Mahrez il segreto del Leicester

Mahrez il segreto del Leicester

Ne “Il Primo Uomo” Albert Camus, narra la storia della sua infanzia in Algeria e racconta del suo auspicio, lui per una pacifica convivenza tra francesi e algerini in quella terra che di lì a poco invece avrebbe conosciuto sangue, terrore e morte. Una ferita incancellabile, difficile da sopportare per i francesi che avrebbero per anni vietato a tutti i cinema dell’Esagono di proiettare la perla di Gillo Pontecorvo, “ La Battaglia di Algeri”.

Ma c’è stata anche un’età della spensieratezza, molto spesso vissuto con un pallone tra i piedi.

I pieds-noirs, emigrati francesi, e gli indigeni algerini si sfidavano in interminabili partite di calcio. Camus, figlio dei primi, stava in porta, perché le suole dell’unico paio di scarpe chiuse erano da preservare.

Luogo di condivisione, di amicizia, quello stadio improvvisato, sotto il sole e davanti al mare. Tutto interrotto dalla rivoluzione algerina di inizio Anni Sessanta, che avrebbe diviso per sempre quei campi da gioco.

Rinasceranno più avanti, altrove, Oltremare, nelle periferie delle grandi città. Parigi e Marsiglia, luogo d’elezione per chi dall’Algeria era in cerca di lavoro o per chi, in Algeria, era sopportato a fatica. Rinasceranno perché il football rimane ambito di incontro e coinvolgeranno tutti, francesi, algerini, cristiani, musulmani, arabi, europei. E Berberi, popolo delle montagne algerine che hanno abitato prima della conquista araba, gli ultimi ad arrendersi alla colonizzazione francese.

Berberi come Zinedine Zidane, nato e cresciuto a Marsiglia. Berberi come Ryad Mahrez, figlio di un algerino e di una marocchina, nati a pochi chilometri di distanza, da divisa da una frontiera.

Niente mare nella periferia di Parigi, dove cresce l’uomo chiave della fase offensiva di Claudio Ranieri al Leicester delle meraviglie. Niente mare per Mahrez, ma quanta più luce disponibile per accompagnare tutta la giornata calcistica, giusto l’interruzione per un veloce pranzo. E poi giù in cortile,

La struttura delle habitation à loyer modéré (HLM), quelle che noi chiameremmo “case popolari”, nate in Francia a metà Anni Cinquanta e riempitesi di immigrati nel grande boom dei Sessanta, prevedevano diversi ambiti di condivisione, anche tanti campi per giocare al football.

Ryad Mahrez, nasce a Sarcelles, banlieue parigina, nel ’91. E su quei campi, sotto quel sole, consuma una infinità di paia di scarpe. Il sinistro è da sempre un inno alla creatività, ma è agganciato a un corpicino che stimola derisione e prese in giro. Perché nella banlieue, ti abitui da subito a costruirti una corazza, se vuoi resistere alle ingiustizie.

“ 12 anni, tu?”

Traumatico per Ryad, il passaggio dal calcio dei campetti a 5 o a 7 a quelli veri, a 11. Il suo raggio d’azione è limitato, e al terzo scatto è già in debito d’ossigeno.

Al ragazzo di origine algerina resta solo un sinistro magico e una grande volontà di arrivare, nonostante tutto e nonostante tutti.

L’Île-de-France è la regione che dà, anche piuttosto nettamente, più giocatori ai campionati professionistici dell’Esagono e alla Nazionale dei Bleus.

Per Ryad non c’è mai una chiamata, nel bureau dell’AAS di Sarcelles, la polisportiva dove giocava Mahrez e dove è cresciuto Philippe Christanval. Per l’ex difensore di Monaco e Barcellona, che ha recentemente sovvenzionato la ristrutturazione di campi da gioco in quella periferia dove è nato e che è divenuta ogni giorno più insicura, si è aperto presto la porta del centro federale di Clairefontaine. Mahrez si è dovuto accontentare di uno stage in Scozia, suo unica opportunità per lasciare il dilettantismo delle periferie.

Un mese nelle Highlands, e il solito foglio di via, la solita umiliazione.

L’uomo decisivo della Premier League di quest’anno, almeno secondo la sentenza di Cesc Fabregas, che noi ci sentiamo di condividere, fino a pochi anni fa non era considerato un giocatore di calcio. Da nessuno.

Attorno a lui e al suo magico sinistro, tutti, amici e famigliari, avevano sostanzialmente perso le speranze. Forse non ci credeva più nemmeno Ryad, per lui rimaneva sì il gioco più bello del mondo, ma l’élite non gli apparteneva.

Tutti allineati, tranne uno: papà Mahrez.

Perché lo sguardo fiero di un berbero non si abbassa mai. Quello sguardo ha incrociato Ryad, e lo ha segnato per sempre. Gli ha insegnato primo lo spirito di sacrificio, poi l’ostinazione, il culto della perseveranza. Papà se n’è andato troppo presto da questo mondo, ma il suo cuore, la sua anima continua nel corpo di Ryad, che non poteva, infatti, scegliere una nazionale differente da quella che ha scelto, l’Algeria, con cui ha giocato anche il Mondiale in Brasile.

Il Le Havre, prova a scommettere su quel sinistro e su quella voglia di non arrendersi. Ma è l’incrocio con l’Inghilterra, a cambiare la storia dell’uomo di Sarcelles.

“ Ti vuole il Leicester” “ E cos’è, una squadra di rugby?”, risponde Ryad, in un gennaio che sembra qualunque.

E’ invece una squadra di calcio, una società che sceglie il giocatore giusto.

Non se ne accorge forse subito, o almeno non tutti paiono essere così attenti a quelle due gambe non ricoperte da muscoli. Mezza stagione di Championship, la promozione in Premier. Mahrez piace ai tifosi, perché è diverso. Unico, creativo, tecnico. E non si arrende., perché dietro ha una storia, più storie, vere e profonde: che segnano l’anima.

Quando Ranieri decide di dargli una chance, la storia cambia. La storia di Ranieri, del Leicester, e probabilmente quella della Premier League.

Oggi unisce il tifo di algerini, orgogliosissimi, e francesi.

E’, secondo un sondaggio recente, il giocatore in attività che gli appassionati dell’Esagono, più rimpiangono non possa indossare la maglia della nazionale maggiore.

Sarebbe contento Albert Camus, probabilmente. Che nel calcio, con tutti gli aspetti sociali che possiede, ci credeva davvero.

 

CARLO PIZZIGONI

MondoFutbol.com