Ament – Heaven/Hell: La recensione del terzo disco solista di Jeff Ament

Ament – Heaven/Hell: La recensione del terzo disco solista di Jeff Ament

Come ho già avuto modo di scrivere su hvsr.net, quando il bassista di una rock band superfamosa decide di pubblicare un album solista succede spesso che i die hard fan lo ascoltino giusto per completismo e il che il disco finisca presto a prendere polvere tra gli scaffali della loro straripante collezione. Nel caso di Jeff Ament sarebbe un grosso errore di valutazione, perché il prolifico ed eclettico bassista dei Pearl Jam – oltre ad aver dato vita nel corso degli anni a progetti paralleli di assoluto pregio come i Three Fish e i RNDM – ha già all’attivo due lavori solisti che valgono ben più di un distratto ascolto (Tone, di una decina di anni fa, e il più recente While My Heart Beats).

Il dipinto di Jeff Ament che ha ispirato l’artwork di Heaven/Hell

Il dipinto di Jeff Ament che ha ispirato l’artwork di Heaven/Hell

Heaven/Hell, uscito il 10 maggio in vinile e in digitale per Monkeywrench (l’etichetta discografica di proprietà dei Pearl Jam), nell’arco dei suoi 36 minuti non solo conferma le buone impressioni suscitate dai suoi primi due lavori solisti, ma si rivela per certi versi sorprendente. Perché se è vero che al primo ascolto il gioco della ricerca di rimandi musicali al suo gruppo madre è inevitabile, già dal secondo non si può non rimanere colpiti da quanto Ament si sia messo in gioco andando avanti nel suo personale percorso musicale, originale e ormai del tutto differente da quello dei Pearl Jam.

Tra visioni apocalittiche (Safe in the Car, registrata insieme ai bandmate Mike McCready e Matt Cameron e alla cantautrice indie Angel Olsen), rimandi ai Devo e ai Buzzcocks (la frizzante Somewhere), ottimi pezzi pop (The Voices, in coppia con la nipote Akira) ed efficaci mid tempo (l’oscura Are You Truing), Ament fa centro e confeziona un lavoro che si può già annoverare tra i migliori di questo 2018. Il punto più alto della raccolta è rappresentato dalla doppietta Hyperphagia/Drugs dove Jeff – accostandosi a soluzioni sonore simili a quelle adottate tanti anni fa dai Roxy Music o dal David Sylvian più sperimentale – riesce a convincere anche l’ascoltatore più esigente, approdando in lidi in cui nemmeno i Pearl Jam più in vena di sperimentazione sono mai arrivati.

Heaven/Hell è un disco che dimostra la piena maturità di Ament solista, così a suo agio con la propria visione artistica da far quasi dimenticare l’affiliazione a una delle più importanti rock band degli ultimi trent’anni. Due carriere che sono ormai come treni che viaggiano su binari paralleli, non in contrasto, ma che anzi lasciano presagire una ventata di aria fresca anche per il futuro musicale della band.

Luca Villa