IDLES in dieci canzoni (ovvero alla scoperta del miglior gruppo inglese dai tempi dei Radiohead)

IDLES in dieci canzoni (ovvero alla scoperta del miglior gruppo inglese dai tempi dei Radiohead)

Sebbene Thom Yorke sia citato da Joe Talbot come una sua primaria fonte d’ispirazione, non è che negli IDLES l’influenza dei Radiohead si senta più di quel tanto. Anzi, il gruppo di Bristol suona brutale, ulceroso, incazzato come nessun’altro nell’attuale scena musicale mondiale.

Sexual violence doesn’t start and end with rape, it starts in our books and behind our school gates
– Mother, IDLES

IDLES (2)

Gli IDLES, scritto tutto maiuscolo, si sono formati solo qualche anno fa a Bristol. Al contrario della maggior parte dei gruppi inglesi nati negli ultimi vent’anni, che scimmiottano gli americani in tutto e per tutto ma che solo raramente riescono a creare qualcosa di interessante, il gruppo capitanato da Joe Talbot è inglese fino al midollo. Lo si sente nella voce del cantante, nel suono del gruppo – che seppure sembra a tratti un incrocio tra il sound dei Dead Kennedys con testi che potrebbero essere stati scritti da un giovane Billy Bragg rimane totalmente british –, lo si intuisce dal loro modo di porsi e nella loro stessa essenza.

Nelle loro canzoni, gli IDLES se la prendono con tutti. Con i razzisti, con i fascisti, con i maschilisti, con chi è a favore della stramaledetta Brexit e con chi in generale non rispetta e ama il prossimo (e in questo, ragazzi e ragazze, a me ricordano proprio tanto i Nirvana). Non solo, a differenza di tanti altri gruppi formati da uomini che giocano a fare i tosti, i tough guys in town insomma, gli IDLES non hanno paura a commuoversi davanti al loro pubblico (a proposito, guardate questo video registrato a Glastonbury lo scorso anno) o a far commuovere i propri fan con June, dedicata alla figlia nata morta del cantante della band e ai suoi sentimenti a riguardo.

IDLES (3)

Per ora il gruppo ha pubblicato due album, uno migliore dell’altro. Il potente Brutalism del 2017 e il successivo Joy as an Act of Resistance, edito nel 2018, più un ottimo disco dal vivo registrato al Bataclan di Parigi e una serie di singoli e di EP (che pian piano il gruppo sta inserendo anche sul proprio catalogo sulle varie piattaforme streaming).

Nel corso del 2020 uscirà il terzo lavoro della formazione, anticipato dall’irriverente Mr. Motivator (ne ho scritto qualcosa qui).

Amate quei gruppi che pare le loro vite dipendano in tutto e per tutto dalle canzoni che suonano e cantano? Cliccate play sulla playlist sotto, non ve ne pentirete.

Small my table, sits just three. Nasce nel 1980 a Reggio Emilia. Crea pearljamonline.it nel 2001 e scrive la prima edizione di “Pearl Jam Evolution” nel 2009 insieme alla moglie Daria. Collabora con barracudastyle.com, hvsr.net e rockol.it, ha collaborato con Rolling Stone e Il Fatto Quotidiano. Continua imperterrito a tentare di trovare “belle melodie che dicono cose terribili”.