà a sorprendere positivamente: per una volta la storia sembra escludere pregiudizi e problemi legati alla transessualità mostrando un mondo dove tutti sono accettati per quello che sono, Lara in primis, sorretta da un padre comprensivo ma mai incastrato nella più classica delle macchiette “peace&love” sessantottine. Nella seconda invece pressione sociale, frenesia e necessità interiori avranno la meglio (peggio?), trascinando verso un finale lucidamente crudele. Strepitoso Polster, l’attore protagonista nei panni di una credibilissima Lara dal volto stupendo e travolta dal proprio stesso desiderio di sentirsi completa. Miglior Opera Prima a Cannes 2018.

LA DONNA DELLO SCRITTORE – IN SALA

Genere Barracuda Racism&LGBT
(Genere classico: drammatico)

Nazione Francia/Germania

Con regia di Christian Petzold

E personaggi principali interpretati da

Franz Rogowski: Georg
Paula Beer: Marie
Godehard Giese: Richard

Mentre la radio trasmette gli aggiornamenti sull’avanzata tedesca in Francia durante la Grande Guerra, il rifugiato tedesco Georg scappa nascosto in un treno verso Marsiglia. Con lui un famoso scrittore tedesco, che perderà la vita durante la fuga: impossessatosi della sua identità, Georg la sfrutterà per guadagnarsi il visto per il Messico e fuggire con la donna di cui si è improvvisamente innamorato, naturalmente la moglie dello scrittore. Ma non tutto andrà come previsto. Una narrazione fin troppo complicata e tratta dall’omonimo romanzo del 1944 ha il pregio di riflettere le repressioni naziste verso i “diversi” sulle ardue condizioni degli immigrati di oggigiorno, risultando solo un po’ confusionaria su alcuni passaggi affidati esclusivamente alla voce del narratore-protagonista. Non aiuta nella comprensione una scenografia contemporanea tra tecnologie e abiti mentre si ode l’entrata dei nazisti a Parigi, necessaria però per chiudere quella (terrificante) similitudine tra le derive sovraniste e totalitarie di allora con quelle in corso in Europa in questo periodo.

MENOCCHIO – IN SALA DALL’8 NOVEMBRE

Genere Barracuda Racism&LGBT
(Genere classico: drammatico, storico)

Nazione Italia

Con regia di Alberto Fasulo

E personaggi principali interpretati da

Marcello Martini: Menocchio
Maurizio Fanin: Inquisitore
Carlo Baldracchi: Carceriere Parvis
Nilla Patrizio: Moglie

Ci tenevamo ad inserire questo film italiano molto particolare, in questa Top5 dedicata (anche) alle discriminazioni, in questo caso religiose. Domenico Scandella, il protagonista soprannominato Menocchio, è un mugnaio (e prete) di un piccolo villaggio friulano considerato eretico dalla Chiesa Cattolica Romana, realmente esistito a fine 1500. Il film segue il suo arresto e il suo processo condotto dal tribunale della Santa Inquisizione dove l’integrità, l’amore per la Verità, la Natura e un Dio diverso da quello professato da soloni e cardinali ipocriti e avidi si scontrerà con l’intolleranza della Chiesa e del Potere, resi nudi e fragili di fronte alla forza di un martire dei valori fondamentali di un uomo. Fotografia splendida e inquietante, un Martini favoloso con il suo Menocchio e un risultato sorprendente tanto quanto potente nella sua semplicità, oltre al coraggio di usare il dialetto tipico di quelle zone come lingua originale. Una riflessione sulle reali necessità dell’uomo, sulla felicità e sulle sovrastrutture che continua a crearsi, limitandosi pericolosamente.

FUORI DAL CINEMA: LA VITA DI ADELE, CAPITOLI 1&2 – NETFLIX

Genere Barracuda Racism&LGBT
(Genere classico: drammatico, sentimentale)

Nazione Francia

Con regia di Abdellatif Kechiche

E personaggi principali interpretati da

Adèle Exarchopoulos: Adèle
Léa Seydoux: Emma
Salim Kechiouche: Samir

Un Must-Watch del genere e in generale tra i migliori film mai fatti sulla tematica omosessuale, il titolo originale sarebbe “Il Blu è il più caldo tra i colori” e rimanda alle tinte dei capelli della ragazza di cui è innamorata la protagonista, una bellissima e giovane Adèle Exarchopoulos. Il film segue amori e dolori delle storie sentimentali di Adèle, ferita profondamente dall’improvvisa interruzione della sua relazione con Emma, sofisticata pittrice che dopo un inizio idilliaco comincia a ritenerla priva di ambizioni. Il suo rifiuto la spingerà tra le braccia di un collega e poi di nuovo, cambiata dal Tempo, di fronte a Emma, alla ricerca del vero significato dell’Amore e della propria identità, regalando un’interpretazione formidabile e inattesa all’interno di un’opera intensissima, tenera, sensuale, raffinata, dolce e crudele, premiata a Cannes nel 2013 con la Palma d’Oro.

Michele Pettene