Pearl Jam: Can’t Deny Me – La recensione di PearlJamOnLine.it

Pearl Jam: Can’t Deny Me – La recensione di PearlJamOnLine.it

Come un fulmine a ciel sereno tornano i Pearl Jam. Can’t Deny Me è il primo estratto dall’imminente disco in studio, l’undicesimo della loro carriera, in arrivo dopo quasi cinque anni di silenzio discografico.

Un lasso di tempo medio/lungo, che ha visto tra le altre cose il popolo americano salutare l’amato presidente Barack Obama e accogliere (si fa per dire) al suo posto il miliardario Donald Trump, a cui un Vedder piuttosto incazzato dedica idealmente il pezzo. È proprio il testo di Can’t Deny Me a colpire da subito, un grido di protesta con tanto di cartelli alzati che riporta al centro un tema già esplorato ai tempi dell’odiata amministrazione Bush, il malcontento verso chi ora siede alla Casa Bianca. D’altronde, come è sempre successo coi Pearl Jam, tempi duri richiedono risposte dure. Mike McCready, che ha scritto la musica, scandisce un ritmo hard rock figlio indiretto del suo amore per il punk. Gli altri sono in parte, Matt Cameron suona come ai tempi di World Wide Suicide, il basso di Jeff Ament è graffiante così come la ritmica di Gossard. Non sfuggono all’orecchio più attento alcune soluzioni musicali interessanti come il cowbell, gli handclaps e gli effetti sonori dell’amata macchina da scrivere di Vedder, quasi a voler significare che si tratta di una sorta di lettera in musica. La produzione di Brendan O’Brien, a tratti sopra le righe negli ultimi due dischi, qui è più viscerale, diretta e valorizza l’aggressività del pezzo.

In molti si chiedevano se i Pearl Jam – ormai si può dirlo, gli ultimi rimasti dei big 4 usciti dalla Seattle dei 90s – fossero ancora in grado di tenere alto lo scettro del rock senza trascurare la coscienza sociale che li ha sempre contraddistinti. Messe (finalmente) da parte le palle da baseball di Let’s Play Two, i cinque dimostrano di avere ancora le palle. Se questo è l’antipasto, possiamo già farci un’idea di quello che ci aspetta nel prossimo futuro: una band di nuovo pronta a salire sulle barricate, che non ha paura di scendere idealmente in piazza, anche a costo di attirarsi critiche. “Zero fucks given”, direbbero loro. Avanti così, che ne abbiamo un disperato bisogno.

Luca Villa

Il testo di Can’t Deny Me e la relativa traduzione sono disponibili su pearljamonline.it.