Dieci curiosità su Jeff Ament, il bassista dei Pearl Jam

Dieci curiosità su Jeff Ament, il bassista dei Pearl Jam

Le dieci curiosità che (forse) non sapete su Jeff Ament, il bassista dei Pearl Jam nato 55 anni fa a Havre, in Montana

Il punk rock è stato decisamente quello che mi ha fatto capire che potevo farlo. Era facile e aveva quel tipo di energia che volevo. Ho iniziato a suonare il basso nell’autunno del 1981, al sesto piano del Jesse Hall. In parte è stato perché avevo una chitarra che avevo portato a scuola e avevo preso alcune lezioni al liceo e c’era un ragazzo che avevo conosciuto al mio piano, che aveva suonato in diverse punk rock band a L.A. e la sua famiglia si era trasferita a Butte. Lui suonava sia il basso che la chitarra. Aveva un basso Fender Precision del 1977 che ha scambiato con la mia Gibson SG
Jeff Ament

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1. Il primo incontro tra Jeff Ament e Stone Gossard, ai tempi dei Green River, non è di sicuro da annoverare tra i ‘migliori incontri di sempre’. «L’avevo già incrociato un paio di volte; lui frequentava un tipo di nome Chris Peppard, e non sapevo se fossero sotto l’effetto di droga o alcol, ma spesso si divertivano a prendere in giro il tizio più grosso in cui si imbattevano. Tutti all’epoca mi chiamavano “Jeff Diction”, così una volta Stone mi si avvicinò e mi disse: “Ooh Jeff Diction, che nome figo! Ho saputo che vieni dal Montana, per caso ti scopi le mucche?” o stronzate del genere, solo per provocarmi. Dissi a Mark Arm: “Faresti meglio a chiedere a questo tizio di andarsene, o succederà qualcosa di brutto”. All’epoca non capivo il sarcasmo. Potevo accettarlo da parte di Mark e Steve Turner, perché non prendevano in giro gli altri sul serio. Ma Stone si impegnava davvero a farti uscire di testa. Ricordo che dissi a Mark: “Non ho la minima intenzione di suonare in una band con questo tizio”».

2. Alcuni dei film preferiti da Jeff Ament sono Eraserhead di David Lynch, Affliction di Paul Schrader (che ha ispirato la stesura del demo di Nothing As It Seems) e L’esorcista di William Friedkin. Tra le sue band preferite ci sono invece Stooges, MC5, Dead Kennedys, Ramones, Black Flag, Motorhead, Devo, Aerosmith, Mastodon, Elbow, Mogwai, Sigur Ros e Grandaddy,

3. Stone Gossard, Jeff Ament e Eddie Vedder sono i membri della band fittizia creata per il film Singles, i Citizen Dick. Per il personaggio di Cliff Poncier – il leader della band, interpretato da Matt DillonCameron Crowe s’ispira al look di Jeff Ament, che ricorda: «Non parlo proprio come Dillon, ma ho preso un paio di migliaia di dollari prestandogli i miei vestiti. Indossavo i pantaloni corti tutto l’anno. Andavo in bici dappertutto, non avevo una macchina e quando andavo a provare dovevo portare il basso sulla bici, così non potevo mettermi i jeans. Non so cosa definisca cosa è grunge o cosa no. Non ho mai messo camice di flanella. Sicuramente avevo un po’ di cappelli. È cominciato tutto quando stavo nei Green River e avevo una ragazza che faceva cappelli. A quei tempi non assomigliavo a una rock star, sembravo più un imbecille. In parte era funzionale e in parte era dovuto a quello che avevo a disposizione».

4. L’idea di fondare il Ten Club – il fan club ufficiale dei Pearl Jam – viene a Jeff Ament, che si autoproduce la prima tessera, la numero 00001 nel 1991. Il 10C è tutt’ora gestito da Tim Bierman, originario del Montana proprio come il bassista dei Pearl Jam.

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5. Alcune delle canzoni co-scritte da Jeff Ament per i Pearl Jam sono Jeremy, Daughter, Indifference, Nothingman, Smile e Nothing As It Seems. Una delle canzoni più personali composte da Ament per il gruppo è la b-side Other Side, contenuta anche in Lost Dogs. «Ho iniziato a scriverla per mio padre e mia madre, che sono sposati da quarantadue anni e sono sempre stati la mia più grande ispirazione», rivela Ament. «Mentre la rielaboravo nei due anni successivi, è diventata una canzone su di me e la mia ragazza Pandora. Le relazioni possono essere difficili. Quelle che durano tutta la vita sono assolutamente pazzesche. Credo di aver spinto un po’ troppo per farla entrare in Riot Act perché significa così tanto per me e mi ero davvero innamorato del suono nel demo, così strano e spettrale».

6. Nel primo disco solista di Jeff Ament, pubblicato il 16 settembre di dieci anni fa, è presente The Forest già inclusa in versione strumentale nel DVD Immagine In Cornice. La traccia è stata provata anche dai Pearl Jam durante le session di Pearl Jam (Avocado Record) in studio ma è stata scartata perché Vedder non è mai riuscito a trovare un testo adatto.

7. La città preferita di Jeff Ament è Istanbul, città in cui i Pearl Jam hanno suonato un leggendario concerto durante il No Code Tour del 1996.

8. Nel maggio del 2009, lo store ufficiale dei Pearl Jam mette in vendita un doppio album dei Deranged Diction, hardcore punk band del Montana dei primi anni Ottanta in cui militava un giovane Jeff Ament insieme a Bruce Fairweather (in seguito con Ament e Gossard anche nei Green River e nei Mother Love Bone). L’album si articola in due CD: il primo contiene la re-release in CD dell’unica registrazione esistente della band, la cassetta intitolata No Art, No Cowboys, No Rules del 1983. Il secondo disco (Life Support) documenta invece la reunion della band (a 25 anni dal loro split) impegnata in dieci nuove canzoni, scritte nel 1983-84 e registrate a fine 2008.

Pearl Jam "Lightning Bolt" Tour - Brooklyn

9. Il fratello di Jeff, Barry Ament, insieme a Coby Schultz ha una società chiamata Ames Bros che ha disegnato nel corso degli anni diversi poster per svariate band come Metallica, My Morning Jacket e, ovviamente, Pearl Jam.

10. Jeff nel corso degli anni ha avuto diversi progetti paralleli, dai Three Fish ai RNDM. In tutti questi progetti c’è sempre stata una presenza costante, il batterista e amico Richard Stuverud. «Nel 1999, sul retro del tour bus dei Three Fish, Jeff mi ha dato una copia di “Moon: The Life and Death of a Rock Legend”, un’incredibile biografia su Keith Moon», ricorda Stuverud. «Sulla prima pagina bianca Jeff ha scritto “Al mio batterista preferito, un libro sul più cazzuto batterista di sempre, come fare e come non fare”. È stato chiaramente il più bel complimento che io abbia mai ricevuto da un amico e collega».

Luca Villa