POINT OF (SCREEN) VIEW #19

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Kobe Bryant e la ricerca del successo (dal basket agli Oscar)

La notte della prossima Domenica, quella del 4 Marzo, l’ex giocatore e leggenda dei Los Angeles Lakers dell’Nba Kobe Bryant saprà se il suo cortometraggio d’animazione “Dear Basketball” diretto insieme a Glen Keane – fenomeno del cortometraggio a stelle e strisce – sarà premiato come il migliore tra la rosa dei cinque candidati all’Oscar di categoria.

Potrebbe essere  l’ennesimo traguardo di una carriera dal successo ineguagliabile, nato in realtà come poesia e dichiarazione d’amore alla “Cara Pallacanestro” – questo il titolo tradotto del corto –  scritta in occasione del suo ritiro dal basket giocato per il celebre The Player’s Tribune, la testata dove le stelle dello sport statunitense (e ormai non solo) si raccontano in prima persona, senza filtri e spesso nello stesso modo intimo e onesto con cui Kobe ha conquistato la giuria di selezione per i nominati al “Best Animated Short Academy Award”.

Il video di cui sopra, anteprima del cortometraggio creato da Glen Keane, è la trasposizione animata e cinematografica delle emozioni e dei sentimenti che Kobe ha vissuto in 20 anni di incredibile carriera.

Dai giorni in cui, ragazzino predestinato, seguiva il padre professionista tra Reggio Emilia, Pistoia e Reggio Calabria, passando dal momento storico del Draft nel 1996 (fu scelto da Charlotte alla #13 e scambiato subito ai Lakers); dal three-peat (campioni NBA tre volte di fila) di inizio Duemila quando, con Shaquille O’Neal, compose la coppia più immarcabile (e fashion) del basket contemporaneo; dagli ultimi due titoli vinti con Pau Gasol come spalla, dopo aver dimostrato di poter mettere 81 punti; e finendo con il ritiro dall’ossessione di una vita, con la nemesi-Jordan avvicinata in ferocia competitiva e movenze più di qualsiasi altro cestista nella storia; e la costante-Phil Jackson, l’unico coach capace – con metodi giocoforza anti-convenzionali – di incanalare nella giusta direzione, quella vincente, la spasmodica voglia di essere il migliore di sempre.

E noi, che con Barracuda proviamo ogni giorno a migliorarci e perfezionare le nostre collezioni, le nostre sneakers, non potevamo che omaggiare – con il testo integrale del poema offerto agli dèi del basket da un loro simile – l’ambizione, la passione e il coraggio epici di Kobe Bryant.

Sperando, domenica notte, di vederlo forse non per l’ultima volta su un palco, a ringraziare il Gioco; e intanto Noi a ringraziare Lui.

Dear Basketball,

From the moment
I started rolling my dad’s tube socks
And shooting imaginary
Game-winning shots
In the Great Western Forum
I knew one thing was real:

I fell in love with you.

A love so deep I gave you my all —
From my mind & body
To my spirit & soul.

As a six-year-old boy
Deeply in love with you
I never saw the end of the tunnel.
I only saw myself
Running out of one.

And so I ran.
I ran up and down every court
After every loose ball for you.
You asked for my hustle
I gave you my heart
Because it came with so much more.

I played through the sweat and hurt
Not because challenge called me
But because YOU called me.
I did everything for YOU
Because that’s what you do
When someone makes you feel as
Alive as you’ve made me feel.

You gave a six-year-old boy his Laker dream
And I’ll always love you for it.
But I can’t love you obsessively for much longer.
This season is all I have left to give.
My heart can take the pounding
My mind can handle the grind
But my body knows it’s time to say goodbye.

And that’s OK.
I’m ready to let you go.
I want you to know now
So we both can savor every moment we have left together.
The good and the bad.
We have given each other
All that we have.

And we both know, no matter what I do next
I’ll always be that kid
With the rolled up socks
Garbage can in the corner
:05 seconds on the clock
Ball in my hands.
5 … 4 … 3 … 2 … 1

Love you always,
Kobe




Michele Pettene