Gigaton: che cosa aspettarsi dal nuovo album dei Pearl Jam?

Gigaton: che cosa aspettarsi dal nuovo album dei Pearl Jam?

Quando Gigaton sarà disponibile nei negozi di dischi, saranno trascorsi esattamente 2355 giorni dall’uscita dell’ultimo album in studio dei Pearl Jam. Una vita fa insomma…

Pearl Jam 2020 HQ

Pensate solo che quando uscì Lightning Bolt, Spotify era stato lanciato in Italia solamente da qualche mese. Con buone probabilità, la vostra nonna ora sta ascoltando i suoi cantanti preferiti proprio tramite il noto servizio streaming. Tanto per dire quanto tempo è passato tra un disco e l’altro dei Pearl Jam.

La vera domanda è una e solo una: cosa ci si può aspettare da un nuovo album del gruppo? 

PJ GigatonPer ora è difficile dirlo ma ci si può provare. Una prima constatazione. Il cambio di produttore, dal fidato Brendan O’Brien a Josh Evans (qui trovate alcune informazioni su di lui), è un ottimo segnale. Superata la soglia dei trent’anni, il gruppo avrebbe potuto tranquillamente incidere l’ennesimo disco con O’Brien, producer che se negli anni novanta ha giovato al suono del complesso, negli ultimi anni pareva invece averli ingabbiati in una produzione che si ripeteva identica di disco in disco.

Invece i Pearl Jam – spiazzando un po’ tutti, va detto – hanno deciso di farsi affiancare da un ingegnere del suono già con loro su Again Today (la cover di Brandi Carlile, sentita anche a Roma due anni fa) e Can’t Deny Me (che comunque è stata prodotta da O’Brien). La scelta del gruppo – non ancora ufficialmente commentata da nessun componente – fa ben sperare perché significa che non si sono adagiati sugli allori, ma hanno invece deciso di mettersi in discussione e, perché no, di sperimentare più che sui due ultimi dischi in studio. Evans ha pure lavorato sulla colonna sonora del documentario Sadie firmata McCready, il che potrebbe far supporre che ampio spazio sia stato dato alla chitarra di Mike con possibili rimandi ai Pink Floyd (come già successo vent’anni fa con Nothing At It Seems, dopotutto).

La sensazione è quindi che i Pearl Jam abbiano sperimentato con questo nuovo lavoro, arrivando forse a incidere canzoni di una lunghezza superiore ai loro standard. A proposito di Gigaton, Mike McCready ha infatti detto: “Realizzare questo disco è stato come un lungo viaggio. È stato oscuro e a volte confuso a livello emozionale, ma anche una mappa entusiasmante e sperimentale verso la redenzione musicale”. Un lavoro oscuro quindi – dove le atmosfere di Backspacer paiono lontane anni luce – che potrebbe addirittura rivelarsi ostico in certi passaggi, di sicuro non così diretto come gli ultimi. Già il titolo del primo singolo estratto – Dance Of The Clairvoyants, in streaming da martedì 21 gennaio – sa di new wave e post-punk.

PJ-cd-2020Gigaton (in uscita venerdì 27 marzo) sarà poi il primo disco del complesso inciso dopo la tragica morte di Chris Cornell, inevitabile pertanto che i giornalisti di mezzo mondo vedranno riferimenti al compianto cantante dei Soundgarden anche là dove potrebbero non esserci. E’ anche il primo disco dai tempi dell’insediamento di Trump alla Casa Bianca, quindi non sono da escludersi canzoni di protesta influenzate dal punk (tipo Grievance o Insignificance, per intenderci).

Il cambiamento climatico sarà senz’altro uno dei temi del disco. La foto presente sulla copertina è infatti uno scatto di Paul Nicklen che mostra la calotta di ghiaccio dell’isola di Nordaustlandet da cui sgorgano ingenti quantità di acqua di disgelo. Chi meglio dei Pearl Jam – attivisti in prima linea sin dal primo giorno – potrebbe raccontarci qualcosa in più su questo spaventoso presente che stiamo vivendo?

L’attesa è ancora lunga, ma queste sono le prime sensazioni che ho avuto dall’annuncio della pubblicazione del disco. Sarà bello rileggere queste righe una volta che avremo Gigaton a tutto volume sul nostro stereo.

pj g

Small my table, sits just three. Nasce nel 1980 a Reggio Emilia. Crea pearljamonline.it nel 2001 e scrive la prima edizione di “Pearl Jam Evolution” nel 2009 insieme alla moglie Daria. Collabora con barracudastyle.com, hvsr.net e rockol.it, ha collaborato con Rolling Stone e Il Fatto Quotidiano. Continua imperterrito a tentare di trovare “belle melodie che dicono cose terribili”.