Joe Strummer: le cinque migliori esibizioni del tributo al cantante dei Clash

Joe Strummer: le cinque migliori esibizioni del tributo al cantante dei Clash

Venerdì 21 agosto, non una data a caso, è strato trasmesso su YouTube un tributo a Joe Strummer, il cantante dei Clash che ci ha lasciato troppo presto poco prima del Natale del 2002.

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Ora, non ho mai sopportato granché la moda spinta sui social network dai nostalgici di tutte le età di fare gli auguri di compleanno a persone morte. Il motivo è molto semplice: una persona morta non compie gli anni. Credo che anche Joe la penserebbe come me.

Venerdì 21 agosto, giorno in cui Joe avrebbe appunto compiuto sessantotto anni, Jesse Malin ha organizzato uno special di due ore trasmesso su YouTube per commemorare il cantante dai Clash.

Il tributo ha inoltre promosso l’iniziativa #SaveOurStages, a favore del disegno di legge chiamato Save Our Stages Act che, se approvato, istituirebbe un programma di sovvenzioni da dieci miliardi di dollari per aiutare gli operatori, i promotori e i produttori di locali indipendenti a pagare una serie di spese che si sono accumulate durante la chiusura legata all’emergenza sanitaria, come affitto, utenze, pagamenti ipotecari, tasse e buste paga.

Spinto quindi da due ottime ragioni, da un lato commemorare uno dei più grandi artisti di sempre, dall’altro aiutare in un qualche modo chi è stato maggiormente colpito nell’industria musicale dal vivo, ho guardato lo special intitolato A Song for Joe.

Penso sia stato uno dei migliori tributi musicali ad un eroe scomparso troppo presto e quasi tutto è andato per il verso giusto. Dal messaggio di Bruce Springsteen dal suo studio che ha ricordato “il fratello che non ho mai avuto” ai messaggi di tanti compagni musicisti fino ad arrivare a strepitose performance che hanno reso omaggio a Joe Strummer.

Da Brian Fallon a Craig Finn degli Hold Steady, da Lucinda Williams ai Dropkick Murphys (ma che versione di Tommy Gun hanno suonato? Ho sentito che da lassù, Joe ha applaudito dal primo all’ultimo istante).

Quali sono state le performance che più mi hanno colpito? Le ho elencate qui sotto.

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Josh Homme & Troy Van Leeuwen: Train In Vain (Stand By Me)

Con quelle atmosfere che già predicevano gli anni ottanta, Train In Vain è uno dei migliori pezzi dei Clash, inclusa in quel capolavoro che è London Calling. Il cantante dei Queens of The Stone Age con il fido Troy Van Leeuwen ha riletto il pezzo nel migliori dei modi, con un’azzeccata batteria elettronica a sorreggere la chitarra di Troy che ha incrementato il gusto 80s già presente nel pezzo originale. Applausi.

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Frank Turner: (White Man) in Hammersmith Palais

Il già cantante dei Million Dead e ora affermato cantautore Frank Turner ha riletto fedelmente, seppur in maniera acustica, una delle migliori canzoni scritte da Joe Strummer, (White Man) in Hammersmith Palais. Una cover davvero coinvolgente quanto riuscita.

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Nikolai Fraiture: Police & Thieves

Introdotto dal figlio di George Harrison, Dhani, il bassista degli Strokes ha suonato davanti allo storico murales dedicato a Joe Strummer una sentita versione all’ukulele di Police & Thieves, pezzo di Junior Murvin e Lee “Scratch” Perry incluso anche nel debutto dei Clash del 1977. Joe sarebbe stato fiero di questa versione, ne sono più che sicuro.

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Josh Klinghoffer: Rudie Can’t Fail

Non è un mistero che l’ex chitarrista dei Red Hot Chili Peppers, oltre ad aver pubblicato un ottimo disco solista, se la cavi piuttosto bene con le cover (avete già sentito quella di Mina, Io sono quello che sono? Memorabile). Per il tributo a Joe, Josh Klinghoffer ha offerto la sua reinterpretazione di Rudie Can’t Fail, sempre tratta da London Calling. Basterebbe anche solo la fisicità che ci ha messo nel suonarla e cantarla per convincere anche il più scettico dei fan dei Clash sulla buona riuscita di questa cover. Forse il meglio visto nell’intera serata.

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Hinds: Spanish Bombs

Ora, io non so chi siano queste giovani ragazze che hanno riletto a Madrid una perfetta versione di Spanish Bombs. Quello che so è che a vederle mi sono commosso e credo che anche Joe avrebbe fatto lo stesso effetto se fosse stato ancora qui con noi.

 

Chiudiamo questo articolo con il messaggio di Jim Jarmusch, il tributo più commovente e sentito dell’intera serata. Ci manchi Joe. E sì, buon compleanno Compagno.

Small my table, sits just three. Nasce nel 1980 a Reggio Emilia. Crea pearljamonline.it nel 2001 e scrive la prima edizione di “Pearl Jam Evolution” nel 2009 insieme alla moglie Daria. Collabora con barracudastyle.com, hvsr.net e rockol.it, ha collaborato con Rolling Stone e Il Fatto Quotidiano. Continua imperterrito a tentare di trovare “belle melodie che dicono cose terribili”.